SERENA ZOLI

Penso, dunque non sono. L'individuo manipolato

Un saggio di Remo Bodei dedicato alla "colonizzazione delle coscienze": filosofia, ideologia, strapotere della tecnica

Dal "cogito" di Cartesio alla psicologia di Le Bon, così cambia il concetto di identità

L'identità personale nasce nel 1694. Detto così fa effetto, e soprattutto pare assurdo. L'io c'è sempre stato, da che mondo è mondo. Anzi, da quando l'uomo e la donna sono nel mondo. Ma se il termine, personal identity , viene effettivamente coniato in quell'anno dal filosofo inglese John Locke, più o meno comincia in quell'epoca pure la costruzione dell'io, vale a dire la ricerca e la definizione di che cosa sostanzia un'individualità, su che cosa si fonda e che cosa la tiene insieme nel tempo, attraverso le esperienze anche le più lontane o superate in cui al momento non ci riconosciamo più. Remo Bodei, nel dedicare al tema un ponderoso, nonché trascinante, volume ( Destini personali), definisce quell'opera "una delle più colossali imprese della modernità". Impresa, va detto subito, col cantiere ancora aperto, forse mai più chiudibile, se per l'oggi si parla di un "io modulare", dunque continuamente ricomponibile in tutto o in parte, e se all'orizzonte si profila non solo l'ipotesi di un "meticciato" delle identità per le forti e promiscue migrazioni in atto, ma addirittura l'inedita ombra del posthuman : l'unione di organico e inorganico, corpo e macchina che per via di protesi, trapianti, interventi biotecnologici non potrà non incidere sull'idea e la percezione di "io". Addirittura su che che cosa è (sarà) un uomo.

Non è stato sempre così. La modernità si impianta (e parliamo dell'Occidente) quando il mondo perde il suo "incantamento", il pensiero e la scienza lo slegano dalla trascendenza e crollano i pilastri - dalla terra al cielo e da qui all'eternità - dell'anima immortale, per ciascuno unica e incorruttibile nel tempo, e della Provvidenza, vale a dire la garanzia della supervisione di Dio sui destini personali e sulla storia. Non ci sono più perni assoluti, non c'è più certezza metafisico-teologica a far da cornice e sostanza al singolo e all'agire collettivo. Parte allora la ricerca filosofica di cosa sia la personal identity e se ancora Cartesio (1596-1650) la fonda in verticale col cogito ergo sum , penso dunque sono, Locke (1632-1704) inaugura una fondazione "orizzontale": è il filo della memoria e il prefigurarsi e preoccuparsi del futuro che tengono unita la coscienza.

Per Bodei, Locke è il capostipite di un filone filosofico che arriva ai nostri giorni e che ha come contraltare la corrente di pensiero innestata da Schopenhauer (1788-1860). Per il filosofo tedesco la vera essenza di ciascun uomo è una oscura e universale volontà di cui l'intelletto, mero "parassita" del corpo, può prendere coscienza ma non governare. Inizia da qui un discredito dell'individualità le cui tappe successive Remo Bodei indica in Le Bon, Pirandello (il titolo più sintomatico: Uno, nessuno, centomila ) Gentile e i totalitarismi del Novecento.

Questi ultimi interessano soprattutto al filosofo dell'Università di Pisa: allora per la prima volta le coscienze vengono infiltrate e "colonizzate" con un preciso disegno scientifico-politico cui la filosofia - o certe filosofie - ha preparato il terreno teorico e gli attrezzi. Il vero oggetto dello studio (sottotitolo: L'età della colonizzazione delle coscienze ) è come la politica sia arrivata a invadere i singoli dal di dentro, a penetrarne e plasmarne la psiche. Come dal tradizionale "demagogo", il conduttore di popoli, di persone, si sia giunti allo "psicagogo", il conduttore di "anime".

Lo snodo fondamentale in questa traettoria è costituito da Gustave Le Bon e dal suo La psicologia delle folle del 1895. Di suo le Bon sarebbe favorevole al sistema della rappresentanza politica, ma sono anni, quelli di fine '800 e primo '900, in cui non solo lui parla di décadence dei popoli latini. Sono anni in cui è nata, ed è in voga, la citologia, la teoria cellulare, per cui l'organismo si basa su un agglomerato di cellule, ciascuna di per sé insignificante. E' l'epoca in cui le masse si affacciano alla scena politica, ma sono per Le Bon masse ineducabili e irredimibili, una minaccia per la civiltà: o le si tengono fuori dalla politica, ma il socialismo preme per organizzarle, o vanno messe sotto tutela da un'élite oppure da un meneur des foules , alla lettera: trascinatore di folle.

