Alcuni professori
torinesi hanno portato le proprie classi davanti ai cancelli della Fiat a
Mirafiori, mentre era in corso la votazione del referendum sull’intesa, per far
vivere ai loro studenti un momento per certi versi storico del nostro Paese.
Non si è trattato di
una visita per tifare a favore di un sindacato o di un altro, bensì per
assistere e partecipare in diretta ad un evento di portata appunto storica per
le relazioni industriali in Italia, qualunque fosse il suo esito finale, e
indipendentemente dal personale orientamento dei docenti, degli studenti e
delle loro famiglie.
Immaginiamo che
quelle visite da testimoni della storia siano state preparate e seguite da
approfondimenti, documentazioni e riflessioni: un bel modo per fare scuola, non
c’è che dire, anche se, come riferiscono le cronache, i ragazzi sono in parte
rimasti delusi per il poco che è stato consentito loro di vedere. Ma, forse, a
distanza di tempo ricorderanno e capiranno.
Conveniamo con i
professori torinesi che quell’evento potrebbe avere sviluppi di grande
rilevanza per la vita sociale ed economica del Paese. È stato una specie di
anno zero che potrebbe determinare un effetto domino su altri settori del
privato e, fors’anche, del pubblico.
Per l’amministratore
delegato della Fiat, Sergio Marchionne, l’obiettivo dell’intesa era quello di
migliorare la produttività del sistema rivedendo alcuni prerogative del
rapporto di lavoro e taluni elementi contrattuali, compensati anche da maggiori trattamenti retributivi.
C’è da chiedersi se
anche nella scuola, per migliorare la produttività dell’offerta formativa siano
opportuni interventi di modifica di alcuni aspetti del rapporto di lavoro, a
cominciare, ad esempio, da una diversa regolamentazione delle assenze che,
senza voler scomodare il ministro Brunetta, evidenziano più di una zona
d’ombra. Ma, come per la Fiat, la maggiore produttività dovrebbe essere
accompagnata da maggiori investimenti che, per il momento, non si vedono.
FONTE: TuttoscuolaNEWS
n. 471 - lunedì 17 gennaio 2011