Domenico Maria, F. e la scuola
digitale
Punto
informatico - 11-11-2006
Varati
nuovi e importanti investimenti per dotare la scuola italiana di computer e
Internet e per consentire agli editori di fornire strumenti didattici destinati
a moltiplicarsi nel tempo. I conti son presto fatti
Roma - Me lo ricordo ancora il povero DM. Non ho mai capito il sadismo
parentale di affibbiare ad un ragazzino un doppio nome. Domenico Maria è poi un
invito a nozze per adolescenti sadici e assetati di sberleffo. Domenico Maria è
un destino segnato.
La statistica infatti afferma che il 99,9% (periodico) di chi all`anagrafe
viene iscritto con un doppio nome porta con sè il gene del secchione. Non se ne
abbiano a male tutti i Pier Giovanni, i Massimo Maria e i Carlo Alberto
(tralascio, per carità di patria, i Vittorio Emanuele). È pura evidenza
scientifica.
DM, tra l`altro, era uno di quei secchioni un po` bastardi dentro. La versione
di latino ad esempio la metteva al prezzo di 3 panini al crudo. Se volevi il
compito di matematica bello che risolto ci lasciavi la merenda di tutta la
settimana. Per fortuna mia e di qualche altra mezza dozzina di caproni, c`era
F.
F. era una santa e dolce ragazzina che per quasi un quinquennio, passandoci
soluzioni sottobanco senza nulla chiedere se non un sorriso, ci ha salvato il
didietro da bocciatura certa.
Domenico Maria e F. mi sono tornati alla mente spulciando le pagine del
progetto DiGi Scuola voluto dal Ministero per le Riforme e l`Innovazione nella
Pubblica Amministrazione (mai un acronimo quando serve) e da quello
dell`Istruzione. DiGi Scuola ha un sottotitolo impegnativo: "la scuola
digitale per gli studenti del nuovo millennio". Mica bruscolini.
Cosa sia nelle intenzioni questa scuola digitale è presto detto: dotare 3.300
insegnanti di matematica e italiano di 550 scuole del centro-sud (isole
comprese) di un computer portatile, di un videoproiettore e di una lavagna
elettronica.
E poi, passaggio fondamentale, munirli di voucher.
Magari la professoressa di italiano gradirà tradurre il termine con "buoni
acquisto", ma la funzione in sé non cambia.
I voucher servono per acquistare i contenuti didattici digitali nel fulcro
della nuova scuola: il mercato elettronico.
E visto che messa così la questione può sembrare poco terra terra, abbassiamo
il baricentro con un esempio.
L`insegnante di matematica vuole spiegare il teorema di Pitagora, però trova
che l`analogico (lavagna, gessetto e cancellino) sia sorpassato e quindi
trasmigra al digitale.
Si collega così, in banda larga (se non fa parte di quel 30% di scuole italiane
sfortunate che l`adsl la vede con il binocolo), al "mercato elettronico"
e usa uno dei voucher per acquistare un`animazione del teorema di Pitagora
(come questa) creata da qualche editore per la nuova scuola digitale.
Il professore irradierà poi alla platea degli studenti, tramite lavagna
elettronica e videoproiettore, Pitagora e tutte le ipotenuse del caso.
Quanto costa Pitagora in digitale? Per avviare la sperimentazione per l`anno
scolastico 2006/2007 sono stati stanziati 26 milioni di euro.
Anche in tempi di finanziarie da vacche magre non sembra una spesa strampalata.
Ma se si guarda la cifra con un punto di vista per così di dire ravvicinato, si
intuisce il primo dubbio sul progetto: l`oste avrà fatto i conti ?
Ogni scuola ha a disposizione in media tra gli 8.600 e gli 8.900 euro di
voucher da spendere in un anno. In totale quasi 5 milioni per i contenuti.
Circa 1.500 euro a professore. 3.000 a classe. 150 euro a studente.
Tanto per fare delle proporzioni con il mondo analogico, in Italia la spesa
media per i normali libri di testo di ogni alunno delle superiori si attesta
sui 300-400 euro (chi più chi meno). Questo per tutti i libri. Non solo per
matematica e italiano.
