C'era una volta Gulliver

di A. Sacco

Non mi riferisco al noto protagonista del romanzo di Johnatan Swift, ma alla libreria aperta qualche anno fa a San Severo che, con i titoli in bella mostra sui suoi scaffali, prometteva viaggi interessanti e non meno emozionanti di quelli di Gulliver, appunto.
Per me scendere a San Severo per una commissione qualsiasi significava quasi sempre farvi una capatina, dimenticare tutto per qualche minuto, affascinata dalle copertine multicolori e accattivanti, inebriata dal profumo amarognolo dei libri freschi di stampa.
Inoltre entrare in quella libreria mi dava l'illusione di non essere completamente esclusa dalla circolazione dei libri e delle idee, destino di tutti gli intellettuali di provincia, costretti a prendere atto delle novità dai semplici titoli e da qualche rigo di recensione riportati sulla stampa.
Pensate, quindi, con quale disappunto, passando per Via Tiberio Solis ho notato, nel locale della libreria, l'ennesimo negozio di abbigliamento. Mi sono sentita sopraffatta dall'amarezza. I negozi di abbigliamento non si contano a San Severo, eppure quasi ogni giorno se ne scoprono di nuovi, mentre l'unica libreria ha dovuto chiudere!
Non è stato un dispiacere solo personale il mio. Mi sono sentita in discussione anche come insegnante. A volte, nella triste considerazione della scarsità di lavoro nel Sud, trovavo un po’ di conforto nel fatto che, proprio per questo i nostri giovani sono in percentuale, più scolarizzati di quelli del Nord. Se non possiamo o non riusciamo ancora ad essere ricchi di denaro o di aziende, possiamo almeno essere ricchi di cultura.
Ma la scuola è veramente un veicolo di cultura?
Evidentemente non è così. Se l'istruzione non aiuta a maturare uno spirito critico, a promuovere un cambiamento di mentalità, vera garanzia di sviluppo sociale, vuol dire che essa è rimasta un semplice orpello o, nella migliore delle ipotesi, in bagaglio di nozioni tecniche, ma non si è trasformata in cultura.
Nella nostra società, dal dopoguerra ad oggi, nulla è cambiato.
D'accordo, c'è un po' di benessere in più, il costume è diventato meno rigido, ma i valori di fondo sono rimasti gli stessi e nessuno si sogna di metterli in discussione.
Continuiamo a vivere in una società in cui conta più l'apparenza che l'essere. Come avviene spesso in un ambiente chiuso e provinciale, siamo irretiti in una sterile gara a chi mostra di più, profondendo in essa energie che potrebbero essere convogliate in direzioni più positive e più produttive.
Solo così, d'altronde, si può spiegare il continuo proliferare di negozi di beni di consumo materiali e la chiusura dell'unica libreria presente in un città così popolosa, con un elevato numero di laureati, con la presenza di quasi tutti gli istituti di istruzione superiore, da qualche anno anche sede di alcune facoltà universitarie, e per giunta centro di riferimento di un bacino di utenza costituito da Torremaggiore, San Paolo, Apricena e i centri del subappennino dauno.

28 Settembre 2002

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