Equazioni fin troppo scontate
Una riflessione in controtendenza sullo "scontro" Islam-Occidente
by D.D.

Islam: oscurantismo, sottomissione. Inferiore.

Occidente: apertura, libertà. Superiore.

Equazioni fin troppo scontate ai giorni nostri, direi. Nel momento in cui tutto l’Occidente si solleva sdegnato contro gli "unici, veri responsabili" di una situazione che sta mettendo in ginocchio il nostro Pianeta, chi mai potrebbe dar torto a tali affermazioni? Solo una mente chiusa ed estremista può dar forma alla mostruosità degli attentati di quel fatale 11 settembre; solo una mentalità arretrata e inferiore può pensare di risolvere una complicata situazione internazionale uccidendo centinaia di migliaia di innocenti. Già, che assurdità; meno male che noi occidentali siamo superiori, per questo combattiamo la nostra crociata contro il terrorismo bombardando un Paese la cui popolazione è colpevole di essere per la maggior parte musulmana e di ospitare Osama bin Laden; la nostra superiorità è evidente…però, vi prego di perdonarmi, una cosa non mi è chiara: questa non doveva essere la crociata di tutto l’Occidente contro il terrorismo? Ma, è una mia impressione, oppure è diventata la guerra tra Occidente e Islam? Sì, certo che lo è diventata, perché l’Islam è la causa di questo terribile terrorismo.
D’accordo, procediamo per gradi: Osama bin Laden è la guida dei Talebani, i Talebani sono islamici, tutto il mondo islamico è colpevole. Giusto? Sbagliato? Chi risponde? La Storia. E chi, se no? E allora, andiamo un attimo indietro nel tempo, diciamo nel Medioevo, periodo di fioritura della cultura islamica. No, non ci stiamo sbagliando: la parola "Islam" significa proprio "sottomissione". Solo che noi, così aperti e civili, ci fermiamo sempre alle apparenze, e dunque sottomissione uguale: contrario di libertà. Giusto? Sbagliato. Sottomissione uguale: riconoscere la superiorità di Dio; Dio che guida l’uomo senza per questo togliergli libertà; l’uomo che dunque agisce per sua volontà e che è attivo, aperto, dinamico. Ci si dimentica troppo facilmente che molte opere (filosofiche e non) dell’antica Grecia, fondamento della nostra illuminata cultura, sono arrivate a noi grazie alla mediazione dei musulmani. Un esempio banale: Aristotele ha ispirato San Tommaso, le cui teorie sono alla base del moderno cattolicesimo. Chi ha fatto conoscere buona parte delle opere di Aristotele all’Occidente? Un certo Ibn Rashid, noto come Averroè, filosofo islamico del Medioevo. Dunque, in origine Islam era uguale: apertura. Oggi, è vero, i Talebani hanno interpretato la "sottomissione" in modo radicale, hanno strumentalizzato la legge del Corano e hanno privato la popolazione di ogni forma di libertà. Può anche essere giusto, quindi, cacciare i Talebani dall’Afghanistan, ma di sicuro non è giusto confonderli con tutti gli Islamici. Quando Kabul è caduta e i Talebani sono stati costretti a fuggire, la popolazione ha iniziato in massa a riprendersi quelle libertà che le erano state tolte, e questo dovrebbe farci aprire gli occhi, farci capire che non è proprio vero che tutti gli Islamici sono d’accordo con quella frangia estremista e terrorista rappresentata dai Talebani.
E bisogna tenere presente tutto questo senza dimenticare di cercare di analizzare le cause che hanno portato alla realizzazione di questi orribili atti di terrorismo: abbiamo già dimenticato che Paesi del medio oriente, fra cui lo stesso Afghanistan, vivono in situazioni disperate anche a causa delle moderne "mire espansionistiche" dell’Occidente, giustificate dalla volontà di ristabilire una giustizia? E con quale criterio stabiliamo, noi occidentali, cosa è giusto per loro? Col criterio della nostra, di sottomissione: quella al Dio Denaro.

Superiorità evidente. O no?

Per carità, nessuna giustificazione per gli artefici degli attentati alle Twin Towers, ma è davvero la cosa giusta partire così decisi a sterminare una civiltà, usata come capro espiatorio di una situazione causata anche da noi?
A volte mi sembra di essere tornata ai tempi della Shoà.

