Critica della Ragion "Pratica" Torremaggiorese
by De'


Questa è una riflessione nata dalla lettura dell'articolo scritto da Zurillo nella sezione "Amici". E' la riflessione di una ragazza che crede di non essere l'unica a pensarla come la pensa.

Bando al linguaggio enigmatico, e partiamo dal titolo: Zurillo parla di una "Critica alla Ragion Torremaggiorese"; io direi che la parte da criticare sia la "Ragion Pratica Torremaggiorese". "Pratica", perché quella "pura" si dà da fare.
Oddio, mi spiego: non è che i giovano torremaggioresi (perché soprattutto a loro mi riferisco) siano degli irriducibili idealisti che si limitano a volare nell'empireo di idee irrealizzabili. Anzi, è proprio del contrario che veniamo accusati: di non avere ideali (come, tra l'altro, ha scritto il mio "collega" Bluesprite).
Ma gli ideali ci sono e la voglia di metterli in pratica anche.
Cercando di rendere più intellegibili i miei labirintici pensieri: la parte "pura" della Ragion Torremaggiorese (quella "idealista", diciamo così) viene troppo spesso ostacolata dalla "pratica" che, sì, è necessaria, ma che qui è a volte troppo, terribilmente "pratica".
E tralasciando la colpa delle istituzioni (che c'è e che ha già ben sottolineato l'amico Zurillo), voglio soffermarmi su un'altra colpa: la cosiddetta "ignavia" dei nostri concittadini. Ignavia che spesso, troppo spesso, viene legata all'ignoranza.
Dunque, al Nord c'è più cultura? Non ho le giuste conoscenze per poter esprimere un giudizio in merito, ma davvero mi sembra riduttivo dire che tra i banchi delle nostre scuole ci sono tanti ragazzi che occupano quel posto solo perché non sanno cosa altro fare.
Spesso sento dire in giro (dai professori, dagli adulti, in tv) che tra i giovani la cultura latita. E spesso mi guardo intorno (io, che ho 18 anni) per osservare i miei coetanei e mi rendo conto che in fondo non è vero. D'accordo, forse (anzi, certamente) è vero che i giovani si stanno allontanando dai libri, perché magari nel tempo libero preferiscono ascoltare la musica o guardare la tv o uscire, ma è il numero di pagine lette in un anno a formare la cosiddetta "cultura"? No. La cultura non è conoscere a memoria tutte le opere di Leopardi o sapere la traduzione di tutta l'Eneide. La cultura (e non mi stancherò mai di crederlo) è una forma mentis che prendiamo da TUTTO quello che ci circonda.
Non è l'ignoranza la causa dell'ignavia torremaggiorese, ma la sua mentalità. E non mi si venga a rispondere, come al solito, che le mentalità chiuse derivano appunto dall'ignoranza. Ignoranza di che cosa? Della letteratura, della matematica, della filosofia? Forse in parte sì. Ma conosco 1000 persone (e certamente non solo al Sud) che, pur avendo diplomi e lauree da buttare, pur leggendo un centinaio di libri all'anno, vivono sempre con i paraocchi, guardano solo avanti, o meglio indietro, e scappano via come frecce appena vedono qualcosa che abbia il marchio "NUOVO".
Con questo non voglio assolutamente dire che la cultura sia qualcosa di inutile o secondario, anzi! Voglio solo dire che la cultura non implica necessariamente apertura mentale.
Ricollegandomi all'inizio, quella che critico è appunto la mentalità pratica, utilitaristica, all'insegna del "questo lo faccio perché serve a me e chissenefrega del bene del paese".
Noi, cittadini di Torremaggiore, dobbiamo rimproverare noi stessi per questo? Sì, credo proprio di sì. Ma non è un rimprovero quello che voglio lanciare, bensì un appello: giovani, bambini, adulti, anziani, TUTTI, cerchiamo di cambiare la situazione perché possiamo farlo! Non è vero che sognare fa male (specie al portafogli)!! Ma è anche vero che lamentarsi e basta non serve a niente, e che i sogni bisogna realizzarli.

VINDICATE VOS VOBIS.
02/02/03

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