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Le lacrime di Ma Williams per il telefonino

di Josè Manuel Barroso (presidente Commissione Europea)

Al Vertice G8 a Gleneagles, questa settimana, andrò portando con me qualcosa dell'Africa. La settimana scorsa sono stato in visita in tre Stati africani molto diversi tra loro: il Sudafrica, il Mozambico e la Repubblica democratica del Congo.

Ognuno di questi tre Stati ha una sua propria storia, madalla mia visita ho tratto una conclusione ben chiara: la trasformazione dell'Africa è una questione vitale per la mia generazione, e non ha importanza se si vive in Europa o in Africa.

In Sudafrica, sotto una tenda dai colori vivaci nel suburbio di Orange Farm, ho dato a Ma Williams un cellulare. È scoppiata a piangere: ormai potrà stare in contatto con la rete delle persone che l'aiutano senza farsi la lunga camminata verso il telefono pubblico.

Ma Williams gestisce Orange Farm un centro di consulenza finanziato dalla Comunità europea: con un gruppo di operatori della sua comunità, aiuta unmilione di sudafricani a tradurre in realtà i loro diritti faticosamente conquistati. Diritti come l'approvvigionamento d'acqua e di elettricità, e come la disponibilità dimedicinali contro l'Hiv/ Aids, flagello di gravissima portata. Padre Guido, mentre mangiavamo fagioli e riso nella sua frequentata chiesetta, mi ha detto che di solito celebra sei funerali al giorno. Abbiamo ammirato le coltivazioni di cavoli di Ma Williams, che servono a sfamare le migliaia di orfani dell'Aids nella sua comunità.

Il mio viaggio in Africa è stato l'occasione per imparare meglio che cosa l'Europa sta facendo, e può fare, con l'Africa. L'Europa sta già assumendo la funzione di guida nell'offrire ai Paesi africani opportunità e sostegno perché possano realizzarsi al massimo. L'Europa è al primo posto nel mondo per gli aiuti: dona il 55% del totale mondiale degli aiuti statali allo sviluppo. L'Europa è il blocco commerciale più aperto del mondo: dai Paesi meno sviluppati di tutto il mondo importa più di tutti, e le sue importazioni dall'Africa sono il doppio di quelle degli altri Paesi G8 non Ue tutti insieme.
Entro il 2009 l'Europa avrà soppresso i contingenti e i dazi su tutti i prodotti, fatta eccezione per le armi, provenienti dai Paesi più poveri del mondo. Oltre agli aiuti e all'apertura del mercato, l'Europa fornisce anche la massima assistenza commerciale al mondo, per permettere ai Paesi poveri di usufruire delle loro nuove opportunità sul mercato europeo.

Serve a ben poco dare a questi Paesi l'accesso ai mercati europei se poi non sono in grado di avvalersi di tale possibilità. Tuttavia, l'Europa può, e deve, fare di più. Ecco perché la Commissione europea ha proposto d'impegnare l'Europa a raddoppiare i suoi aiuti entro dieci anni e a dare particolare priorità all'Africa. La Commissione ha anche proposto di migliorare i suoi aiuti ai Paesi dotati di un buon governo, in modo che questi possano contare in anticipo di ricevere un aiuto. E i nostri aiuti vogliamo indirizzarli meglio, per investire nella crescita sostenibile. Il cellulare di MaWilliams non l'aiuterà se non potrà pagare le bollette. Sono molto lieto che, al recente Consiglio europeo, i leader europei abbiano approvato le proposte della Commissione, impegnandosi ad aumentare gli aiuti allo sviluppo, entro il 2010, a 20 miliardi di euro all'anno. Questo messaggio di speranza si è perduto nel gran rumore intorno alla Costituzione e al bilancio europei, ma non va dimenticato.

Perché l'Europa deve agire così? L'Africa è la nostra vicina, a soli pochi chilometri dall'altra parte del Mediterraneo. Ha un vasto potenziale umano ed economico che resta inutilizzato. L'Africa fa parte del passato e del presente dell'Europa.

Tra i nostri valori europei deve esservi il rifiuto di considerare come « un fatto della vita » , per usare un'espressione orribilmente inappropriata, che 25 mila persone muoiano di fame ogni giorno. La straordinaria risposta popolare alla catastrofe dello tsunami ci ha mostrato quanto profonda è la solidarietà degli europei con chi soffre nel mondo. Manoi europei non dobbiamo agire in Africa solo per sentirci migliori: dobbiamo agire a sostegno degli africani. E dobbiamo farlo in spirito di cooperazione, e con discernimento. Ci sono molte Afriche: l'ho constatato nelmio viaggio. Non si può applicare a tutte la stessa misura. C'è l'Africa della determinazione e dell'opportunità, delle iniziative riuscite che ho visto in Sudafrica e in Mozambico. C'è un cambiamento dinamico, che scaturisce dall'interno.

Ma ci sono anche le cose brutte di cui sentiamo più spesso: guerre, carestie, malattie, abusi dei diritti umani che nessuno — Africano, Asiatico o Europeo che sia — può accettare. Per l'Africa, oltre che risposta, ci deve essere responsabilità. Responsabilità da entrambe le parti, europea e africana, per assicurare un buon sistema di governo, e per sostenerlo. Gli africani devono porsi alla guida, per esempio con il dispositivo di revisione tra pari varato dalNepad e con lo sviluppo dell'Unione africana, al cui Vertice rivolgo questo mio discorso. E devono esservi pace e stabilità, che sono le fondamenta sulle quali poggia lo sviluppo economico e sociale. Anche qui l'Africa sta assumendo la funzione di guida, per esempio con la sempre più ampiamissione dimantenimento della pace che l'Unione africana assicura nella regione di Darfur, e che l'Europa sostiene con il denaro e con l'assistenza tecnica. Queste organizzazioni e queste iniziative sono ancora nelle primissime fasi. Meritano il nostro sostegno.

Allora, quando mi troverò con Silvio Berlusconi e gli altri leader del G8, sarò fiero di trasmettere un messaggio europeo di speranza, di determinazione e di cooperazione. È uno dei compiti della mia generazione cercare di trasformare la miseria da elemento inevitabile della realtà mondiale in un capitolo dei libri di storia. Ma non ci si riuscirà soltanto conmezzi concreti: ci vorranno volontà, organizzazione e senso di responsabilità da parte di tutti. È una sfida per gli ambiziosi, per chi prefigura l'Europa di cui io voglio far parte: un'Europa dei valori, e non soltanto dei mercati. Un'Europa che aiuta le tante Ma Williams dell'Africa a guidare la trasformazione del loro continente.

05 luglio 2005

http://www.corriere.it/

 

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