L'arma? Le Bon aveva visto da bambino, al paese, un mago sfidare e vincere, nell'approvazione della pubblica piazza, il farmacista: magia contro scienza. Un altro esempio un po' più illustre: il seguito ancora vivo dopo duemila anni di un "falegname ignorante della Galilea". "Nella storia l'apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà", scrive. E poichè il popolo rozzo ragiona solo per immagini, queste immagini vanno create dal meneur come fa l'attore, e poichè siamo nell'età dei giornali, dice, (e tra pochissimo del cinema e della radio) l'ampia visibilità e udibilità può far più di mille ragioni.

Sul versante di chi sta dalla parte del popolo e dei lavoratori, Georges Sorel svolge un pensiero in qualche modo analogo: no alla rappresentanza, azione diretta e spontanea delle masse. "Tanto in Le Bon che in Sorel", scrive Bodei, "si spezza ogni forma di comunicazione razionale tra la base e il vertice: non resta che il linguaggio mitico e la mobilitazione emotiva".

Il terreno è pronto per la nascita dei Duce, dei Führer, dei Caudillo, dei Conducator, tutte traduzioni di meneur . Ma se Mussolini dirà di aver letto un'infinità di volte La psicologia delle folle , anche Theodore Roosevelt fu un ammiratore di Le Bon di cui condusse tutt'altra lettura. Il pensatore francese da parte sua ammirava i paesi anglosassoni dove non vedeva decadenza e dove in effetti la traiettoria che parte da Locke, imperniata sulla ricerca di fondatezza e rafforzamento dell'individualità, ebbe maggior corso. Anche se in questo filone, Bodei non pone solo John Stuart Mill, ma pure Nietzsche col suo "uomo superiore" che può in certo modo autofondarsi, e Proust con la fede nella memoria che ricollega i tanti "io di ricambio" di cui siamo fatti nel tempo.

Per altri versi, però, Nietszche entra nel trio dei "maestri del sospetto" per aver scavato, con Marx e Freud , un drammatico "vuoto teorico ed etico" di cui hanno approfittato i manipolatori di coscienze. Bodei in verità accusa soprattuto i semplificatori del loro pensiero, che "esaperando la giusta polemica anti-idealista contro il primato della coscienza, hanno favorito l'idea che contassero solo quelle forze che agiscono alle spalle degli uomini: le potenze economiche, la "grande ragione" del corpo che determina l'io, l'Inconscio".

Studiando soprattutto Mussolini tra i dittatori, Remo Bodei analizza con quali strategie volute si sia aperta quell'inedita fase della politica in cui la "sovranità è in grado di estendersi al mondo interiore". Miti, illusioni, fedi vengono consapevolmente creati e diffusi. E intanto, con la radio il politico invade per la prima volta lo spazio privato delle case. E con la televisione?

Bodei si arresta alle soglie dell'oggi, e dispiace. Piacerebbe che la sua analisi complessa e sottile fornisse chiavi interpretative anche per il nostro tempo dove i "manipolatori" delle coscienze, i grandi comunicatori, s ono così tanti e così attrezzati in amplificazione e suggestione; dove, come egli stesso scrive, è pervasivo il marketing delle "identità prefabbricate". Solo in una nota, lo studioso si esprime: "a me pare che la volontà di far credere stia tornando, sia a livello politico che religioso". Nel testo, per noi uomini del momento, lancia un avvertimento e un invito. Non si creda che le date del 1945, 1989 e 1991 (crollo del fascimo e nazismo, del Muro di Berlino, del Blocco socialista) abbiano spalancato le porte di una libertà assoluta. Le "colonizzazioni" delle coscienze e gli "stampi" lasciati nella società e nella cultura non si eliminano neppure nel tempo di una generazione.

L'invito è ai singoli: "Ciascuno dovrà "decolonizzare" e far fruttare quel terreno di libertà che è rimasto abbandonato e incolto per effetto della pretesa dei "maestri del sospetto" di esautorare la coscienza singola della sua autonomia e responsabilità".

Il Corriere della Sera-1 NOVEMBRE 2002

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