Basta con la misera operetta
Tuttoscuola - 10-01-2006
Al
di là dell' ultimo botta e risposta tra "Repubblica" e
ministro dell'istruzione, lo spettacolo al quale stiamo assistendo nel
dibattito di politica scolastica - ma il discorso si potrebbe estendere alla
politica in generale - è avvilente.
Si litiga su tutto. Ognuno ha in mente la "sua" verità. Più
che un dibattito, è un dialogo tra sordi. Alle critiche si risponde sempre
"non è vero".
I dati, che pure dovrebbero essere uguali per tutti, conducono costantemente a
posizioni distanti. Tutto ciò porta solo a coprire un ritardo
irresponsabilmente colpevole su un terreno cruciale per lo sviluppo del paese
come la scuola.
Per quale ragione ci si contrappone in modo così duro? Oggi più di ieri la
responsabilità politica impone rigore e richiede un disegno di qualità.
Non si può continuare a mischiare le carte, sarebbe gravissimo.
Abbiamo una scuola che non cresce, a dispetto degli slogan del Ministro, che
presenta un alto tasso di dispersione, performance scadenti, che ha meno
risorse e meno autonomia, che risulta poco efficiente e non "adeguata
alla settima potenza industriale del mondo".
Abbiamo necessità di darci un modello di sviluppo il più possibile condiviso, e
non inseguire un modello elettorale. Dobbiamo darci una scuola e una università
in grado di incidere sulle organizzazioni, sugli strumenti, sui comportamenti,
sui processi, sulla cultura e di trasformare l' Italia in un protagonista di
innovazione e di competitività reale.
Questa è la sfida da assumere per uscire dalla operetta quotidiana in cui si è
caduti.