Governo Monti: Da Gelmini a Profumo.
Quale (dis)continuità?
La condizione
pregiudiziale posta dallo schieramento di opposizione per aprire una nuova fase
politica è stata negli ultimi mesi, settimane e giorni, con insistenza
crescente, quella della ‘discontinuità’.
La discontinuità era
riferita essenzialmente alla prosecuzione del governo guidato da Silvio
Berlusconi, e si traduceva nella richiesta prioritaria di dimissioni
dell’esecutivo da lui presieduto. Ma si può dire con eguale sicurezza che la
richiesta di discontinuità fosse riferita anche ai contenuti dell’azione di
governo, almeno riguardo agli stringenti impegni presi a livello internazionale
dal governo italiano per far fronte alla crisi finanziaria?
La risposta è più no
che sì proprio per la scarsa negoziabilità di tali impegni, che però il governo
Berlusconi non era visibilmente in condizione di onorare sia perché diviso al
proprio interno per i veti della Lega (per esempio in materia di pensioni) sia
perché non in grado di reggerne le conseguenze sul piano del conflitto politico
e sociale.
La discontinuità sarà
quindi più politica che programmatica nei principali settori dell’attività di
governo, dalla politica estera a quella economica. Lo si vede bene anche nella
politica scolastica: ben difficilmente il governo Monti potrà fare marcia
indietro su materie come i tagli di personale, la riforma degli ordinamenti
scolastici, la riforma dell’università, la politica della ricerca.
Il ministro Profumo
potrà però impiegare le sue eccellenti doti di ricercatore e di manager,
riconosciute dallo stesso predecessore Gelmini (che lo aveva portato alla guida
del CNR), per rendere più razionale, efficace, trasparente e attenta ai valori
del merito tutta l’immensa attività amministrativa tuttora di competenza del
Miur, che si è dimostrata un punto sempre più debole negli ultimi anni. Anche a
parità di risorse si può fare meglio, molto meglio. Anzi, a questo punto si deve.
FONTE: TuttoscuolaNEWS n.
512 - unedì 21 novembre 2011 1