Se non sanno le tabelline
I recenti dati
dell’Ocse-Pisa hanno messo a nudo, ancora una volta e nonostante gli oggettivi
miglioramenti, una situazione critica degli apprendimenti dei nostri
quindicenni soprattutto in matematica (oltre che in lingua e scienze).
Poiché la rilevazione
si effettua sui ragazzi del primo anno delle superiori, è logico ritenere che
quel preoccupante vuoto di competenze matematiche sia imputabile
prevalentemente agli apprendimenti (e agli insegnamenti) conseguiti nel corso
della scuola secondaria di I grado.
Sotto accusa, dunque,
vi sarebbero i docenti di matematica dell’ex-scuola media che, come si sa, in
buona parte non sono laureati in matematica ma in scienze.
Se la scuola
secondaria di I grado è chiamata per prima a cercare nuove strategie di
apprendimento per valorizzare questa disciplina di studio, anche la scuola
primaria non potrà sottrarsi ad un esame di coscienza su quei risultati
negativi che forse affondano le radici nei primi anni di insegnamento.
Se è vero, infatti,
quanto sta emergendo in modo sempre più diffuso nella scuola secondaria di I
grado, dove molti docenti di matematica autorizzano i ragazzi (non parliamo di
dislessici) ad utilizzare la calcolatrice in classe a causa della diffusa
mancanza di strumentalità aritmetica di base, gli insegnanti della primaria
dovranno rivedere alcune scelte didattiche.
Non sanno le
tabelline, dicono i professori, e senza competenze aritmetiche strumentali non
si può passare a competenze logico-matematiche. La calcolatrice surroga quanto
fatto male all’elementare.
Dettati, esercizi
mnemonici, tabelline sono stati mandati in archivio da anni per liberare una
didattica creativa, più gioiosa e gradevole.
Ma per apprendere
bene occorre anche fatica, impegno, rinuncia. O no?
TuttoscuolaNEWS n.
473 - lunedì 31 gennaio 2011