Più Newton, Galileo e Leonardo
Race
Communication - 04-05-2007
Un
rapporto che sarà presentato il 3 maggio dalla Fondazione IDIS-Città della
Scienza lancia un monito e un'informazione: gli studenti provenienti dai ceti
sociali svantaggiati apprendono e amano la scienza e la tecnologia più dei loro
coetanei dei ceti sociali elevati; ma manca una strategia di educazione
scientifica più attenta nei programmi scolastici
Gli studenti dei ceti più bassi apprendono e amano la scienza e la tecnologia
più dei loro coetanei dei ceti sociali più elevati: questo è quanto emerge dal
Rapporto "Conoscere il Suono, la Natura, l'Universo" realizzato dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza, diretta da Luigi Amodio, che
sarà presentato il 3 maggio alle 10 a Città della Scienza in un incontro a cui
parteciperanno, tra gli altri, Paolo Orefice, Direttore della Scuola di
Dottorato in Scienze della Formazione dell'Università di Firenze, e Silvano
Tagliagambe , Professore ordinario di Filosofia delle Scienze.
La presentazione del Rapporto giunge a conclusione di due anni di intenso
lavoro del progetto "SoŠScience", realizzato dalla Fondazione
IDIS e finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del VI Programma Quadro
(Scienza e Società), e raccoglie una serie di interventi concernenti le
attività di comunicazione scientifica e di sperimentazione didattica realizzate
in questi anni dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza.
Risultati significativi soprattutto se confrontati con i dati di Eurydice
(>www.indire.it), la rete di informazione sull'istruzione in Europa,
sull'insegnamento delle scienze nelle scuole, che sottolinea, infatti, la
carenza sempre più preoccupante di vocazioni in questo settore.
La maggior parte degli studenti napoletani tra i 10 e 16 anni, provenienti da classi
sociali disagiate, condividono un parere positivo su molti aspetti del ruolo
della Scienza e della Tecnologia nella società e hanno raggiunto risultati
migliori in termini di abilità descrittiva e rappresentazione dei fenomeni
studiati.
Complessa la fonte utilizzata dal gruppo di comunicatori scientifici ed
educatori, ma indispensabile per comprendere le proporzioni del fenomeno. I
curatori del progetto hanno basato la loro ricerca su 600 studenti provenienti
dalle 11 scuole coinvolte, situate in Napoli e nei grossi centri della
periferia, in quartieri e in comuni dove, oltre alla camorra, dilagano
l'evasione scolastica, la microcriminalità, le tossicodipendenze, la
disoccupazione.
"I dati statistici vanno letti, si sa - ha affermato Mario
Campanino che ha curato la pubblicazione - sempre con prudenza, ma occorre
sottolineare che questo risultato non può essere considerato semplicemente un
caso isolato. La capacità degli studenti, provenienti dai ceti sociali deboli,
di approfittare delle occasioni formative in ambito scientifico, è superiore,
in particolare in riferimento alle attività educative non formali."
Dal punto di vista della elaborazione e della diffusione di una metodologia
innovativa per l'insegnamento delle scienze nelle scuole, il Rapporto
sottolinea altri dati importanti su cui può aprirsi la discussione fra gli
insegnanti, le scuole e chi più in generale si occupa di formazione: quella
relativa alla scuola come comunità di sapere e di pratica impostata su di un
corretto equilibrio tra insegnamento formale, non formale e informale. I
percorsi di apprendimento non formale ed informale, unitamente ai percorsi di
apprendimento formale - si legge ancora nella pubblicazione -, sono
fondamentali per contrastare il disagio giovanile e la dispersione scolastica,
e rappresentano una opportunità per gli studenti di acquisire comportamenti,
conoscenze, abilità e competenze diversificate.
"Il rapporto tra educazione formale e informale - sottolinea
Silvano Tagliagambe - è sempre più al centro dell'attenzione di esperti ed
educatori che studiano strategie per valorizzare, nell'insegnamento a scuola,
gli aspetti percettivi e le animazioni che caratterizzano l'educazione
informale (ad esempio nei musei scientifici di nuova generazione, nei parchi
naturalistici, ecc.). Con questo lavoro di ricerca si vuole offrire al lettore
(insegnanti e studenti) uno strumento su cui riflettere in direzione di una più
ampia comprensione del modo in cui si strutturano le esigenze, le dinamiche, i
processi e i meccanismi del sistema scuola, ancora oggi troppo "isola
autoreferenziale" e non in comunicazione con la società".
Napoli, 30 aprile 2007
Ufficio stampa:
Race Communication
FONTE:
http://www.didaweb.net:80/fuoriregistro/