Il teatro della parola diventa spettacolare
di Luigi Minischetti

Torremaggiore, 26 maggio 2003.

Al teatro Fiani, non nuovo ad esperienze di teatro scolastico,Aula Magna del Fiani è andata in scena, lunedì scorso, Le nuvole di Aristofane, davanti ad un pubblico numeroso e competente. Un pubblico valido, che ha molto apprezzato il lavoro svolto dagli studenti del liceo classico "N. Fiani", diretti in maniera magistrale da Angela Sacco, e tributato loro ben cinque minuti di applausi finali.

Alla base di questa commedia classica, lo scontro, o meglio, l’incapacità di dialogo tra generazioni adulte, tema quanto mai attuale, nonostante l’opera sia datata al 423 a.C.

Lo spettacolo prende il via in una soave atmosfera,Strepsiade e Filippide notturna e rarefatta. Un uomo, oppresso dai bisogni, ha deciso di educare il figlioalla frode e alla menzogna, e per fare ciò si rivolge alla scuola dei sofisti greci, attraverso un Socrate molto poco storico, che però incarna nel suo personaggio i due massimi principi sofistici: l’inesistenza di una morale oggettiva, e, soprattutto, l’onnipotenza della parola ad ottenere qualsiasi risultato.
Alla fine, questa cattiva azione pedagogica finirà per rivoltarsi contro il protagonista Strepsiade, l’ottimo Giuseppe Russo padre indegno, incapace di trasmettere al figlio un esempio di alto valore morale.

Socrate e StrepsiadeIconograficamente riuscito l'ingresso di Socrate, il bravo Matteo Leone, e di tutti gli altri personaggi Filippide: Roberto Lamedica, discepolo: Francesco Marolla, Discorso Giusto: Giovanni Pensa, Discepolo Ingiusto: Alessio Angeioro; Primo Creditore: Francesco Biuso, Secondo Creditore: Leonardo Di Domenico; Servo: Giampiero Marinelli; Discepoli di Socrate: Luigi Gentile, Giuseppe Landolfi.

Una buona idea è stata quella di disporre ad emiciclo, davanti al palcoscenico, il Coro delle Nuvole. Una forma geometrica che ricordava vagamente lo spazio dell’orchestra nel teatro greco.
"E’ stata una scelta faticosa - ha dichiarato la regista - Coroil frutto di un percorso travagliato, che però ha esaltato la spettacolarità di un elemento come il Coro, materia sempre difficile da trattare".
Bisogna, inoltre, aggiungere che l’effetto di fornire un appoggio musicale dal vivo, grazie alla pianista Angela Di Pumpo, unito ad una coreografia di movimento semplice ed essenziale, ha notevolmente amplificato l’impatto scenico del Coro, rendendolo senza alcun dubbio la vera anima dello spettacolo.

Buona la presenza scenica di quasi tutti gli attori e gradevoli i loro costumi, in tono con un teatro della parola che non rinuncia alla spettacolarità. Un teatro, dove anche la parola scurrile sortisce un voluto effetto comico, ma, attenzione, non smette mai di essere poesia, anzi diventa poesia comica e, di fatto, alleggerisce i toni di una contesa di alto valore etico.

 

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