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Esami, crediti, concorsi, precari
L'Università che vuole l'Ulivo

Quale modello si inizia a disegnare dopo le decisioni del ministro Fabio Mussi nei primi cento giorni di governo. Le reazioni di rettori e studenti
di MASSIMILIANO PAPASSO

Il limite di 20 esami da sostenere per chi vuole conseguire una laurea triennale, l'attuazione della riforma "ad Y" entro il 2011, la possibilità per gli studenti che cambiano percorso di studio di veder riconosciuti almeno la metà dei crediti conquistati. A tre mesi dal suo insediamento comincia a prendere corpo la nuova università targata Fabio Mussi.
Il ministro diessino, infatti, ha inoltrato a tutti gli organismi competenti uno schema di decreto sulle nuove classi di laurea. Un provvedimento in verità varato dall'ex ministro Moratti sul finire della scorsa legislatura e che Mussi aveva deciso di "congelare" per limarne alcune parti subito dopo la sua nomina. Così, dopo un'attenta rilettura di quanto scritto dalla maggioranza di centrodestra, Mussi adesso ha dato il via libera al provvedimento non prima però di aver provveduto a modificarne i punti più controversi.

Venti esami per una laurea. Se infatti il nuovo testo lascia pressoché invariate la definizione delle nuove classi di laurea, il Ministero ha ritenuto opportuno concentrarsi su altri particolari. Una delle novità del nuovo decreto prevede, per le lauree triennali e per quelle a ciclo unico, un limite massimo di esami da sostenere: 20 per quelle di primo livello, 12 per quelle magistrali. Inoltre tutte le università dovranno assicurare all'interno di eventuali nuovi corsi di laurea che almeno la metà dei docenti sia di ruolo. Provvedimenti che vogliono essere soprattutto un invito rivolto agli atenei a mettere un freno alla eccessiva frammentazione didattica degli ultimi anni. Un invito ad una maggiore attenzione che tocca anche le cosiddette convenzioni, cioè gli accordi tra atenei e ordini professionali che garantivano a studenti "particolari" fino a 2/3 di una laurea senza aver sostenuto nemmeno un esame. Adesso le università non potranno riconoscere a giornalisti, dipendenti dei ministeri, consulenti del lavoro e poliziotti più di 60 crediti per le lauree triennali e 40 per quelle magistrali.

Crediti e riforma ad Y. Altra importante modifica riguarda invece il sistema dei crediti che caratterizzano ogni esame. Su questo tema il precedente governo aveva introdotto una norma che aveva mandato su tutte le furie i rettori: qualora uno studente decidesse di cambiare università o corso di laurea, i crediti acquisiti durante gli studi dovevano "obbligatoriamente" essere riconosciuti dalle altre università. Un diktat che i rettori rispedirono al mittente minacciando di ricorrere alla giustizia amministrativa e che adesso Mussi ha provveduto a limare. Spetterà ad ogni singolo ateneo decidere quanti e quali crediti riconoscere agli studenti. Con un unico vincolo: quello di assicurare almeno la metà dei crediti conseguiti nel corso degli studi.
Si dilatano inoltre anche i tempi di attuazione del nuovo ordinamento ad "Y" che, secondo quanto teorizzato dal governo Moratti, avrebbe dovuto mandare in pensione il "3+2" già a partire dall'anno accademico che è alle porte. Il precedente testo, infatti, prevedeva che la nuova riforma dovesse essere adottata dagli atenei dal 2006/2007 e in ogni caso non oltre il 2008. Adesso, invece, le università avranno più tempo per adeguarsi (tre anni).

Il "New deal" di Mussi. Inizia così a prendere forma la nuova università pensata da Fabio Mussi che, come ha più volte ripetuto a studenti, docenti e rettori incontrati durante il lungo tour negli atenei italiani, "non può essere realizzata buttando nel cestino le precedenti leggi, quanto piuttosto intervenire per modificarle". Una politica inaugurata pochi giorni dopo l'insediamento nella sede di piazzale Kennedy prima con il blocco del decreto che istituiva la chiacchierata università "Francesco Ranieri" di Villa San Giovanni e poi proprio con il congelamento di tre decreti che riguardavano la programmazione degli atenei e, appunto, la determinazione delle nuove classi di laurea.
Tra le priorità in agenda per i prossimi mesi restano una nuova disciplina dei concorsi universitari per dare spazio ai giovani ricercatori, la creazione di un'agenzia indipendente per la valutazione su cui basare poi la ripartizione dei fondi alle università, e la convocazione di una Conferenza nazionale sulla condizione studentesca, peraltro chiesta anche dagli stessi studenti che in questi giorni non hanno gradito il via libera di Mussi alla riforma a "Y".
"Nonostante le numerose mobilitazioni studentesche - ha sottolineato l'Udu - il ministro Mussi ha deciso di dare attuazione alla riforma firmata da Letizia Moratti che siamo sicuri getterà nel caos le università. Serve al più presto un tavolo di confronto".

La soddisfazione dei rettori. Ma se gli studenti storcono il naso, per i rettori il New deal di Mussi sembra essere cominciato con il piede giusto. "Anche se non siamo di fronte al testo definitivo, in linea di massima sono abbastanza soddisfatto delle modifiche apportate al decreto dal ministro Mussi - afferma Guido Trombetti, rettore dell'Università Federico II di Napoli e presidente della Conferenza dei Rettori - In particolare è da apprezzare la volontà di bloccare la proliferazione dei corsi di laurea e la frammentazione degli esami. Il '3+2' sotto questo aspetto ha sicuramente generato degli effetti negativi all'interno del sistema universitario che adesso è giusto contrastare con dei paletti. Sono dei correttivi che noi rettori attendevamo da tempo". Quindi un ministro promosso a pieni voti? "Diciamo che Mussi per il momento ha mostrato grande attenzione alle richieste della Crui - continua Trombetti - Resta però la spina nel fianco dei tagli agli atenei previsti dal decreto Bersani che potrebbero creare degli enormi problemi alle università italiane. Stiamo dialogando e resto ottimista sul fatto che si possa trovare la più presto una soluzione".
(3 settembre 2006)

Da http://www.repubblica.it/

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