Famiglia e scuola contro gli scambi scolastici
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- 30-10-2007
La formazione internazionale stenta a diffondersi, genitori e docenti
ostacolano giovani già pigri
Roma - Emerge da una ricerca condotta sull'atteggiamento degli italiani verso
gli studi all'estero, commissionata dalla Fondazione Intercultura ad Ipsos, che
la famiglia e la scuola rappresentano il principale freno ad una possibile
partenza e che i giovani italiani si confermano dei veri "mammoni".
Quella presentata alla Camera dei Deputati, in occasione di un recente convegno
al quale hanno partecipato esponenti illustri dei settori scolastico e
politico, è una ricerca utile per capire cosa adolescenti, genitori e
insegnanti pensino degli scambi scolastici.
I dati Ipsos confermano un atteggiamento diffuso tra le nuove generazioni. Solo
infatti il 6,5% dei giovani, quindi una netta minoranza, è pronto ad una
esperienza di studio all'estero, nonostante sia riconosciuta come un'attività
estremamente formativa. Le famiglie, in un primo momento, si dichiarano aperte
e favorevoli ad occasioni di incontro con le altre culture, ma poi le vivono
con disagio e resistenza. Si privilegiano esperienze protette, organizzate, di
breve durata, finalizzate allo studio dell'inglese e che non interferiscano con
il percorso scolastico.
La scuola ritiene che un'esperienza all'estero sia fonte di arricchimento
culturale e sociale, poiché "costituisce un'importante palestra in cui
affinare l'autonomia e la capacità di cavarsela da soli". Ma poi, nel
pratico, gli insegnanti sono fra i dissuasori più forti di questo progetto
educativo.
Infine il parere dei giovani italiani. L'interesse verso i coetanei di altri
Paesi esiste, ma di fronte alla scelta di una possibile partenza, vince
l'insicurezza nel confronto con le lingue straniere, con le nuove abitudini di
vita e con il cibo. L'ideale è la vacanza estiva: divertente, breve, poco
impegnativa, "una parentesi che non rientra in una progettualità educativa
globale".
Il fenomeno degli scambi scolastici interculturali è sicuramente più conosciuto
ed accettato di 6 anni fa. Rispetto al 2001, infatti, il numero degli studenti
che ha preso parte a un progetto simile è quasi raddoppiato. Nonostante ciò, il
tasso di crescita è ancora insufficiente se si pensa come invece sia cambiata
la società negli ultimi anni e come sia aumentata l'esigenza di una formazione
internazionale.
Riccardo Rapezzi
29/10/2007
FONTE:
http://www.didaweb.net:80/fuoriregistro