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Il male oscuro e sociale della nostra scuola

GILDA/UNAMS - 12-01-2006

Spesso il fenomeno del mobbing o del bossing è ritenuto un'invenzione giornalistica o ancora un'esagerazione di qualche studioso.
Tuttavia nel caso concreto e quotidiano si apprende che il mobbing , le vessazioni da parte di colleghi o del Dirigente scolastico, la sopraffazione quotidiana fatta di angherie e soprusi sono ormai diffusi e radicati a livello individuale e di gruppo nell'azienda scuola.

Qualche giornalista perbenista ha definito il mobbing il "mal d'ufficio" , un fenomeno naturale di straordinaria selezione dei migliori.
Però negare l'esistenza del mobbing o addirittura ritenerlo uno strumento utile per migliorare le proprie potenzialità lavorative, grazie all'azione dei "mobbers", significa approvare una visione del lavoro e della vita quotidiana che sostiene la sopraffazione ed esclude ogni proficua collaborazione.
E la sopraffazione è un illecito per l'intensità, la frequenza e la gravità delle conseguenze ad essa sottese.
Dunque, se il mobbing è uguale a sopraffazione, è un illecito perseguibile civilmente e penalmente: le norme devono, infatti, valorizzare l'uomo nella crescita, nella libertà e nell'eguaglianza in ogni forma di lavoro sia materiale che intellettuale.
La scorretta consuetudine nei rapporti lavorativi di un ambiente scolastico non può essere giammai codificata in legge e mortificare la dignità morale e professionale del lavoratore.
Secondo un'autorevole dottrina, il nostro ordinamento contiene in sé tutte le norme idonee a garantire contro i comportamenti illegittimi, riportabili sotto la denominazione mobbing, ampia tutela e risarcimento dei danni conseguenti.
Ma è pur vero che l'attuale ordinamento giuridico non presenta forme di tutela dal periculum del danno biologico ed esistenziale, spesso gravissimo, derivante da una estenuante e reiterata azione mobbizzante.
Bisogna prima "attendere" , quindi, la concretizzazione del danno il cui l'onere della prova incombe sullo stesso lavoratore mobbizzato, essendo inammissibile una tutela ex art. 700 c.p.c. contro le vessazioni e denigrazioni che causano danno alla salute, ove esista, appunto, la possibilità di risarcibilità del danno subito.
A questo stato di autocolpevolizzazione e isolamento si accompagnano presto vere e proprie patologie. I disturbi psicofisici più frequenti sono ansia, attacchi di panico, disturbo post- traumatico da stress, disturbi di adattamento, alterazioni dell'equilibrio socio-emotivo, alterazione dell'equilibrio psicofisiologico, disturbi del comportamento.
Particolarmente gravi sono poi le ripercussioni sul comportamento del soggetto, con abuso di alcool, di farmaci, tabacco, isolamento e distacco dall'ambiente sociale in cui si vive, vale a dire amici e famiglia, sia attraverso un atteggiamento passivo di perdita di interesse per i rapporti sia attraverso un atteggiamento attivo di aggressività ed incapacità di adattamento.
La sfiducia in se stessi ed il mercato del lavoro finiscono per realizzare lo sbarramento totale per chi è vittima di mobbing e bossing, in quanto determinano l'incapacità a proporsi in maniera vincente.
In Italia oltre un milione sarebbero le vittime che si sono ammalate a causa del mobbing e di queste il 10% cerca il suicidio.
Il lento stillicidio di persecuzioni sistematiche , attacchi ed umiliazioni, diffamazioni che perdurano inesorabilmente nel tempo hanno a lungo andare la loro forza devastante. La vittima soffre e trasmette la sua sofferenza al coniuge, ai figli, ai genitori, che divengono essi stessi vittime di un logorio che attacca la famiglia che resisterà fino ad un certo punto, e poi, inevitabilmente entrerà anch'essa in crisi.
Un siffatto fenomeno è a dir poco inammissibile e disdicevole, ma purtroppo molto attuale in un ambiente educativo, quale dovrebbe essere la nostra azienda scuola, tra educatori e diffusori di valori culturali che dovrebbero essere semmai promotori di esempi di non violenza per le famiglie ed i giovani in una società ormai fortemente malata e diseducata.

A cura del prof. Bartolo Danzi
Segretario Provinciale e Regionale Gilda/UNAMS per la Puglia

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