Bioetica, la forza delle debolezze umane
di A. Balsamo

È consuetudine ritenere che l'interpretazione dell'etica nello studio delle scienze della vita debba essere deputata unicamente agli uomini di scienza.
Sicuramente questa tematica deve essere oggetto di studio di personalità legate alla filosofia o alla religione, ma tutto ciò non impedisce a noi <<comuni mortali>> di farci quantomeno un'opinione.
Proprio noi studenti, travolti da vorticosi progressi tecnologici, dovremmo fermarci a fare il punto della situazione, invece che assecondare passivamente le notizie positive e non, che pervengono da tutto il mondo; questo spirito critico potrebbe sembrare precoce, ma bisogna comprendere che a quest'età, libera dagli interessi da <<adulti>>, la mente riesce a elaborare con più tranquillità ciò che sta accadendo.
Le notizie non sono confortanti, tra tentativi di clonazione e modifiche sugli alimenti. Il quadro mondiale della ricerca genetica, non si presenta nel migliore dei modi, tutto questo a causa di quella <<soggettività>> etica che ci distingue e a causa dell'insistenza di alcuni scienziati nel cercare di andare oltre i limiti della natura, e secondo molti cristiani, oltre le leggi divine; motivi che ci spingerebbero a dipingere le personalità scientifiche come uomini-macchine senza scrupoli, che manipolano la vita come si fa con i circuiti di un computer, spinti dalla ricerca di fama più che da retti principi.
Ma rovesciamo la medaglia, gettiamo la maschera degli accusatori e mettiamoci nei panni dei famigliari delle vittime di malattie genetiche rare e apparentemente incurabili, che mettono la sorte dei loro parenti nelle mani dei medici; ovviamente è appurato che faremmo il possibile per guarirli, per riportarli ad una vita normale, anche al costo di andare contro le leggi dello stato, spesso non al passo con i tempi, ma soprattutto contro le inappellabili leggi etiche; sarebbe utile chiedersi se ciascuno di noi avesse la forza di perdere un proprio caro, sapendo che c'è una probabilità, seppur minima di aiutarlo.
Di certo riportando il pensiero di Kant, che sosteneva che la moralità di un atto non deve essere valutata in base alla sua conseguenza, ma unicamente per la sua motivazione, è più semplice per noi concepire che è giusto che venga fatto il possibile, per rendere madre una donna sterile, per guarire una persona sfruttando la clonazione o la manipolazione genetica, per dare cioè ai meno fortunati le stesse possibilità che hanno tutti gli uomini che si definiscono tali. La legge e tanti trattati risulterebbero inutili, poiché le risposte dobbiamo cercarle proprio noi ragazzi che, già da ora dobbiamo comprendere la sacralità e il valore inestimabile della vita, nel rispetto degli ideali che iniziamo a scoprire e nel rispetto delle persone che in questo momento stanno patendo atroci sofferenze, o altre che sacrificano giornate intere prodigandosi nella ricerca. Il fine è la cura delle malattie, tutti i mezzi si devono adeguare a questo valore universale, per questo il superfluo può essere anche condannabile. I princìpi etici non sono oggetto di conoscenza enciclopedica, non si studiano sui libri, non si comprendono da articoli come questo, ma si sentono dentro ciascun essere umano rendendolo forte nella debolezza, aldilà di qualsiasi arida e sterile retorica.
Se tutti lo capiremo, non sarà rischioso andare oltre i limiti, alla ricerca di nuove strade per salvare delle vite, perché possiamo capire che lo studio della Genetica non sia finalizzato ad accrescere il credito scolastico o a fare bella figura agli occhi di qualche docente, bensì ad uno stimolo in più ad approfondire questa materia, spesso oggetto di polemiche, ma sicuramente dimostrazione lampante dell'innovazione tecnologica e innanzitutto di quella morale dell'uomo, rispecchiata nella definizione di bioetica del cancerologo americano V.R. Potter che la definisce <<un ponte verso il futuro>>.

A. Balsamo

14/3/03

Chiudi la pagina