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Quel piano inclinato dal sud al nord della scuola italiana

 Dopo la pubblicazione dei trasferimenti interprovinciali di 43.531 docenti (tra infanzia, primaria e secondaria di I grado), il processo (mediatico) del giorno vede sul banco degli imputati l’ormai famoso algoritmo, quel meccanismo matematico che ha assegnato finora la sede di servizio in tutte le parti d’Italia e che si prepara a farlo anche per altre migliaia di professori della secondaria di II grado.

Difensore d’ufficio dell’imputato il Ministero dell’istruzione, pubblici accusatori sindacati e docenti. Docenti trasferiti lontano da casa, costretti ad affrontare notevoli disagi, segnalano errori a loro danno e i sindacati scuola chiedono al Miur di accertare il funzionamento dell’algoritmo e di rimediare all’eventuale impostazione sbagliata, mentre il Ministero difende tenacemente lo strumento.

Tuttavia, corretti gli eventuali errori (cosa da fare al più presto), un problema di fondo comunque resterà, con o senza algoritmo. Vediamo perché.

 Ci sono infatti fenomeni demografici e sociali che hanno spostato negli anni il baricentro della scuola italiana, mettendola su un piano inclinato: più studenti al centro-nord spingono un gran numero di docenti, concentrati nel meridione, verso nord. E di fronte a queste tendenze strutturali non c’è algoritmo che tenga: nessuna formula matematica potrebbe creare tante cattedre al sud da occupare la sovrabbondante offerta di lavoro che lì si manifesta.

Siamo di fronte a una vera e propria emigrazione di docenti meridionali verso il nord, migranti intellettuali sbarcati in molti casi da atenei del sud rincorrendo il  miraggio di una cattedra che non c’è per tutti, almeno in quelle aree del paese. Un flusso migratorio che richiama quello degli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. Dall’emigrazione sud-nord di allora verso le fabbriche a quella verso le cattedre degli anni duemila.

 Un fenomeno inatteso? No, bastava leggere con attenzione – una decina d’anni fa – i trend demografici in atto da tempo (calo delle nascite al sud, calo anche al centro-nord di italiani, più che bilanciato però dai nati di nazionalità non italiana) e incrociarli con i dati sullo squilibrio territoriale tra i docenti in cerca di cattedra: uno studio del Miur del 2007 sulle GAE (Graduatorie Ad Esaurimento, dalle quali, in assenza di nuovi concorsi – il successivo è stato fatto nel 2012 – si sarebbe attinto per le immissioni in ruolo degli anni a seguire) metteva nero su bianco che il 67,5% degli iscritti (160.157 su 237.252) risiedeva nel Mezzogiorno. E altri 33 mila docenti residenti in meridione, pari al 13,9% del totale iscritti, risultavano iscritti in province centro-settentrionali. Complessivamente, dunque, quasi l’82% era residente nel Mezzogiorno.

 Senza piangere sul latte versato di una mancata programmazione che avrebbe potuto prevenire in parte la situazione attuale, due dati bastano a inquadrare oggi il fenomeno a colpo d’occhio, con riferimento al primo ciclo di istruzione: solo il 37% degli studenti italiani risiede al sud, Isole incluse (18 anni fa era il 47%); mentre ben il 78% dei docenti coinvolti in questa tornata di trasferimenti è nato nel meridione.

Due macro numeri che rendono chiaro lo sbilancio della scuola italiana, che può essere rappresentata come una grande nave con un carico molto più pesante a prua (il nord del paese, con un numero di studenti in crescita), che fa scivolare gradualmente verso la prua una quota crescente del personale, collocato in misura preponderante a poppa (al sud), dove per motivi sociali il pubblico impiego in generale e la scuola in particolare rappresentano, soprattutto per le donne, opzioni inevitabilmente prioritarie.

 A nostro avviso la nave non potrà raddrizzarsi con alcun algoritmo, ma, in parte, solo con misure a lungo termine di cui si parla in questo studio. Ma vediamo prima nel dettaglio i fenomeni alla radice dello storico spostamento del baricentro della scuola italiana.

FONTE: TuttoscuolaNEWS n. 777 - Ecco perché i docenti meridionali devono emigrare al nord >>N. 777, 9 agosto 2016

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