10/01/02 [Sull'argomento vedi anche
Transcript of Usama Bin Laden video tape e Il prezzo della libertà, e Terrorismo batteriologico...., e Le testimonianze di due intellettuali ]


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Un Socrate del Duemila

Negli ultimi anni della sua vita Karl Popper, il più importante filosofo austriaco della scienza del ventesimo secolo, ed allo stesso tempo, uno dei più profondi difensori della società aperta, ha rilasciato numerose interviste a radio, televisioni e riviste quotidiane, che sono state raccolte in un volume, e che mi sono accinta a leggere e dal quale ne sono rimasta affascinata. I temi che in esse Popper affronta sono numerosi e vanno dal pacifismo alla caduta del comunismo, dal destino della filosofia nella cultura elettronica all'atteggiamento da tenere con gli ecologisti. Popper ha dichiarato di essere un filosofo di "vecchio stampo" ed ha affermato di considerare tra i propri antenati, filosofi come Senofane e Socrate e come quest'ultimo, il nostro epistemologo, ha praticato nei confronti dei suoi contemporanei una critica severa e impietosa. Tra i suoi bersagli polemici troviamo Hegel che segnò l'inizio dell'era della disonestà e dell'irresponsabilità, e Wittemberg, la cui filosofia era considerata da Popper priva di senso. Egli è il filosofo che ha influenzato non solo il campo della teoria della conoscenza e della filosofia-scienza, ma anche delle scienze sociali e della filosofia della politica. Uno dei punti centrali della filosofia popperiana è che la conoscenza scientifica è quanto di meglio l'uomo possa avere e nemmeno con la conoscenza scientifica egli è in grado di sapere dove sia la verità.
La stranezza del suo destino è che, nato come filosofo della scienza, è oggi molto più conosciuto come filosofo della politica, grazie al fatto che la sua tesi fondamentale detta della falsicabilità può essere applicata sia alla scienza che alla politica. Egli afferma che le teorie scientifiche possono essere messe alla prova da sistematici tentativi di confutarle, ossia di dimostrare che sono sbagliate: c'è verità scientifica solo quando la teoria può essere falsificata, tengo a sottolineare falsificata e non verificata. La distinzione è di gran momento: verificare una teoria significa attribuire uno statuto definitivo di verità ma nessuna verità scientifica ha questo privilegio.
Mi ha lasciato davvero senza parole il paragone che ha fatto e cioè che non solo le teorie scientifiche sono soggette alla falsificazione, ma tutti i viventi: anche le piante perché soltanto alcuni dei semi che producono fioriscono e la vita che è una ipotesi di continuo falsificata dalla morte. Molteplici sono anche i temi che ha affrontato relativi alla caduta del comunismo, essendo anche un filosofo della politica, ed ha affermato di essere un anticomunista e denunciò, per primo, i punti deboli del marxismo, quali la predizione che il comunismo avrebbe trionfato ovunque e la visione politica che avrebbe cambiato la storia. L'ideologia marxista ebbe il suo massimo sviluppo intellettuale in Germania molti decenni fa,ma alla base di tale teoria c'era una specie di profezia secondo la quale il comunismo veniva descritto come un momento storico necessario, e coloro i quali si opponevano al suo corso erano dei criminali in quanto impedivano alla storia di realizzarsi e ingeneravano violenza, diventando così dei terroristi, ritenuti da Popper in buona fede, perché erano convinti che con il terrore potevano promuovere una società perfetta; ma una società nella quale la gente si arroga il diritto di gettare bombe o sparare ad altra gente, non sarà mai una società perfetta; è chiaro che la corruzione esiste in qualunque regime, ma mentre essa dilaga nei paesi dove non c'è un controllo pubblico, in quelli occidentali, essa è stata punita. In Occidente in cui vige il sistema capitalistico, persino il problema economico è stato risolto, perché, nonostante esista ancora una fascia di poveri, non vivono più come nel passato; tale contributo ci è giunto anche dall'evoluzione della scienza e della tecnologia, ma molte volte, l'argomento che in genere prevale è l'opposto e cioè che essa abbia rovinato o stia rovinando il pianeta. Popper è un ottimista per eccellenza e tiene a farci notare che tutti noi oggi viviamo nel migliore dei mondi mai esistiti sinora, ma non teme mettere in discussione il ruolo della televisione nella società poiché contribuisce alla corruzione morale dell'umanità causando la crescita della criminalità e la perdita di valori in quanto ha un enorme potere sulle menti umane conducendo gli uomini, rendendoli impotenti, contro la civilizzazione.
Il lettore mi perdoni se ho già detto una volta di essere stata affascinata da Popper, ma credo che non esistano altri termini per esprimere il mio stupore dopo aver conosciuto il pensiero di un filosofo che con la sua semplicità è riuscito ad elevare a filosofia universale il suo ipotetismo.

