La
storia dell'universo prima del Big Bang
Livorno, svolge la Conferenza Enriques 2006 il fisico Gabriele Veneziano, fondatore
della "Teoria delle stringhe"
Com'era il tempo, prima del
tempo? Una teoria affascinante e ricca di numerose e suggestive
implicazioni nel campo della fisica, della matematica e della filosofia
Sarà uno dei più grandi fisici del
nostro tempo, Gabriele Veneziano, l'ideatore della cosiddetta «Teoria
delle stringhe», a tenere la Conferenza Enriques 2006, dal titolo «Dalla meccanica classica alla teoria delle
stringhe. Viaggio nel cubo metateorico». L'incontro, che si terrà il
prossimo venerdì 20 ottobre alle 17.30, alla Biblioteca Labronica di
Livorno, è organizzato dal Centro Studi Enriques, dalla Provincia e dal
Comune di Livorno, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno.
All'inizio c'era un oceano di onde caotiche, ma quasi completamente calmo.
Poi, una porzione dello spazio cominciò a precipitare su se stesso sotto
il proprio peso, in un punto sempre più piccolo e sempre più denso.
Finché quel buco nero primordiale non fu talmente pieno di energia che
esplose in un fragoroso "Big Bang" dando origine all'universo. Al
nostro universo.
E' questa una delle possibili risposte che la "Teoria delle
stringhe" offre al problema dell'inizio del tempo. Un inizio che
forse non c'è mai stato.
Una teoria affascinante e ricca di numerose e suggestive implicazioni nel
campo della fisica, della matematica e della filosofia, il cui principale
pregio risiede nella capacità di rappresentare in un unico schema
concettuale tutte le particelle e tutte le forze presenti in natura, e di
unificare la nostra comprensione del mondo microscopico degli atomi e di
quello macroscopico dell'intero universo. Gabriele Veneziano, fisico teorico italiano in forza al Cern di Ginevra e al Collège de France di Parigi, è il padre fondatore di questa teoria: le sue idee
hanno portato a una nuova concezione del la fisica moderna capace di conciliare i principi della relatività di Einstein con quelli della
meccanica quantistica: uno scoglio sul quale lo stesso Einstein si era arenato.
E' il 1916, quando Albert Einstein elabora la sua teoria generale della
relatività. L'anno successivo il fisico tedesco applica la sua nuova
teoria all'universo intero, ottenendo le famose "equazioni cosmologiche".
Nel 1922 Alexander Friedmann trova le soluzioni di quelle equazioni e si
accorge che il nostro è un universo in
espansione. Nel 1929 l'astronomo Edwin Hubble osserva la "recessione
delle galassie" e fornisce le prove che Friedman ha ragione.
L'universo, cioè, evolve secondo le leggi gravitazionali della relatività
generale. Applicando le quali è possibile conoscere non solo il presente,
ma anche il passato del nostro universo.
Riproiettando all'indietro il film della storia cosmica, i fisici si accorgono
che le dimensioni dell'universo diminuiscono sempre più, mentre crescono
in densità e temperatura. Finché, giunti all'inizio della storia cosmica,
tutta la materia e tutta l'energia non si ritrovano concentrati in un
punticino in cui la curvatura dello
spazio-tempo, la densità e la temperatura raggiungono valori infiniti.
Dall'esplosione di quel punticino, da quel Big Bang, sostiene il
"modello standard della cosmologia", è iniziata, 15 miliardi di
anni fa, la storia del nostro universo. Anzi, è iniziata la storia stessa
dello spazio e del tempo. Già, perché per un fisico non ha senso parlare di un
sistema dove i parametri raggiungono valori infiniti. E, quindi, non ha
senso parlare della singolarità iniziale e di un qualsiasi parametro
fisico prima della singolarità iniziale.
In definitiva, poiché non ha senso parlare di uno spazio e di tempo
prima del Big Bang, per la fisica relativistica lo spazio e il tempo sono
nati con quella singolarità iniziale. Il Big Bang è l'origine del Tutto.
Il guaio è che la relatività generale, come sostiene il fisico Stephen
Hawking, contiene in sé il germe della propria autodistruzione.
Nell'ambito della relatività generale non è possibile sfuggire alla
singolarità. E quindi non è possibile evitare il paradosso di
imbattersi in punti dove alcuni parametri fisici raggiungono valori
infiniti e, quindi, sfuggono a una descrizione fisica. Ecco che molti si
sono mossi alla ricerca di una "nuova fisica" in grado di
evitare le singolarità. Questa nuova fisica deve essere in grado di descrivere
il cosmo nelle condizioni estreme prossime al Big Bang. Condizioni in cui
a dominare non è solo la gravità ma sono anche altre interazioni, di tipo
quantistico.
Tra le teorie quantistiche che nel tempo si sono candidate ad assolvere a
questo compito, la più accreditata è proprio la teoria delle stringhe
proposta per primo da Gabriele Veneziano. In pratica, nelle condizioni
estreme prossime a una singolarità, sulla scena cosmica sono presenti
solo oggetti primordiali, linee (stringhe) o superfici (membrane) che non sono
puntiformi ma si estendono in molte dimensioni. Forse in una decina di
dimensioni. E in questo universo a più dimensioni la densità, la
temperatura, la curvatura dello
spazio-tempo raggiungono dimensioni molto alte, ma non infinite.
Quindi, sostiene Gabriele Veneziano, acquista improvvisamente senso chiedersi
cosa c'era prima del Big Bang, ovvero del punto in cui i parametri fisici
raggiungono valori altissimi, ma non infiniti. Prima del Big Bang,
sostiene Gabriele Veneziano, esisteva un mare in bonaccia: il vuoto
quantistico. Ora, la calma piatta di questo particolare vuoto non è
assoluta. Piccole onde di energia lo increspano. Queste onde si propagano
e spesso si urtano. Talora le onde si fondono, per formarne una più
grande. Una volta l'onda che ne è risultata è diventata tanto grande da
assumere dimensioni simili a quelle del nucleo di un atomo. Ma l'energia
che conteneva era tale che l'onda ha iniziato a collassare su stessa,
precipitando in un abisso sempre più profondo e denso e caldo. Nel
medesimo tempo quel "buco nero" ha accresciuto le sue
dimensioni, generando nuova energia con un processo che i fisici chiamano
di infiammazione. Raggiunte le
dimensioni di un millimetro circa, il buco nero non ha più retto ed è esploso.
Dando luogo al Big Bang. Al nostro universo. E alla sua storia.
Gabriele Veneziano si è laureato a Firenze nel 1965 con Raoul
Gatto: ha conseguito un Ph. D all'istituto Weizmann di Rehovot (Israele)
e ha proseguito le sue ricerche prima in una breve soggiorno presso il
CERN di Ginevra, poi presso il MIT, dove ha collaborato con Sergio Fubini.
Tornato in Israele, vi ha insegnato fino al 1977, trasferendosi poi
definitivamente al CERN, dove ha anche diretto la Divisione di fisica teorica. Membro dell'Accademia dei Lincei e della Académie des
Sciences, è stato insignito del premio "I. Pomerančuk" a Mosca,
del premio "Dannie Heinemann" dell'American Physical Society, del
premio Enrico Fermi della Società Italiana di Fisica e della medaglia
Albert Einstein dell'omonima società di Berna. Ancora attivo al CERN di
Ginevra, ricopre anche, da un paio d'anni, la cattedra di Particelle Elementari,
Gravitazione e Cosmologia al Collège de France di Parigi.
Luca Rasori - addetto stampa Centro Studi Enriques
Da infoswif@yahoogroups.co.uk - giovedì 12 ottobre 2006