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Indagine del mensile "Campus" su mille nuovi iscritti
Il 72% è convinto che troverà lavoro con una raccomandazione
Matricole a caccia di "spintarelle"
"L'università conta di meno"

Il 17% ha scelto il corso assecondando le pressioni dei genitori
Lavorare per pagarsi gli studi?
Per il 64% non se ne parla

ROMA - Non la laurea, ma una raccomandazione e "la conoscenza giusta" aiutano lo studente a trovare lavoro. E' quanto pensano sette matricole su dieci, secondo un'indagine del mensile "Campus" su un campione di mille giovani che stanno per intraprendere il cammino accademico e dichiarano di aver scelto il corso di laurea con motivazioni molto lontane dall'interesse personale.

Una buona raccomandazione è la migliore soluzione per il 72 per cento degli intervistati, con punte del 93 per cento al sud. Quel che conta per avere la carriera spianata sono le conoscenze giuste (63 per cento), oppure essere figli di professionisti o imprenditori (58 per cento).

Il sondaggio interroga gli studenti anche sui criteri di scelta dell'ateneo e della facoltà, ma anche in questo caso le risposte degli studenti non sono legate a motivazioni di carattere professionale: il 27 per cento delle matricole dice di aver scelto l'ateneo in relazione alla vicinanza a casa, il 22 per cento si è basato sul costo dell'iscrizione oppure ha assecondato le pressioni dei genitori (17 per cento), tanto che 23 studenti su cento scelgono il corso in base alla tradizione di famiglia. Si predilige la facoltà considerata "facile" nel 32 per cento dei casi, quando non addirittura quella più "trendy", gettonata dal 18 per cento. Una matricola su quattro si iscrive semplicemente perché non ha idea della strada da intraprendere o perché non c'e lavoro (21 per cento).

Lavorare per pagarsi gli studi? Il 64 per cento non ne vuole sapere, per il 39 per cento delle matricole intervistate l'età giusta per avviarsi al lavoro è intorno ai 30 anni o al massimo 28 anni. Insomma, si studia perché non c'è lavoro, ma per iniziare a rimboccarsi le maniche c'è sempre tempo.

(7 settembre 2005)

Da http://www.repubblica.it/2005/

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