Ocse. Il rito
delle critiche che durano un momento
L’Ocse
ha diffuso nei giorni scorsi i risultati del rapporto sullo stato
dell’istruzione/formazione nel mondo sui dati relativi agli anni 2008-2009.
Il
Rapporto, scaricabile nelle versioni in inglese e in francese dal sito
dell’Ocse (www.oecd.org) consta di 533 pagine con notazioni, commenti, grafici
e tabelle.
Dell’intero
rapporto è stato fatta una sintesi nella versione italiana, ridotta a sole 5
pagine, per la divulgazione immediata sui media che hanno colto l’occasione per
evidenziare numerose criticità del nostro sistema.
I
commenti immediati si sono basati su quella sintesi e, spesso, nemmeno su
quella: i commenti sono avvenuti per lo più sui commenti degli altri e sulle
sintetiche notizie di agenzia della prima ora. Poi più nulla, come è avvenuto
l’anno scorso per il Rapporto 2010 e l’anno prima per il Rapporto 2009 e così
via.
Il
Rapporto si è consumato nel volgere di due giorni, poi è scomparso dai
commenti, come se si trattasse di un elemento congiunturale, di un fatto “cotto
e mangiato”, da utilizzare a favore, o molto più spesso contro il ministro
dell’istruzione di turno colpevole di quanto si è venuto strutturando e
sedimentando nel corso degli anni nel nostro sistema di istruzione.
Ancora
una volta si brucia un’occasione per una riflessione sulle condizioni
strutturali del nostro sistema di istruzione le cui caratteristiche attuali
sono il risultato di anni di gestione amministrativa, di piccole o grandi
riforme (più o meno riuscite), di sperimentazioni e di impegno di tanti
operatori scolastici. Vorremmo che, passata questa fase di valutazione
superficiale e corsara, qualcuno (magari lo stesso Ministero dell’istruzione)
facesse di quel Rapporto - e di altri analoghi, come il “Rapporto sulla qualità
nella scuola” di Tuttoscuola - l’oggetto di un seminario o di un convegno
nazionale che avesse l’obiettivo non di giustificare le situazioni critiche ma
di cercare, partendo dall’analisi dei dati, un modo condiviso per
superarle.