Spagna: passa la riforma ma
cambia il ministro dell'istruzione
Tuttoscuola
- 12-04-2006
Malgrado
la forte opposizione della chiesa cattolica e dei parlamentari del
centro-destra il parlamento spagnolo ha approvato in via definitiva la
controversa riforma della scuola contro la quale si erano svolte nel novembre
scorso grandi manifestazioni di piazza.
La Camera ha approvato il testo del progetto governativo nella sua forma
iniziale, annullando le modifiche apportate dal Senato per iniziativa del
Partito Popolare dell'ex premier Aznar. La riforma peraltro è passata anche a
seguito dell'astensione del partito nazionalista catalano Convergenza e Unione.
La nuova legge stabilisce l'aumento graduale dei finanziamenti alla scuola, nei
prossimi dieci anni, per consentire alla Spagna di equipararsi alla media
dell'UE (l'obiettivo finale è il 6% del Pil). Di tali finanziamenti fruiranno
anche le scuole non statali "concertate", molte delle quali sono
gestite da enti cattolici, perché l'educazione è un "servizio pubblico che
può esser prestato sia dallo Stato che per iniziativa sociale". Perché
dunque il partito popolare e la chiesa cattolica si oppongono così duramente a
questa legge?
Non per la riforma degli ordinamenti, che non modifica in modo significativo il
sistema scolastico vigente, non per i finanziamenti, che vanno anche a buona
parte delle scuole private, ma per ragioni più generali, di principio: la
religione cattolica diventa infatti un insegnamento non obbligatorio, e quindi
non viene più considerata ai fini della valutazione dei risultati e del
curriculum degli alunni, mentre viene introdotta nei piani di studio una nuova
area disciplinare, quella dell'educazione civica e dei diritti umani. Il mondo
cattolico ne fa una questione di principio, affiancando questa vicenda ad altre
riforme laiche introdotte dal governo Zapatero, soprattutto il matrimonio
omosessuale e la legge sulla riproduzione assistita.
La legge viene comunque criticata da sindacati e studenti perché mantenendo la
concertazione non accorda alla scuola gestita dalla mano pubblica la priorità
assoluta nella assegnazione dei finanziamenti statali, e per l'insufficienza di
questi ultimi.
Vittima di queste critiche di segno diverso se non opposto, ma assai diffuse, è
stata il ministro dell'educazione Maria Jesus San Segundo, che ha rassegnato le
dimissioni dall'incarico a distanza di due giorni dalla approvazione della
legge. Sarà sostituita da un'altra donna, Mercedes Cabrera, per mantenere la
quota rosa del 50% nel governo. Il suo compito sarà quello di cercare di
ampliare il consenso verso la politica scolastica del governo, attaccata da
troppe parti.