Domenica 28 Marzo 2004

 

Gli effetti del federalismo/ Nell’istruzione sarà possibile una ridefinizione dei programmi. La legge presto alla Camera

 

Scuola, materie diverse in ogni regione

 

 

 

Forza Italia: riforma del centrosinistra. I sindacati: a rischio l’identità del Paese

 

di ANNA MARIA SERSALE

ROMA - La Lega ha incassato il primo sì alla devolution e nella scuola, uno dei tre settori toccati dalla riforma insieme a sanità e polizia locale, monta la protesta. La clausola inserita in corsa sulla possibilità che il "governo possa bloccare una legge regionale nel caso pregiudichi l’interesse nazionale" non basta a fugare i timori. I sindacati e i partiti dell’opposizione, tutti, senza eccezioni, attaccano il provvedimento. Il primo allarme riguarda la "cultura nazionale". Cgil, Cisl e Uil dicono: "Così il sistema scolastico si frantuma ed è in pericolo l’identità dell’Italia". Temono che le Regioni con i nuovi poteri dati dal federalismo possano esercitare un "controllo quasi totale sul sistema educativo e formativo". "Ne è un esempio la Lombardia di Formigoni, che mira a monopolizzare tutte le competenze", sostiene Massimo Di Menna, Uil.
La maggioranza va al contrattacco. Dicono i parlamentari di Forza Italia: "La riforma del titolo quinto della Costituzione, che ha aperto la strada alla devolution, l’ha voluta il Centrosinistra e l’ha votata nella passata legislatura. Ora ci rivolgono accuse false, noi vogliamo valorizzare la scuola. Le differenze sono un valore, lo Stato garantirà, anche con interventi perequativi, gli standard di istruzione".
Ma la Cgil punta il dito contro la "frammentazione culturale del paese". Dice Enrico Panini, segretario nazionale: "Perderemo identità e punti di riferimento. La cosa più grave è che si formeranno scuole di serie A e di serie B, con risorse differenziate e grandi disuguaglianze tra regioni ricche e regioni povere, le più penalizzate saranno quelle del Sud". "E’ folle pensare che ci saranno insegnanti lombardi e insegnanti campani, con trattamenti di stipendio diversi, assunzioni discrezionali e nessuna certezza del diritto", commenta Daniela Colturani, Cisl. Chiara Acciarini, senatrice della Quercia, i rischi maggiori li vede nelle quote di programmi e piani di studio riservate ai parlamentini locali: "La riforma Moratti prelude a tutto questo, domani in forma esasperata lo ritroveremo con la devolution".
I progammi scolastici avranno delle quote: una nazionale, l’altra regionale. "Un vestito di arlecchino, con tante scuole quante sono le regioni", sono le parole con cui i sindacati sintetizzano il loro giudizio. Poi aggiungono: "Ogni regione vorrà connotare i propri istituti" e l’intreccio tra "politica e poteri trasversali" produrrà "pesanti condizionamenti anche sui contenuti". Del resto, se si pensa quanto i programmi di storia abbiano scatenato l’interesse dei politici, non è un timore così remoto. Il disegno di legge approvato in Senato affida allo Stato solo funzioni di controllo. Alle Regioni dà ampi poteri, affidando l’organizzazione degli istituti e gli standard di fornitura dei servizi scolastici. Solo apparentemente, questi, possono sembrare capitoli di poco conto. In realtà, solo la parola "organizzazione" permette di arrivare al cuore della scuola, con possibili interventi "sull’impianto ordinamentale: dai curricula agli obiettivi formativi, dai piani di studio alla vita d’istituto". Tra l’altro se ogni Regione stabilirà dei propri standard (nonostante si prevedano delle direttive generali da parte dello Stato) anche il numero di studenti per classe, il numero dei docenti, le dotazioni di strumenti e le infrastrutture in generale saranno diverse da luogo a luogo. "Certo - osserva Di Menna, Uil, - ci sarà un profilo minimo che dovrà essere garantito. Ma chi ripagherà lo studente di Caltanissetta delle ingiustizie di un sistema sbilanciato e quindi ingiusto?".
Anche le "offerte formative saranno disomogenee". Ma l’altro punto che preoccupa opposizione e sindacati è il sistema di reclutamento dei docenti. "Non più dipendenti dello Stato, ma al servizio delle Regioni. La contrattazione rischia di frantumarsi e gli stipendi potrebbero avere grandi differenze". Insomma, si corre verso "un modello americano", in cui prevarranno "i meccanismi della concorrenza", con istituti che anziché essere interlocutori di Stato e Regioni rischiano di restare "schiacciati" dall’espansione del potere regionale. Intanto, la devolution avanza. La legge in Senato è passata senza divisioni all’interno della maggioranza, ora il testo andrà alla Camera. Lì le cose prenderanno un’altra piega. L’Udc, infatti, esprime perplessità e si appresta a chiedere dei correttivi.

Da Il MESSAGGERO.IT