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Tra i professori stessa retribuzione e differenti carichi lavoro

 Prendendo per buona la tabella delle insegnanti di Milano che hanno dettagliatamente quantificato sul Corriere della Sera i loro impegno orari nell’anno, per una media settimanale - nel periodo in cui le scuole sono aperte - di 40 ore complessive di lavoro svolto parte a scuola e parte a casa, sorgono alcune riflessioni.

Prima di tutto c’è il confronto interno alla stessa scuola per gli effettivi impegni di lavoro dei docenti, tra quelli che hanno compiti da correggere a casa, come ad esempio i docenti di lettere, di matematica e di lingua straniera, e gli altri. E dietro i compiti da correggere, ci sono le verifiche, da preparare e anch’esse da correggere.

In termini di carichi di lavoro effettivi è notevole la sperequazione all’interno della stessa scuola e dell’intera categoria, con una differenza stimabile in almeno un terzo. Eppure, poiché è l’orario di lezione, le 18 ore, che identifica la funzione, non c’è contrattualmente differenza nemmeno nella retribuzione che è uguale per tutti, per il docente di lettere e per quello di educazione fisica.

Ma anche a parità di disciplina insegnata, l’impegno e il tempo dedicato può variare da persona a persona. C’è da scommettere che ci siano colleghi delle due insegnanti milanesi che fanno anche più ore tra scuola e casa, e altri che ne fanno molte meno.

Questo accade anche in molte altre professioni. Prendiamo le aziende: sin dall’inizio ci sono nuovi assunti che si fermano fino alla sera tardi, e altri ai quali “cade la penna” allo scadere dell’orario di lavoro contrattuale. Nel tempo però di solito le carriere si differenziano: chi si applica di più, contribuendo di più alla causa (ovviamente non solo in termini di quantità di lavoro ma di qualità e spessore, anche se spesso le cose vanno di pari passo), farà più strada, arrivando a posizioni (e stipendi) molto diverse.

Nella scuola no. Si parte uguali, si arriva uguali, indipendentemente dalla quantità e dalla qualità del servizio reso. Eppure, “non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, diceva Don Milani (“Lettera ad una professoressa”).

La domanda da porsi è: quali sono le condizioni di percorso di carriera, con i relativi meccanismi di avanzamento, e di contesto lavorativo in generale che possono favorire un clima in cui il lavoratore si senta stimolato a dare il meglio anche perché vede riconosciuto (in tanti modi, non solo in senso economico) il proprio impegno?

E’ nell’interesse sia del lavoratore, sia del datore di lavoro (e nel caso della scuola, che è un servizio pubblico, della collettività) che si verifichino quelle condizioni, che oggi non sussistono.

FONTE TuttoscuolaNEWS  n. 563 - lunedì 3 dicembre 2012

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