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«In bagno lei stinge Mr. Sen?»
Un nobel e lo scontro di civiltà

La crisi delle vignette conferma che tolleranza e rispetto sono la base di una società multietnica. Il premio Nobel Amartya Sen vede nascere la coesistenza quando le tradizioni non si limitano a tollerarsi ma si fondono in stili di vita diversi. Come avviene nelle cucine di Londra dove nascono le ricette angloindiane

 

Nel mondo contemporaneo la richiesta di multiculturalismo è forte. Il multiculturalismo è invocato a gran voce nella pratica sociale, culturale e politica, soprattutto nell’Europa Occidentale e in America. Questo non sorprende affatto, dato che gli accresciuti contatti e interazioni a livello mondiale, e soprattutto le diffuse migrazioni, hanno posto culture diverse l’una accanto all’altra. L'ampia accettazione del precetto di “amare il prossimo” aveva probabilmente avuto origine dal fatto che i vicini conducevano più o meno lo stesso tipo di vita (“Continuiamo questa conversazione la prossima domenica mattina, quando l’organista fa una pausa”), ma per osservare quel precetto oggi, è necessario riuscire a provare interesse per un prossimo il cui modo di vivere è molto diverso. Che non sia un compito facile è stato mostrato ancora una volta dalla confusione che circonda le recenti vignette danesi sul profeta Maometto e dal furore che hanno creato. La natura globale del mondo contemporaneo, peraltro, non ci concede il lusso di ignorare gli ardui problemi che il multiculturalismo pone.

Una delle questioni principali riguarda il modo in cui gli esseri umani sono considerati. Devono essere classificati secondo le tradizioni (in particolare la religione) della comunità in cui sono nati, e questa identità non scelta deve avere la priorità rispetto ad altre affiliazioni riguardanti la politica, la professione, la classe, il genere, la lingua, la letteratura, l’impegno sociale e molte altre? O le persone devono essere considerate sulla base delle loro varie affiliazioni e associazioni, secondo priorità che spetta a loro decidere (assumendosi la responsabilità di una scelta ragionata)? Dobbiamo inoltre valutare l'opportunità del multiculturalismo basandoci sulla possibilità che le persone con background culturali diversi siano “lasciate sole”, o su quella che la loro capacità di scegliere in maniera ragionata sia sostenuta dall’istruzione e dalla partecipazione alla società civile? Non si possono eludere questi punti fondamentali se vogliamo valutare il multiculturalismo in modo equo.

È utile, quando si discute della teoria e della pratica del multiculturalismo, soffermarsi particolarmente sull’esperienza inglese. L’Inghilterra è stata all’avanguardia nel promuovere un multiculturalismo inclusivo, che è passato attraverso successi e difficoltà, e il cui esempio è importante per gli altri paesi europei e per gli Stati Uniti. Nel 1981 in Inghilterra, a Londra e a Liverpool, vi sono stati disordini per ragioni razziali, anche se non paragonabili a quelli che si sono verificati in Francia nell’autunno del 2005, e questo ha portato a un ulteriore sforzo verso l’integrazione. Negli ultimi venticinque anni, la situazione è rimasta stabile e piuttosto tranquilla. In Inghilterra il processo di integrazione è stato favorito dal fatto che tutti i residenti provenienti da paesi del Commonwealth, che costituiscono la maggior parte degli immigranti non bianchi, hanno da subito pieno diritto di voto, anche quando non hanno la cittadinanza inglese. L’integrazione è stata anche favorita dal trattamento non discriminatorio nei confronti degli immigrati in materia di assistenza sanitaria, scuola e previdenza sociale. Nonostante tutto questo, però, negli ultimi tempi l'Inghilterra ha constatato la emarginazione di un gruppo di immigrati e la presenza di un terrorismo allevato in casa propria. Giovani musulmani provenienti da famiglie di immigrati – nati, istruiti e cresciuti in Inghilterra – hanno ucciso molte persone nel luglio del 2005 a Londra in un attacco suicida.

Le discussioni sulla politica multiculturale inglese, perciò, hanno una portata assai più vasta e suscitano interesse e passioni assai maggiori di quel che i limiti della questione in sé farebbero pensare. Sei settimane dopo gli attacchi terroristi di luglio a Londra, quando Le Monde pubblicò un articolo intitolato “Il modello multiculturale inglese in crisi”, al dibattito si unì subito il leader di un’altra istituzione liberale, James A. Goldston, direttore dell’Open Society Justice Initiative in America, che definì l’articolo del Monde “esagerato” e replicò: “Non usiamo la minaccia del terrorismo per giustificare l'archiviazione di un quarto di secolo di successi raggiunti dagli inglesi nel campo delle relazioni razziali.” Qui c’è un’importante questione di carattere generale che va presa in considerazione e discussa.

Io sostengo che il vero problema non è se “il multiculturalismo sia andato troppo in là” (Goldston sintetizza così una delle posizioni dei critici), ma quale forma specifica debba assumere il multiculturalismo. Il multiculturalismo è solo la tolleranza della diversità delle culture? Non fa differenza se chi sceglie le pratiche culturali è un bambino a cui sono imposte nel nome della “cultura della comunità” o è una persona che decide liberamente e che ha adeguate possibilità di informarsi e di ragionare sulle alternative? Quali opportunità hanno, a scuola o nella società in generale, i membri di comunità differenti di conoscere altre religioni e di capire come ragionare sulle scelte che gli esseri umani devono fare, foss'anche implicitamente?

(Traduzione di Maria Sepa)

 Da www.corriere.it 26 febbraio 2006 – clicca e continua su Corriere.it

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