PAOLO, FRANCESCA E L'AMORE
di Angela Di Pumpo

AMORE.. parola insignificante, se vogliamo: solo cinque lettere spesso proferite senza essere capite e debitamente soppesate oppure osannate e poste alla base del mondo e della vita.
Sin dall'antichità l'Amore fu comunque considerato come elemento costitutivo della realtà: per Esiodo concepito come la forza che muove e mantiene insieme le cose; per Empedocle ritenuto il principio che tiene uniti i quattro elementi.
Ma la più organica trattazione sull'amore proviene da Platone. Egli ne ha definito i caratteri e ci ha lasciato, prospettandolo però solo come un'ipotesi, uno dei miti più conosciuti e forse più commoventi della storia: l'incontro con la propria metà.
"Tale - egli dice nel Simposio- era l'antica nostra natura, e noi eravamo tutti intieri: a questa brama di interezza, al proseguirla, diamo il nome di amore" e ancora dice "..quando ad alcuni di questi avvenga di incontrare la propria metà, allora restano entrambi così impetuosamente soggiogati dall'intimo amore che non soffrono di restare staccati l'uno dall'altro per così dire nemmeno per poco tempo."
Forse Paolo e Francesca avevano creduto di essere proprio questo, una cosa sola, e forse lo erano davvero; ma certo dal giorno in cui si erano incontrati, mai più si erano divisi e anche nell'Inferno, seppur travolti dalla bufera insieme agli altri dannati, Dante ci riporta che " 'nsieme vanno".
Essi perciò rappresentano l'eccezione alla pena, anche se il loro amore resta frutto di un tradimento e quindi del peccato poiché esso consiste in un legame passionale e immaginario a due.
Infatti l'amore, soprattutto per Dante, non è la reazione che si subisce tenendo lo sguardo puntato sull'altro: esso è la disposizione di un cuore gentile che si apre a ricevere l'influsso di questa bellezza che è immagine della bellezza di Dio.
Perciò l'errore di Francesca è quello di chiamare amore una cosa che non lo è.
La donna dice, narrando di come sia nata la sua unione con Paolo "Per più fiate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso". Essi, infatti, leggendo di Lancillotto e Ginevra, giunti al momento del bacio tra la regina e il cavaliere, non riuscirono più a trattenersi e, vinti dall'impeto della passione, furono presi da "un piacer sì forte che - è sempre Francesca a parlare - ancor non m'abbandona".
Ed ecco in cosa consiste la dannazione: vivere nella stessa realtà dei personaggi del libro che si sta leggendo e ritenersi personaggi di un libro di cui si è gli autori.
Ma Dante non riduce il sentimento dei due spiriti al semplice peccato, anzi è commosso dalle parole della donna e dal pianto ininterrotto dell'uomo tanto da venir meno dalla pietà per i due amanti.
Forse allora non è tutto da con dannare. forse non tutto o è bene o è male. forse quell'amore, un amore così semplice da divenire anche irrazionale, un "amor, ch'a nullo amato amar perdona" è talmente intenso e umano da poter essere considerato, non a torto, uno degli archetipi dell'amore terreno.
18/01/03

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