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574 telefonate per nominare un supplente

Ormai il disservizio per nominare supplenti nella scuola primaria  non fa    piu'   notizia,  anche  se,  tra  costi per  telegrammi,  tempi interminabili di ricerca del docente supplente, trasferimenti  da  una classe   all'altra  di  scolaresche  orfane  di  insegnante  ed  altre esperienze   di  cronaca  dell'assurdo  (prima  del  2000 questo  non avveniva), si potrebbe scrivere un libro bianco o tragicomico.
L'ultima notizia della serie - ma siamo pronti a dare spazio ad  altre situazioni al limite - e' quella di una segreteria di una scuola della provincia di Latina che ha dovuto effettuare ben 574 telefonate (costi e tempi ve li lasciamo immaginare) prima di trovare un  supplente  (il giorno dopo) che finalmente ha detto  di  si',  arrivando  comunque  a scuola a fine mattinata, ma con diritto a vedersi valutata e pagata la giornata di servizio.
Nel   frattempo,  mentre  un'impiegata  a  tempo  pieno  telefonava  a centinaia di supplenti che, avvalendosi di un loro diritto (e'  cosi') hanno rifiutato (senza conseguenza alcuna) la proposta di nomina,  gli scolari venivano suddivisi in gruppi e affidati ad  altre  classi  (in barba alla continuita' didattica).
Abbiamo notizia di insegnanti di ruolo che, nel corso delle  assemblee per il rinnovo delle Rsu che si  svolgono  in  questo  periodo,  hanno chiesto ai rappresentanti sindacali di essere tutelati  dall'emergenza supplenze,    visto   che,  a  causa  dei  ritardi  di  nomina,  quasi quotidianamente   in  alcune  scuole  salta  la  programmazione  della attivita' didattica per ospitare alunni di  altre  classi,  scaricando l'emergenza sugli insegnanti in servizio.
Un problema che sussiste da quando e' stato introdotto il  regolamento sulle supplenze brevi dei docenti nel 2000 (poi applicato dal 2003)  e che ora ha ereditato il ministro Fioroni. C'e' da augurarsi che sia la volta buona per un cambiamento  delle  regole  per  le  supplenze  che proprio in queste settimane si stanno discutendo con  i  sindacati  al Ministero della Pubblica Istruzione.


Piange il telefono ovvero supplente quanto mi costi!

Il ddl per la finanziaria 2007 prevede di risparmiare  25  milioni  di euro (circa 50 miliardi delle vecchie lire) sugli attuali costi per le supplenze brevi.
Non sappiamo se le spese telefoniche e  telegrafiche  per  nominare  i supplenti siano comprese in quei costi per supplenze, ma certamente da qualche parte del bilancio delle scuole o in  quello  dei  Comuni  che pagano le bollette telefoniche quelle spese ci sono e ben pesanti.
Fece notizia l'anno scorso la decisione del  Comune  di  Roma  di  non procedere    piu'   al  pagamento  delle  bollette  telefoniche  delle segreterie scolastiche per le spese imputabili ai telegrammi  che,  in effetti, sono da considerare piuttosto spese postali.
In un solo bimestre il Comune avrebbe dovuto pagare circa un  miliardo in vecchie lire per telegrammi dovuti alle chiamate  di  supplenti,  e chiese il rimborso anche delle precedenti spese. Da allora  le  scuole romane, come avveniva in altre  regioni,  pagano  a  proprie  spese  i telegrammi per supplenti.
Le procedure per i conferimenti di supplenza da sempre hanno  previsto l'invio di telegrammi ai supplenti a cui viene proposta una supplenza.
Pur non trattandosi, quindi, di una novita', quella dei telegrammi  e' diventata da alcuni anni una pesante spesa per le scuole,  perche',  a fronte di rifiuti di accettazione della supplenza  o  di  assenza  del supplente chiamato, le segreterie devono comunque  inviare  telegrammi ai candidati alle supplenze (ogni supplente ha diritto a iscriversi  a 30 istituti), anche se va a buon fine  solamente  il  20-30%  di  quei telegrammi visto che dei tanti supplenti  contattati  pochi  finiscono per accettare (vi sono casi limite di 15 telegrammi  inviati  per  una sola supplenza).
Si puo' stimare che le spese per telegrammi  possono  arrivare  in  un anno scolastico a circa 50-60 milioni di euro. E' forse una  stima  di costi massimi, ma da' un'idea di come una procedura burocratica  possa portare a sprechi di  risorse  che  proprio  la  Finanziaria  potrebbe evitare imponendo criteri diversi di procedura.

TuttoscuolaNEWS n. 265 - luned́ 30 ottobre 2006

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