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Non possiamo più fingere che la devastazione non ci riguardi Quei volti siamo noi - di G. Raboni Più le vittime ci assomigliano e più l’angoscia ci prende
Tante volte, in questi anni terribili, ci siamo ripetuti che lo sgomento non dovrebbe conoscere confini, che l’intensità dello strazio non dovrebbe dipendere dalla maggiore o minore distanza che ci separa dall’epicentro dell’orrore. Eppure - perché non confessarlo? - di fronte alle notizie, le cifre, alle immagini raccapriccianti che ci arrivano in queste ore da Madrid sentiamo che non è così, siamo costretti a riconoscere che più le vittime ci assomigliano e più l’angoscia ci prende alla gola, ci paralizza, si impadronisce non soltanto della nostra coscienza ma anche della nostra immaginazione, del nostro corpo, delle nostre viscere. Negarlo, in questo momento, non servirebbe a nulla, sarebbe un inutile esercizio di astratto moralismo o, peggio, di ipocrisia. Diciamo la verità, per amara o magari meschina che possa apparire: la Spagna siamo noi. Basta stringere le palpebre per ritrovarci in mezzo alla folla dei testimoni, per sentirci accanto una madre che piange senza lacrime il figlio perduto, a una moglie che aspetta invano di veder comparire tra i superstiti il volto del marito disperso nelle strade e nelle piazze di Madrid, che tanti di noi hanno percorso tante volte con spensieratezza, con divertimento, con gioia. CORRIERE DELLA SERA |