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Quando i sondaggi della Moratti sconsigliarono il maestro unico


L’idea del ritorno al maestro unico non è del tutto nuova, almeno nelle politiche del centrodestra.

Anche il ministro Moratti, fin dal suo insediamento nel 2001, aveva accarezzato l’idea di un ritorno del docente unico nella scuola primaria, ma un sondaggio commissionato all’Istat l’aveva indotta a soprassedere, rinviando a momenti più opportuni il ritorno di quel modello organizzativo.

In vista degli Stati generali sulla scuola del dicembre 2001 l’Istat, su richiesta del ministro, aveva svolto una apposita indagine su un campione significativo di insegnanti e di genitori per valutare i gradimenti per eventuali riforme dell’ordinamento scolastico.

Con quali risultati? Alla domanda (tavola 3.2 del sondaggio) relativa a cosa è preferibile avere nei primi 4 anni della scuola elementare, si ebbero queste risposte:

a)         un unico maestro: sì del 16,7% degli insegnanti intervistati e del 26,4% dei genitori;

b)         un maestro con orario prevalente: sì del 22,4% dei docenti e del 12,4% dei genitori;

c)         più maestri specializzati che si dividano equamente l’orario (cioè il modulo attuale): sì del 59% degli insegnanti intervistati e del 60% dei genitori.

Il sondaggio, mettendo in evidenza che il modello del team dei docenti era di gran lunga il preferito dalle famiglie e dagli insegnanti, portò il ministro a rimandare l’idea di ripristinare nell’immediato il docente unico nella scuola elementare, limitandosi a contenere – quasi in una specie di marcia di avvicinamento - l’orario obbligatorio a 27 ore e a introdurre il docente con funzioni tutoriali.

Le famiglie però rimasero fedeli al modello di 30 ore settimanali, mentre i sindacati degli insegnanti, come si sa, rifiutarono il tutor.

Cosa è cambiato da allora per tornare ad una scelta non gradita ad oltre i tre quarti della gente?

TuttoscuolaNEWS  n. 362 - lunedì 6 ottobre 2008

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