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Noi scienziati? Più normali dei preti

Repubblica - 22-09-2006

Il logico torinese loda l'iniziativa della Notte europea della ricerca
"Un'occasione per entrare nei laboratori e incontrare gli studiosi"

Odifreddi, matematico impertinente
"Noi scienziati? Più normali dei preti"

Ma la festa non porterà più studenti nelle facoltà scientifiche

ROMA - Una notte di luci non risolve i problemi, ma è sempre meglio del buio oscurantista. Parola di Piergiorgio Odifreddi, il matematico "impertinente" (titolo di un suo famoso libro) che insegna Logica all'università di Torino. Odifreddi elogia la Notte europea della ricerca e ne sottolinea l'utilità per avvicinare chi usa i prodotti tecnologici a chi li inventa e realizza, gli scienziati: "Persone normali, più normali di preti e filosofi!". Teme però che tutto questo non porterà più giovani nelle facoltà scientifiche, perché il calo progressivo degli iscritti è dovuto soprattutto a un motivo più strutturale. "La pubblicità".

Laboratori aperti, esperimenti e spettacoli. La Notte della ricerca contribuirà davvero ad avvicinare il pubblico al mondo scientifico?
"È un'iniziativa benemerita, un tentativo di far avvicinare la scienza, attraverso i suoi esponenti, alla 'gente'. Quelli che usano i prodotti tecnologici, ma magari non sanno da dove arriva. Sarebbe più importante, però che la cosa non si fermi qui. Senza dubbio, questa specie di 'notte bianca' servirà a sensibilizzare la gente ai problemi della ricerca, ma bisogna continuare a parlarne per tutto l'anno. Altrimenti resterà un semplice incontro, senza grandi conseguenze per la scienza italiana.

Ma l'obiettivo di questo evento è anche demolire lo stereotipo del ricercatore triste, occhialuto e solitario. Una persona diversa dalla media.
"Gli scienziati anormali? Sarà anche una percezione diffusa, ma è senza fondamento. A me sembrano molto più anormali i preti e i filosofi! Quando uno li sente parlare, dicono cose che certamente non stanno in terra, ma spesso non stanno nemmeno in cielo. Se uno va a sentire le prediche che fanno certi preti, può solo pensare: ma questi ma dove vivono?. Invece i ricercatori fanno cose che influiscono fortemente nella nostra vita quotidiana".

Resiste però anche l'immagine dell'uomo di scienza geniale e un po' fuori di testa.
"Certo, c'è questa mitologia dello scienziato pazzo, alimentata da film e altro. Ma questi stereotipi resistono anche in altri campi, come nella musica, con i compositori associati tutti al Beethoven spettinato e dedito solo a scrivere sinfonie. Sono miti, che possono valere solo per alcuni casi isolati. Ma gli scienziati non sono tutti matematici schizofrenici come il Nobel John Nash, e i musicisti non sono tutti Beethoven. C'è anche una base della piramide, dove lavorano persone più che normali. E fa bene andare a scoprire che sono persone comuni. Dubito però che una notte bianca possa spingere i giovani verso le facoltà scientifiche, sempre più deserte".

Perché?
"Ci sono numerose ragioni, di carattere più strutturale. Ma credo che il motivo principale del calo di iscrizioni sia la pubblicità dilagante".

La pubblicità?
Certo, la pubblicità. Tv, cellulari, internet hanno cambiato radicalmente il modo di comunicare, in una maniera che non si combina con il fare scienza. Quando andavo a scuola io, e non era l'Ottocento, mantenere la concentrazione per 45 minuti, un'ora, era più che normale. Oggi per i giovani la capacità di concentrazione è scesa a 6-7 minuti, perché sono abituati a una maniera diversa di presentare le informazioni. Più televisiva, discontinua, intervallata da continue pause. E a lezione ci accorgiamo di questa difficoltà nel restare concentrati. Se fai una facoltà scientifica e riesci a stare attento solo dieci minuti, è chiaro che vai poco lontano".

Ma questo vale anche per gli studi umanistici?
"E infatti c'è un secondo elemento che allontana dalle facoltà scientifiche, ossia la percezione comune di facoltà difficili. Ed è vero, bisogna studiare, non ci sono scorciatoie. Ci sono invece alcuni corsi di laurea, come scienze della comunicazione e altri, che si presentano meglio. Sono più attraenti per un ragazzo di 18 anni, che magari pensa: è già difficile trovare lavoro, perché allora devo fare una facoltà più difficile? Paradossalmente, però, matematici, fisici, chimici trovano lavoro prima degli altri, in media entro un anno dalla laurea".

di Gianvito Lo Vecchio

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