C'era una volta… l' Istruzione Pubblica
by Dan

Sia consentito al vecchio Dan (vecchio in senso "grafico" e non "anagrafico"!) di riproporsi con la sua amara e dissacrante ironia, perché, come disse qualcuno (chiederò, poi, al colto Marsus chi lo abbia detto!) Mala tempora currunt !
L'articolo della collega Sacco, richiama, con angosciata commozione, tutti noi a una maggiore presa di coscienza della valenza della cultura, soprattutto del suo essere portatrice e creatrice di coscienza critica e fornitrice di input innovativi in una visione del Sud che non sia soltanto serbatoio di manodopera tecnica e impiegatizia (sia pure ai più alti livelli) ma divenga emblema di una società in cui sia al primo posto il valore "uomo", inteso, questi, come facitore in prima persona del proprio destino e, perciò in necessaria perenne connessione con una ricorrente crescita culturale in cui e di cui le "librerie" dovrebbero essere una tangibile espressione.
Chi potrà non essere d'accordo? Nessuno, ovviamente, nemmeno il ministro (o si deve dire la ministra? Scelgano le femministe!) della Istruzione senza la P.
Ma la collega Sacco concorderà che alla cultura sono legati fattori forse meno nobili ma necessari, fattori connessi al "vile" denaro, i quali, fra l'altro, permettono di mantenere in vita una classe, sia pur di un numero non legale (ma chi la stabilisce la legalità se non il governo?) perché il suo percorso di crescita non sia traumaticamente interrotto per una questione di risparmio (non certamente "energetico"!)

Ed è questo l'inghippo: di fronte ad una esigenza culturale (permettere a degli studenti di proseguire armonicamente il loro percorso) il "Peana" inneggiante alla cultura degli esponenti governativi si colora di variegate note "menefreghiste" quando si "applicano" letteralmente le disposizioni (economiche), come se gli studenti fossero utensili da spostare qua e là secondo le esigenze della legge di mercato; non ha nessuna rilevanza se dieci o undici studenti abbiano già intrapreso un preciso percorso educativo con cui sono cresciuti per due anni, si può tranquillamente cambiare strada (scuola, città, professori, amici, metodo, libri…), perché "ogni(?)" cittadino deve contribuire a sanare il deficit dello Stato.
Tanto basta per capire quanto peso abbia, nell'attuale contesto, l'istruzione intesa come crescita totale della persona umana.
Sono confortanti gli interventi nel nostro FORUM, nei MESSAGGI e negli articoli già pubblicati, ma Dan non è un sognatore (come Marsus), e pessimisticamente ma realisticamente, sa che il Fato, modernamente ribattezzato Santa Economia, continuerà imperturbabile a spianare la strada verso scenari imprevedibili (mica tanto!).

30 Settembre 2002

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