Eh sì, perchè passata la sperimentazione non vorremo mica scontentare
l`insegnante di chimica o far passare per il solito sfigato quello di filosofia
? L`ambaradam e i voucher bisogna darli pure a loro, prima o poi.
Moltiplicando quindi i soli buoni acquisto per le 118.052 classi della scuola
secondaria di secondo grado e per tutte le materie possiamo raggiungere e
sorpassare quota 2 miliardi di euro. All`anno. Solo per le superiori.
Pitagora digitale a regime, una volta finiti i soldi della sperimentazione (magari
spillati dai fondi europei), potrebbe risultare piuttosto caro.
Anche in ragione di qualche altra cifra. Quelle sull`edilizia scolastica ad
esempio. Negli ultimi 5 anni il governo italiano ha stanziato per questo
capitolo di spesa un totale di 462 milioni di euro. E non è che lo scuole
italiane siano così ben messe. Secondo i dati del Ministero elaborati dalla
CGIL, il 57% delle scuole italiane non ha il certificato di agibilità statica,
il 36% non ha gli impianti elettrici a norma, il 73% non ha un certificato di
prevenzione antincendio, il 30% ha barriere architettoniche.
Fuor di cifra e di statistica, lo stato di salute delle scuole italiane lo si
può saggiare anche in Rete.
In attesa che arrivi online la promessa "Anagrafe Nazionale
dell`edilizia scolastica" (armatevi di pazienza perchè è stata
istituita con una legge del 1996) ci si può accontentare di Google.
L`universo scolastico italiano ci può riservare licei scientifici calabresi con
i turni per far lezione perchè crolla il tetto o licei artistici fiorentini
dove di artistico c`è davvero poco. L`elenco potrebbe continuare a
lungo.L`elenco potrebbe continuare a lungo.
Nasce qui il secondo dubbio: se crolla il tetto o piove in aula, il
videoproiettore funzionerà lo stesso ? Comunque, nel caso si trovino i soldi e
nel caso la scuola rimanga tutta intera, il progetto potrebbe pure andare, se
non fosse per il terzo e conclusivo dubbio: i contenuti.
Girovagando nella banca dati Multimedia scuola della Aie (l`associazione
italiana editori) si scopre che i contenuti multimediali censiti sul mercato
sono circa 1.200 (cd e floppy). Molta roba che risale al 1997 o prima. Floppy
che girano solo sull` avveniristico Windows 3.1. C`è insomma, puzza di muffa.
Almeno un po`.
Il nuovo mercato elettronico, c`è da scommetterci, sarà di certo più aggiornato
e più completo, ma nascerà già vecchio.
Vecchio perché non ha capito che il mondo, almeno quello online, funziona se
gira in orizzontale e non in verticale.
Vecchio perché si comporta come se là fuori non esistessero, a portata di
studente, cosette chiamate Wikipedia o Google.
Vecchio perché rifiuta la filosofia della condivisione per far intascare un po`
di diritti a qualche editore certificato.
Sarebbe davvero un`idea tanto balzana vedere sulla piattaforma nazionale
contenuti prodotti dagli studenti e scambiati online, oppure i contenuti
digitali prodotti dagli editori liberamente modificabili e migliorabili da
insegnanti e allievi ?
Gli studenti italiani, oltre a conoscere Pitagora, imparerebbero a produrre in
prima persona contenuti, ad approfondire tecniche e ad utilizzare software.
Tutta roba non proprio inutile nel mondo del lavoro.
Sarebbe davvero un`idea balzana far digerire al Cipe, al Ministero e agli
editori licenze Creative Commons?
Forse sì, davvero balzana come idea. Perché a quel punto si dovrebbe
abbandonare l`idea di Mercato per quella di Comunità e per un passo del genere
ho il sospetto che ci siano dietro le scrivanie giuste ancora troppi Domenico
Maria.
Intanto le ragazzine come F. sono finite, molto probabilmente, dietro una
cattedra ad insegnare.
In fin dei conti, pensandoci bene, se fosse accaduto l`opposto (F. al ministero
e DM in aula) a questi poveri studenti sarebbe andata decisamente peggio.
Lorenzo Campani
Fonte: http://www.didaweb.net/fuoriregistro- Fuoriregistro n° 9 a.s. 2006-2007