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La Moratti si è arresa

Alba Sasso - 28-11-2005

Da "AprileOnLine" del 26 novembre 2005

Di fronte alla fredda e disarmante logica dei numeri, perfino la Moratti è costretta ad arrendersi e ad interrompere il racconto di quella scuola da sogno (ma è soltanto lei a sognarla) in cui va tutto sempre e comunque bene, per guardare in faccia la realtà: i tagli in Finanziaria ci sono, e colpiranno l'istruzione pubblica.

E però, al Ministro proprio non riesce di evitare di "aggiustare" i fatti per adeguarli e farli combaciare con la propria "teoria": e così se da una parte c'è l'ammissione della realtà - fatta di riduzioni al bilancio di spesa -, dall'altra parte assistiamo al tentativo di giustificare. Insomma, ci si dice: siamo costretti a operare tagli, ma non volevamo. E, soprattutto, non è colpa del governo o del centrodestra. Come sempre, è colpa della congiuntura finanziaria, della crisi economica, del carovita, dell'Europa, e via dicendo.

Molto ci sarebbe da dire sull'incapacità o sulla mancata volontà di assumersi le proprie responsabilità, da parte di chi ha ruoli di rappresentanza politica ed istituzionale. Ma non voglio dilungarmi su questo tema: mi limito a osservare che una classe dirigente è degna di questo nome se può e sa rispondere delle proprie azioni e delle proprie scelte.

Quello su cui voglio richiamare l'attenzione è l'impostazione di fondo, che è alla base delle dichiarazioni della Moratti, e prima ancora delle manovre finanziarie del ministro Tremonti: le politiche per l'istruzione concepite da questo centrodestra come politiche di settore, su cui si possono operare tagli.

E allora, vengono ridotte le spese per le supplenze brevi, quelle per il "miglioramento dell'offerta formativa", per l'aggiornamento dei docenti e per gli straordinari dei dipendenti. Tagliate anche le spese per il funzionamento degli uffici. Ridotta a 565 milioni di euro la spesa per le supplenze brevi del personale docente e del personale Ata. Ma i risultati di questo tipo di politiche li abbiamo già potuti constatare in Puglia, con le scuole costrette a ricorrere all'assunzione per chiamata diretta del personale non docente, per far fronte alla carenza di organici.

Per di più, non c'è traccia del piano pluriennale per le assunzioni dei docenti, mancano gli stanziamenti per il piano programmatico di attuazione della legge 53, mancano i fondi destinati a finanziare il rinnovo contrattuale del personale della scuola recentemente firmato.

Questo governo insomma guarda alla scuola come a un costo piuttosto che come ad un investimento, come ad un campo in cui "fare cassa" piuttosto che come ad un fattore strategico di crescita e di sviluppo.

Ma un paese che non investe sulla formazione, sulla ricerca, sull'istruzione, è un paese che non scommette sul proprio futuro. E soprattutto, è un paese condannato al declino. Si tratta di un tema di forte rilevanza ed attualità, che ha costituito parte integrante dei contenuti dello sciopero generale svoltosi il 25 novembre .

Alba Sasso

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