Federica Giunta IIID
19/01/02 [NOTA DELLA REDAZIONE: Per maggiori notizie su Popper si si può vedere
K. Popper e Alcuni Link ]


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UNA GIORNATA PER LA PACE
Don Giuseppe risponde..

Il ventiquattro gennaio gli esponenti di tutte le religioni del mondo si riuniranno ad Assisi per pregare insieme per la pace. In una realtà violenta, come quella che stiamo vivendo, dove troppe volte si parla di guerre di religione, quest’evento, che si é già verificato nel 1986, è la testimonianza della viva fratellanza che unisce gli uomini di tutte le nazioni e che li spinge ad elevare una preghiera unanime per la pace.
Ho rivolto alcune domande a don Giuseppe, sacerdote e parroco di Torremaggiore.

Alla luce di quanto è accaduto negli ultimi mesi, quale messaggio dovrebbe trasmettere questa giornata a noi giovani?

L’esigenza di fratellanza avvertita dagli uomini, a cui deve seguire un’azione; la ricerca del bene ideale, dell’amore che ci porta all’altro in modo disinteressato.

Come dobbiamo viverla?

Con la preghiera ma anche con l’azione che vede impegnato ogni uomo nel costruire, partendo dal quotidiano, da piccoli gesti come un’apertura sincera all’altro, nella famiglia, nella scuola, nel campo lavorativo o nell’accoglienza dell’altro, dell’uomo più bisognoso.

Cosa si augura per il futuro?

Che ci sia la pace interiore nel nostro cuore, frutto di un equilibrio cosmico, che ci vede in perfetta sintonia addirittura con il creato.

Grazie, don Giuseppe, spero davvero che i giovani afferrino il profondo significato e l’importanza di questa giornata.

Patrizia D'Andrea
19/01/02


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BACK.... a colloquio con la maestra delle elementari
.....Oggi? È ancora così?

Sono ormai passate 7 volte 24 ore da quando, non reggendo più al battere martellante dei minuti che costringono a correre a destra e manca, ho avuto il bisogno di fermarmi e ho fatto stop con un amico a casa di una mia maestra delle elementari. Sì, proprio una di quelle signore che, con temute mani, ci sono state accanto durante i nostri primi cinque passi in quella scuola che non solo ha saputo istruirci convincendoci a dover passare interi pomeriggi ad una scrivania, ma ci ha insegnato, per prima dopo i nostri cari, a vivere i sentimenti, i rapporti con gli altri e quindi amicizie, offese, bisticci, legami.
Insieme alla maestra, io e l'altro mio amico abbiamo rivisto foto decennali e riletto testi fantasiosi e innocenti ancora gelosamente conservati da chi ha dato inizio alla lunga lista di quei poveracci costretti a sottolineare in rosso i nostri "se io sarei"!!!!
E poi parlare, parlare del più e del meno, ricordare facce irriconoscibili e gioiosi avvenimenti dalle recite ai cori alle attività condotte fuori dalla scuola, riportare alla mente qualcuno che eventualmente ha già perso un privilegiato treno per il successo scendendo dalla sua sedia dietro il banco o usandola solo per mancanza d'altro.
Eppure, noi dietro il banco e le maestre dietro la cattedra vogliamo continuare, con la consapevolezza che sia dura ma comunque sapendo che "noi ci si vuole bene". E, infatti, a pensarci, nei primi anni della nostra esperienza scolastica non eravamo certo motivati dall'importanza attribuita allo studio per il nostro futuro, come dovrebbe essere oggi, quanto, e molto più semplicemente, dagli affetti, sì proprio dall'affetto per una maestra e dei genitori che volevamo far contenti e da cui eravamo ansiosi di sentirci dire "bravo/a", affetto per quelli che, fosse loro compito "genetico" o meno, ci hanno comunque fatto da genitori.
E noi veniamo proprio di là, da quei lontani anni durante i quali qualcuno ci ha aiutati a crescere, e lo ha fatto, con impegno, anche la scuola attraverso i docenti. Oggi? È ancora così? È affetto quello che ci lega ai proff o è la semplice consapevolezza dell'importanza che essi hanno in quanto "elargitori di cultura"? Certo siamo più grandi e dunque i rapporti iniziano ad avere una base più razionale e non fatta solo di affetti innocenti, ma forse, seppure la confidenza con i docenti sia notevolmente aumentata, abbiamo poca consapevolezza del fatto che stiamo crescendo e formandoci con loro. D'altra parte potrebbe essere legge di natura: le elementari ci insegnano i valori e gli affetti e noi li mettiamo in pratica e li sperimentiamo nella vita delle superiori, vivendo a contatto con decine di altre ragazze e ragazzi. Ma i proff??? Siamo sicuri di non volere con loro un rapporto che per confidenziale non intenda solo il saper parlare ma un sincero legame ed interscambio di esperienze vive?

