Utile se buona (e non viceversa)

di Gianni Fochi

Riccardo Barbieri, fisico teorico della Normale di Pisa, mi vede in mano un libro dell'Università romana di Tor Vergata, e dal titolo (Sapere e cercare) nasce, nel corridoio, un colloquio sul tipo di ricerca che merita d'essere finanziata e, più in generale, d'essere svolta.

Barbieri mi mostra una dichiarazione di John Marburger, consigliere scientifico di Bush, e domanda a me e a se stesso: ha ragione o è da stroncare? In sintesi, Marburger fa notare che le indagini dell'infinitamente grande (l'Universo) e dell'infinitamente piccino (il nucleo atomico) diventano tanto più costose, quanto più perdono interesse pratico. La società - dice il professore americano - continuerà a finanziarle, ma pretendendo sempre più una programmazione prudente e una gestione oculata, mentre già oggi le occasioni scientifiche più importanti vanno cercate altrove.

Barbieri e io abbiamo concluso dicendo che su un problema così grosso ci vuole molto equilibrio. In quel che dice Marburger c'è del vero: basta non esagerare. Intanto l'ambiente scientifico italiano sta dimostrando un interesse crescente per la questione di quale ricerca valga la pena di fare e con quali soldi.

Il libro suddetto, fresco di stampa e curato da Romeo Bassoli ed Elisabetta Tela, è dedicato in parte alle faccende interne dell'ateneo che l'ha pubblicato (tel. 0672592710, segreteria del rettore). Ha però anche pagine generali assai interessanti. Vi troviamo citato uno studio dell'Università del Sussex, il quale dimostra che gli investimenti in conoscenza portano ovvi benefici culturali, ma anche - meno ovvi e alla lunga - economici.

Aprendo in Aprile un convegno presso l'Accademia dei Lincei, Sergio Caria ha invocato una convergenza di cultura scientifica e progresso tecnologico. Vanno limitati gli sprechi - ha detto - e risolte le incertezze sui filoni di ricerca da finanziare, concentrandosi su chi da garanzie d'innovazioni produttive. Emilio Gatti ha poi segnalato l'utilità della ricerca sia nei suoi effetti economici sia nella nuova conoscenza che essa porta, in proposito il libro di Tor Vergata s'esprime con una domanda: è vera la distinzione della ricerca tra fondamentale e applicata, o piuttosto quella fra buona e cattiva? Una risposta devono darla i ricercatori insieme con la società. I soldi sono pochi e sarebbe bene che aumentassero; nello stesso tempo, però, non possiamo più ignorare che tante ricerche interessano solo chi le fa.

 Da Il Sole 24 Ore-28 SETTEMBRE 2003 - In SWIF: http://lgxserver.uniba.it/

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