Troppi rischi, il prof
rinuncia
Repubblica -
08-04-2006
"Giorni
d´angoscia e poi non sono un carabiniere"
L´allarme è scattato da tempo, anche se molti preferiscono non testimoniare in
prima persona: «In gita io? Grazie, no. Vadano i colleghi più giovani, se
vogliono... Io non me la sento, ho già avuto la mia parte di guai e di paure
quando dei genitori mi hanno denunciato perché il figlio ha battuto la testa
picchiandosi con un compagno». L. B, insegnante in un professionale, spiega
così perché nella sua classe, l´ultima del ciclo, la gita di quest´anno è stata
cancellata tout court: «Siamo 7 in tutto, divisi tra varie classi. Per
portare i ragazzi in gita, che sono 21, avremmo dovuto andare almeno in 2,
meglio 3. Significa dormire male, spendere di tasca propria, e soprattutto
vivere tre giorni di angoscia: spero di essere capace ad insegnare l´italiano e
un po´ di storia, ma non sono un carabiniere e non mi fido a portarli fuori».
Paradossalmente, i più ottimisti sono gli insegnanti delle materne, quelli che
anno dopo anno, coraggiosamente, portano ai soggiorni al mare e in montagna
decine e decine di piccoli tra i 3 e i 6 anni. Giovanna, maestra a 'Villa
Genero´, racconta: «Da dodici anni con le mie colleghe portiamo i
bambini più grandicelli a fare una settimana a Noli. E´ un´esperienza
bellissima, ci divertiamo tutti, loro crescono e si separano per la prima volta
dai genitori, noi possiamo finalmente giocare, cantare, scherzare senza la
rigidità degli orari. Incidenti? Mai: al massimo qualcuno si ammala e la
famiglia deve venirlo a prendere, o qualcun altro piange perché vuole la mamma.
So che in teoria potrebbe succedere, ma per me non è diverso che andare in gita
con i miei bambini».
Antonella Tecchia insegna francese, e già per questo si sente "esponente
di una razza in via di estinzione". «Ogni anno - racconta - la
dirigente didattica mi prega di offrirmi 'spontaneamente´, perché molti
colleghi hanno impegni familiari o 'non se la sentono´. E ogni anno ci casco e
passo quasi una settimana di croce e delizia. Di giorno va abbastanza bene
perché visitare musei e monumenti è impegnativo, e alla fine tutti sono stanchi
e non hanno più la forza di gridare o picchiarsi. Ma di sera è un incubo:
facciamo mille raccomandazioni poi li mandiamo in camera, dopo un´ora facciamo
il giro a controllare, ma alla fine non ci resta che sperare: se entrassi nelle
loro stanze a mezzanotte sarei accusata di violare la privacy!».
E anche il sindacato interviene a difesa delle responsabilità eccessive: la Cgil Scuola ieri ha ricordato che "i compiti educativi e le responsabilità di
sorveglianza dei docenti non possono essere confusi con altre funzioni".
Professori sì, insomma, guardie del corpo no. Ma né i sindacati né le
assicurazioni scolastiche bastano a convincere chi ha paura. E il rischio
concreto è che di gite se ne facciano sempre meno.
VERA SCHIAVAZZI