Parco letterario "Gargano segreto"

di Filippo Fiorentino

Nella positiva ripresa del dibattito sulla questione meridionale, la vocazione produttiva degli spazi del Mezzogiorno, dalle aree protette ai paesaggi attraversati da responsabili e vitali dinamiche di sviluppo, acquista concretezza con la peculiare qualità di proiettare gli scenari locali oltre la valorizzazione turistica.
Sono ormai nella fase di attivazione nelle regioni meridionali e nelle isole i sedici Parchi Letterari, nati da un'idea dello scrittore Stanislao Nievo e finanziati con fondi dell'Unione Europea. La prospettiva è quella di riproporre alla sensibilità di oggi, attratta sempre più dal virtuale del campo tecnologico, le emozioni di un ambiente che hanno provocato pagine di scrittura poetica o comunque una produzione letteraria composita e ininterrotta nel tempo di quel territorio.
Così, accanto ai Parchi pugliesi "Ettore Fieramosca" di Barletta e "Formiche di Puglia" delle province di Bari, Brindisi e Taranto, luoghi di eventi storici e di metafore sociali, un altro Parco Letterario, quello del Vesuvio "Da Plinio a Leopardi, scritture dalla terra del fuoco", ripropone un territorio da sempre fonte di ispirazione e di intensa suggestione per autori che napoletani non erano. Occhi nuovi riscoprono oggi la filiera delle emozioni della via delle ginestre, che ha ispirato Leopardi, o la forza evocativa delle tre poesie che Emily Dickinson scrive sul "reticente vulcano" senza averlo, peraltro, mai visto.
E luogo, che in sé intrinsecamente e negli sguardi di chi lo attraversa possiede forza trasformatrice del linguaggio e della poesia, è anche il Gargano. Anzi il Gargano segreto, dove "un fremito perenne agita tutte le cose e il bosco vibra sublime", percorso dai viaggiatori di ogni tempo, da Leandro Alberti a Ferdinand Gregorovius, a Janet Ross, a Norman Douglas, da Riccardo Bacchelli a Giuseppe Ungaretti, da Arthur Miller a Graham Greene, da Antonio Beltramelli a Corrado Alvaro, a Cesare Brandi.
Segreto anche per chi vi ha vissuto in profonda condivisione con la sua gente, promuovendone attraverso una feconda testimonianza letteraria la sua identità storica e culturale. Il rispetto di una tale identità, figlia della memoria, è apparso a Sergio Zavoli, interpellato in occasione della presentazione estiva a Vico delle sue poesie " In parole strette", condizione pregnante di un Parco Letterario.
All'opera di Pasquale Soccio, alla sua visione coerente, raffinata e rigorosa di scrittore poeta resa sempre umanissima dalla mobilità della mente e del cuore, dovrà richiamarsi il Parco Gargano segreto, l'antica intimità della sua voce.
Un motivo di valorizzazione del Promontorio, che rinnovi la comunicazione affidata ai libri proponendo anche ai flussi turistici un mosaico di fermenti in atto nella terra garganica, può essere governato non da specialisti ma dai giovani del presente. Nella ricerca sulla poesia popolare in dialetto (strapulette, sunette d'ammore) e attorno al rilancio in un circuito internazionale della tarantella di Carpino, con i cantori anziani ormai assimilati e accompagnati dalle nuove generazioni, già vive un campo di azione che si traduce in creatività imprenditoriale.
Un'imprenditorialità per una transizione al lavoro e nel lavoro, coerente con il tessuto culturale del Mezzogiorno che si nutre di storia, di canto tramato di poesia, di incorrotte tradizioni popolari, si sviluppa certamente al di fuori della nuova retorica della gestione delle risorse umane. E, quel che più conta nella proposta del Parco Letterario Gargano segreto, è che l'iniziativa giovanile, attraverso l'IG o le associazioni culturali e le società onlus, valorizzi integralmente il territorio della montagna "mistica e mitica", come la chiamava Pasquale Soccio.
Il vitale di tali cammini, finora non battuti, è il nesso profondo tra l'uomo che si affatica nell'esistenza e la materna terra millenaria, un luogo-libro di ispirazione e di canto, di azione e di metamorfosi, di permanenza e di transiti. Tra agrumeti invecchiati e frusti canneti della riviera, da San Menaio a Rodi, è custodita ancora la voce serena del Gargano, che il rondista Antonio Baldini aveva raccolto nei suoi elzeviri per Il Corriere della Sera. Quella voce dalle cadenze eterne, che rapinose megastrutture non si curano di soffocare, invoca per questo spazi fisici e mentali che continuino a garantire coesione e crescita delle comunità.

 

Chiudi la pagina