Dopo una buona oretta, giunta un'altra anziana maestra, ci ha raccontato di un suo alunno che le chiedeva di legarle le scarpe e poi, una volta a posto, slegatele appositamente, ritornava di continuo da lei per poterle mettere la mano sulla spalla quando era inclinata per fare il nodo. Perché?

Matteo Leone I° A
28/01/02


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In un giorno di pioggia
(A Mariagrazia con tutto il mio affetto)

In un giorno di pioggia,
un giovane angelo giunge
al cospetto di Dio.
Il Signore gli sorride
e lo avvolge nella sua luce.
Ma, quell'angelo è diverso dagli altri,
sembra turbato e infelice,
non sa volare e, spesso
tenta invano di cambiare le sorti umane.
Il Signore lo stringe a sé
e gli dice affettuosamente: "Dimmi, Figlio mio, che cosa ti angoscia?"
L'angelo abbassa lo sguardo smarrito e
risponde: "Padre, perdonami, ma non capisco perché
hai permesso che quel bimbo nascesse diverso dagli altri
causando tale dispiacere a quella coppia di giovani sposi? E poi perché hai lasciato morire
quel grande medico che, ancora così tante vite avrebbe potuto salvare? E perché quella ragazza ha soffocato tra le lacrime la nuova vita che portava in grembo?
Perché tanto dolore, tanta disperazione, tanta miseria, tanta tristezza negli occhi dei nostri fratelli che sono sulla terra?"
Allora, Dio gli sorride teneramente, stringendogli la mano e
risponde: "Angelo mio, proprio non ricordi cosa vuol dire vivere?
Ora tu sei certo che Io sono con te, che sto stringendo la tua mano e sto parlando al tuo cuore perché conosco la tua anima ma, una volta anche tu hai sofferto e hai iniziato a cercarmi, hai trovato il mio Amore e hai messo da parte le tue sofferenze per donarti agli altri e per condividere con i tuoi fratelli il miracolo più grande che possano compiere: amarsi gli uni gli altri come Io li amo."
A quel punto l'angelo si illumina di gioia e con gli occhi colmi di lacrime dice: "Padre mio, adesso è tutto chiaro ma perché soffrono quelli che più amo?"
Il Signore lo guarda fisso negli occhi e con dolcezza riprende: "Amare con tutto il cuore significa anche soffrire e
non posso permettere che i figli che si sono allontanati dal Padre si perdano nel dolore,
per questo coloro che Mi hanno accolto nei loro cuori e
ogni giorno alimentano la loro intima pace, trovano in Me la forza e il coraggio di tollerare ogni sorta di dolore."

Rosa Labriola I°A
02/02/02
[Su Mariagrazia vedi anche
Un modello per gli studenti del Fiani e Mariagrazia forever]


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Crudelia Demon esiste davvero?

