La voce del Fiani

Eutanasia della morte
GIUSEPPE SERMONTI

[.........] Secondo una legge approvata dal parlamento olandese, la pratica dell'eutanasia diviene legge nei Paesi Bassi. Con il consenso del degente e il parere del medico sarà possibile metter fine alla via del morente, abbreviandone l'agonia o staccando la corrente che sostiene una vita artificiale.

L'operazione risparmierebbe spasimi, eliminerebbe la coda indecorosa dell'esistenza, permetterebbe dirottare le cure mediche verso soggetti che ne possono più utilmente fruire.

La morte artificiale accrescerà le nostre possibilità di studio sulle cause e le modalità del momento finale della vita.

Non sto parlando con ironia. Il discorso è logico e, sotto alcuni aspetti, coerente con i principi che sono invalsi nella deontologia medica degli ultimi decenni.

La legge olandese ha suscitato sconcerto e indicazione nel mondo cattolico, che vi vede violato il principio che la vita è affidata a Dio.
Di fronte a questa legge, fredda come un vento del nord, dobbiamo ammettere che noi mediterranei siamo veramente impreparati. Gaudenti e distratti, abbiamo rimosso la morte dai nostri pensieri, rendendola una sgradevole pratica, come una pendenza fiscale, di cui occuparsi il più tardi possibile. E lo stesso atteggiamento elusivo che abbiamo assunto nei riguardi della sessualità, di cui non parliamo ai nostri figli, o ne parliamo evitando le pieghe più impegnative. Ricordo, una notte, di aver convocato i miei figli bambini per una lezione sul sesso. Qualcosa devo aver omesso, perché il più piccolo mi interruppe: "Papà, ma allora, quando siamo nati, tu hai dovuto fare quella cosa lì? Povero papà, tre volte". Come della nascita, come della sessualità, così della dipartita non piace parlare.

La morte biolegale è quella di cui solo si interessa la legge olandese e che ha portato all'accettazione della morte artificiale.

La morte non è più il grande trapasso, l'incontro sublime, l'accesso al mistero irracontabile. La morte è morta.
Da un punto di vista biologico la morte è, come ogni altro concetto, una convenzione. L'eutanasia è l'assecondamento della fine di una vita considerata già finita.

La prima cosa preoccupante è che l'esaurimento della vita potrà essere anticipato ed esteso ad arbitrio, giocando sulle definizioni.

Ancora più temibile è la prospettiva che la morte divenga una materia scientifica di grande interesse, un oggetto di esperimento. Si studierà e si calibrerà la cessazione della vita nei morenti per far morire meglio quelli di domani.

Così vuole il progresso, e la scienza, ci hanno detto, non si può fermare.
Gli aspetti legali della morte hanno già destato preoccupazioni nei competenti. Non sarà facile definire e formalizzare la libera e informata decisione del morente, né scongiurare che nelle testimonianze dei congiunti si affaccino motivi di stanchezza, di aggravio di spesa o di eredità.

Mi guarderò dall'avanzare consigli di saggezza sulla morte, perché non so affatto se sono preparato meglio di altri. Penso questo: che l'altro mondo, o come lo si voglia chiamare, non sopravviene solo nel momento estremo, ma aleggia su tutta la vita, ed è una presenza che dilata i confini del presente e ci avvisa di non considerare la vita come un'azienda. E la indistinta e misteriosa percezione dell'oltre che ci rende un po' meno azioni quotate in borsa o libretti di risparmio e un po' più uccelli o fiori dei campi.

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Il Giornale - 21 aprile 2001 - In SWIF

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