La voce del Fiani

Parsifal, la gloria del Venerdì Santo
di Giorgio Pestelli
da http://www.lastampa.it/  - 18 marzo 2005

«Parsifal», l’ultima opera di Wagner, fu subito sentita come qualcosa di diverso dai suoi lavori precedenti, a cominciare dall’obbligo (presto abolito) di rappresentarla solo a Bayreuth per proteggerla dai teatri e dal pubblico dozzinale; per non parlare della famosa condanna di Nietzsche che la vide come un tradimento alla concezione anti-divina dell’«Anello del Nibelungo», un riparare sotto le ali del cristianesimo attraverso il sentimento della compassione; ma è singolare che un uomo di tale acutezza non si sia reso conto che la compassione di Parsifal non era una fuga all’indietro, ma la via stessa per sperimentare coscienza e memoria del dolore, del male e della colpa, da cui ci si salva solo con la negazione della volontà, la rinuncia alla brama e alla cupidigia secondo il pensiero centrale di Schopenhauer: non diversamente quindi da tutto il cammino di Wagner, in una vicenda tutta intessuta di ritorni e approfondimenti. Unico forse, e diverso da tutto, è il «suono» di questa opera meravigliosa, la sua predilezione per i registri vocali bassi, il timbro patinato di un’orchestra iridescente, i suoi pallori (l’uso delle sordine negli archi e negli ottoni), i suoi piani di luce abbaglianti o cupi, sempre vibranti e intersecati.[...]

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