by Crysis

Ebbene sì, la megera de "La carica dei 101" che per farsi una pelliccia rapisce cuccioli di cane dalmata, non è solo un personaggio della fantasia. Tanti sono i sanguinari omicidi di cuccioli da pellicceria sparsi per il mondo, e purtroppo, sembrerebbe anche in Italia.
I responsabili della Lav, Lega antivivisezione, in un intervista rilasciata a "la vita in diretta" hanno dichiarato che il pelo da cane viene usato per confezionare pellicce, rifinire colli, cappucci di giacche e giacconi o guanti, scarponi invernali e doposci e addirittura pupazzetti di peluche fatti di legno e rivestiti di pelliccia.
Quindi nei nostri armadi potremmo avere una giacca o un cappotto che è costata la vita al "miglior amico dell’uomo", acquistati proprio nei nostri grandi magazzini. Infatti capi sospetti sono stati ritrovati proprio negli empori Upim e Oviesse, il cui esito dei test sul DNA di alcuni giacconi con cappuccio rifinito di pelliccia è risultato, appunto, pelo di cane. Ma lo svolgimento di tali indagini genetiche è piuttosto problematico, poiché, le procedure di concia e di manipolazioni delle pelli, spesso distruggono il DNA. Però fortunatamente, alcune tracce persistono.
Ritornando ai sospetti che anche in Italia si allevino cani da concia, non si hanno ancora prove inoppugnabili. Di certo è però che le pellicce di cane che arrivano nei nostri negozi provengono dalla Filippine, dalla Corea del Sud, dalla Thailandia e in particolar modo dalla Cina, dove vi sono le più grandi fattorie per la riproduzione di cuccioli da pellicceria. Queste si prefiggono un duplice scopo: l’uno di ottenere carne per la consumazione; l’altro il pelo, per essere poi trasformato in giacche e cappotti.
I metodi per ricavare il pelo, da quelle povere bestie sono atroci. I filmati, realizzati da alcuni operatori che hanno viaggiato nei luoghi sopra citati, sono agghiaccianti, e riguardano non solo i cani, ma anche i gatti. Affinché la pelliccia dei cani risulti più morbida, l’animale viene fatto morire dissanguato. Le razze preferite dei trafficanti sono il pastore tedesco, i siberiani husky, i collie e il chow-chow. Mentre per i gatti si preferisce il metodo di un lento strangolamento attraverso fili di ferro. Cane e gatti spesso, vengono allevati in piccole aziende, alcuni addirittura in famiglia. Affinché il pelo si mantenga più folto, vengono lasciati vivere al freddo, per essere poi squartati in primavera.
Anche se, come detto prima, non ci sono fondate certezze che si allevino da noi cuccioli da pellicceria come da DNA, si vocifera, però, di gente assoldata per adescare cani randagi, come succede proprio nei Paesi Orientali, e addirittura di rapimenti di cani.
Cosa aspettiamo allora, che qualcuno indossi il nostro cane? Bisogna scoraggiare in tutti i modi questo turpe commercio. Sollecitando innanzi tutto una legge come quella emanata dagli Stati Uniti; una legge, che in Europa ancora non esiste, che reti l’uccisione di animali domestici per il commercio delle pelli e anche quello delle pelli importate. Ma in realtà questo commercio insanguinato, che utilizza i cani come rifornimenti di pelliccia è vasto e ramificato, e si cerca di occultarlo con un sistema di etichettatura dei capi, per nulla attendibile.
Bisogna diffidare di tutti i capi che abbiano un’ etichetta strana, o peggio manchino del tutto di etichetta. Inoltre se sull’etichetta compare solo la scritta "pelo naturale o vera pelliccia", il cui pelo assomigli a quello di un cane, in particolar modo alla categoria dei lipoidi, bisogna segnalare il capo, rivolgendosi ad uno dei centri LAV sparsi in tutta Italia. Saranno poi i biologi a condurre le dovute indagini genetiche, prelevando un campione del pelo e facendolo analizzare.

09/02/02

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Stop alle incomprensioni!!!

Sono una ragazza al terzo anno del liceo scientifico. Mi sono presa questo spazio di riflessione e, perché no, anche di provocazione per proporvi un argomento che penso sia molto a cuore anche a voi: parlo del rapporto di noi adolescenti con alcuni proff. Probabilmente anche voi molte volte vi siete soffermati a pensare, riflettere e forse giudicare, ma aggiungerei a desiderare un modo nuovo di entrare in relazione con il proprio proff.
A dir la verità penso che questi siano due mondi distanti in alcuni momenti, mondi fatti di incomprensione, di sfida, alcune volte di alleanza, ma poco di dialogo. Forse è proprio la mancanza di dialogo che crea questo rapporto conflittuale. Per me il dialogo non deve essere una semplice comunicazione, perché con i proff. già comunico. Esso deve essere qualcosa che non tratta solo di problemi scolastici ma deve spaziare su altre sfere come quella emotiva, sociale ecc. Penso che tale rapporto potrebbe senz’altro aiutarci ad affrontare le difficoltà ed a assumerci le nostre difficoltà.
Se chiudo gli occhi vedo una scuola più aperta ad aiutare il ragazzo a crescere e a maturare non solo dal punto di vista culturale ma anche emotivo. Vedo i docenti che riescono a leggere anche il silenzio e la sfida dello studente non come sfide personali ma a volte come un modo per "esserci". Vedo me stessa non solo presa dalla routine dello studio ma più pronta ad affrontare le difficoltà in quelle ore piacevoli accompagnate da una relazione più umana dove con un migliore modo di comunicare si potrebbero evitare le INCOMPRENSIONI.
Lucia
09/02/02





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