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Computer e apprendimento, una ricerca demolisce la correlazione positiva. Ed è polemica

Gli studenti italiani non brillano per capacità matematiche, né per come sanno usare le informazioni scritte come strumenti per la vita quotidiana. A consolazione dei magri risultati, il fatto che il background socioeconomico sia della scuola, sia della famiglia, non sembra influire sulle performance dei ragazzi. Sono i risultati, appena pubblicati, di PISA-Programme for International Student Assessment 2003, lo studio che l'OCSE conduce ogni tre anni in circa 60 paesi per valutare se e quanto i nostri giovani sono pronti a rispondere alle sfide del futuro e della vita vera. C'è però un altro, interessante aspetto che emerge da PISA: secondo due esperti del centro di studi economici tedesco CESifo, i dati della ricerca condotta dall'OCSE nel 2000 dimostrerebbero che la disponibilità di computer a scuola non ha alcun effetto evidente sui risultati raggiunti dai ragazzi e non li aiuta quindi nello studio. La ricerca del CESifo, resa nota il 17 novembre, ha scatenato polemiche nel mondo anglosassone soprattutto dopo un articolo della BBC che ne deduceva, sostanzialmente, che il denaro investito in tecnologie didattiche è denaro sprecato.

In realtà Ludger Woessmann and Thomas Fuchs, i due studiosi tedeschi del CESifo, hanno esaminato la correlazione tra disponibilità di computer e performance scolastiche. Paragonando i risultati di studenti con background familiari simili hanno trovato una correlazione inversa tra disponibilità di computer a casa e performance scolastiche. Secondo Woessmann e Fuchs il computer a casa non viene utilizzato tanto per le attività didattiche, quanto per giochi e svago. Perciò la tanto citata correlazione positiva tra disponibilità di computer e risultati scolastici, tenendo conto di questo fatto, cessa di essere certa.

"Abbiamo stimato la relazione tra risultati scolastici e disponibilità e uso di computer a casa e a scuola usando i dati PISA - spiegano i ricercatori - Le analisi bivariate mostrano una correlazione positiva tra risultati e disponibilità di computer. Ma una volta tenuto conto del background familiare e delle caratteristiche della scuola la relazione diventa inversa riguardo ai computer a casa e irrilevante riguardo alle dotazioni informatiche a scuola. Così, la semplice disponibilità di computer a casa sembra distrarre gli studenti da un apprendimento efficace".

L'uso di computer a casa, se è per l'educazione e la comunicazione, mostra una relazione positiva con i successi scolastici, continuano i due studiosi tedeschi. E' invece più interessante la relazione fra performance scolastiche e uso di internet e dei computer a scuola. Qui emerge una curva a "U" ribaltata:

poco uso dei computer, performance negative; uso moderato, performance positive; uso frequente, performance negative.

La conclusione di Woessmann e Fuchs è che la curva ad "U" inversa sembra indicare che troppo tempo passato davanti ad un computer rimpiazza metodi di insegnamento più efficaci e che i finanziamenti spesi in attrezzature informatiche potrebbero essere sfruttati meglio in materiali didattici o per migliorare la formazione degli insegnanti. La chiave, sottolineano, è cosa si fa con il computer, non la semplice disponibilità di esso.

Occorreva una ricerca per dirci che un computer, da solo, considerato indipendentemente da ogni supporto da parte dei genitori o degli insegnanti, considerato senza riferimento al software utilizzato, considerato a prescindere dagli interessi e le attitudini degli studenti, non ha un impatto positivo sull'educazione? Forse no. Lo pensa anche Stephen Downes del National Research Council of Canada, che sul suo blog commenta: "E' come dire che, senza la Terra, la Luna orbita intorno al sole. Ma ciò ignora la realtà molto più complessa. Sfortunatamente tali sottili distinzioni mancano nell'esposizione dei risultati (della ricerca CESifo, ndr). Per questo leggiamo che "i computer non aiutano la gente a imparare" e "i computer rendono la gente meno sveglia". Lo studio non raggiunge tali conclusioni e quando sono presi in considerazione i "bias" è difficile trarre delle conclusioni del tutto".

Da SOPHIA.IT - Dicembre 04

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