Quella bufera mediatica sulla
scuola di Rignano Flaminio
Tuttoscuola
- 01-05-2007
C'e'
da restare perplessi di fronte al trattamento che i mezzi di comunicazione di
massa, quotidiani e TV, stanno riservando alla vicenda della scuola
dell'infanzia di Rignano Flaminio. Una vicenda delicata, che forse proprio per
questo era stata giustamente tenuta al riparo dai rischi di amplificazione che
notizie del genere avrebbero potuto facilmente scatenare, e che puntualmente si
sono manifestati non appena la magistratura ha ritenuto di formalizzare le
accuse.
Naturalmente fanno bene i politici piu' direttamente interessati, i ministri
dell'istruzione Fioroni e dell'interno Amato, ad annunciare misure severe in
caso di conferma delle ipotesi accusatorie formulate dai magistrati che si
stanno occupando del caso. Ma e' necessario anche recuperare un clima e una
cultura di assunzione di responsabilita' da parte dei sistemi culturali,
mediatici e di comunicazione per cambiare la scuola, per dare spazio nella
quotidianita' della rappresentazione mediatica al ruolo dell'educazione, alla
figura del docente. I sussurri e le grida della cronaca giornalistica producono
ormai solo un affievolimento della considerazione sociale della scuola. Un
fenomeno estremamente rischioso.
Occorrerebbe applicare una sorta di deflattore alle notizie
"strillate" perche' da qualche tempo si parla di scuola, in Italia,
quasi sempre e quasi solo per mettere in luce, con titoli sempre piu' grandi,
le cose che non vanno, soprattutto quelle che vedono gli insegnanti
protagonisti e/o vittime di vicende giudicate "interessanti" dal
punto di vista della cronaca.
Cosi' non e' all'estero, dove le notizie riguardanti bullismo, pedofilia e
quant'altro non mancano, ma si alternano, specie nelle prime pagine, con interventi
impegnativi e qualificati sulle strategie di rinnovamento, gli obiettivi di
miglioramento, le tematiche della qualita', le riforme, i confronti
internazionali. Da noi le pur importanti questioni di politica scolastica
all'ordine del giorno, dal nuovo obbligo alla revisione delle Indicazioni
nazionali, dalla valutazione di sistema al rilancio della filiera
tecnico-professionale, trovano spazio solo nella stampa specializzata, dove
finiscono spesso per subire una torsione in senso tecnicistico.
Insomma, troppa cronaca e troppo poco dibattito pubblico nei media: urge
riflessione collettiva.
FONTE:
http://www.didaweb.net:80/fuoriregistro/