Il preside: così la valutazione è più organica. I ragazzi: uno stimolo

La pagella? Ora è a punti e "ricaricabile"

Esperimento a Foligno: si parte da quota 100. Bonus per ricerche, domande intelligenti e compiti non copiati

FOLIGNO (Perugia) - Sui banchi come sulla strada, occhio al punteggio: a pochi mesi dall’introduzione della patente a punti, nelle aule italiane arriva la "pagella ricaricabile". Per ora a fare i conti con la nuova scheda, in cui il punteggio complessivo può essere bruscamente abbassato da una prova di verifica andata male, ma anche riportato verso l’alto con una ricerca fatta a casa, ci sono solo quattro classi dell’Istituto tecnico commerciale e per il turismo "Scarpellini" di Foligno (Perugia). La proposta infatti è stata elaborata da un professore dell’istituto, Sergio Ciucci, a cui il dirigente scolastico ha concesso di attuare la sperimentazione su due prime e due seconde, nelle ore di scienza della materia.

Il nome esatto della nuova pagella è "100 punti per l’apprendimento autogestito": una griglia suddivisa in due pagine in cui inserire i punti ottenuti grazie a compiti in classe, interrogazioni, test, ricerche. Ma anche i compiti a casa rientrano nella valutazione, così come la partecipazione alla vita in classe. Le "istruzioni" definiscono la scala dei punteggi da aggiungere al "bonus" iniziale (i 100 punti che dominano in rosso sulla copertina della scheda): ricerca individuale +1, ricerca di gruppo +0,5, interrogazione ("buona", è la precisazione) +0,5/1. Un compito a casa "non copiato" varia da +0,5 a +1, ma per aumentare il "bonus" di mezzo punto basta anche una domanda, purché sia "intelligente". Ogni studente deve partecipare ad almeno 6 verifiche ufficiali per ogni quadrimestre, mentre è obbligato a "muovere" il punteggio almeno ogni 10 giorni, pena la perdita di 1 punto. "Ma dopo un periodo di prova - spiega Ciucci - mi sono accorto che il limite è un po’ stretto: probabilmente lo alzeremo a 15 giorni". Due settimane per dimostrare di aver assorbito le nozioni, ma anche di essere presenti in classe e non solo dal punto di vista fisico, "perché diciamoci la verità, oggi a scuola i ragazzi percepiscono solo noia, non sanno più ritrovare l’emozione". E allora la sfida è trovare forme nuove per coinvolgere gli studenti, per responsabilizzarli, "devono interessarsi autonomamente alla loro situazione per migliorarla, proprio come succede con la patente a punti". A fine quadrimestre il totale è convertito nel voto da riportare sulla pagella "vera": 100 punti per la sufficienza, per il 7 si parte da 110, a 120 scatta l’8. "La differenza - dice Ciucci - è una maggiore organicità nella valutazione, che genera un voto più obiettivo".

I ragazzi, da parte loro, sembrano contenti: "E’ uno stimolo a intervenire - sostiene Barbara, 15 anni, al secondo anno -, mi piacerebbe averlo anche nelle altre materie". E il tempo per le ricerche, i compiti a casa? Non rischia di essere un po’ troppo impegnativo questo sistema? "Ma no, il modo di studiare è lo stesso", spiega Stefano, stessa classe di Barbara. Anzi, a sentire lui sembrerebbe quasi un gioco: "I primi punti li ho già guadagnati con un’interrogazione e facendo delle ricerche". "Attenzione però - ammonisce il pedagogista Cesare Scurati -, qui si entra nel campo degli strumenti di pressione, pur con le migliori intenzioni del mondo; invece i ragazzi vanno motivati senza sentirsi addosso una camicia di forza. La pagella a punti può funzionare come integrazione dei vecchi metodi educativi, ma deve rimanere chiaro il patto di fondo tra insegnante e alunno: guai a trasformarlo in una gara quotidiana".

Gabriela Jaconella

Da www.corriere.it - 7 novembre 2003

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