di Marco Roncalli
Non
sarà un convegno solo celebrativo quello che inizia domani 6 ottobre agli Horti
Sallustiani di Roma. E il titolo annunciato per la "tavola rotonda"
organizzata alle ore 17.30 dall'Istituto internazionale Jacques Maritain e
dall'editrice Jaca Book non lascia spazi a dubbi: «Jacques Maritain e la Civiltà Cattolica, l'affaire Messineo». Ovvero almeno due decenni di sospetti dentro il mondo
cattolico, verso un autore, il suo pensiero, e una grande opera del Novecento
come Umanesimo integrale. Questo sino all'avvento di Paolo VI, quel Giovanni
Battista Montini, che - da giovane - aveva tradotto una delle prime opere di
Maritain (Trois Réformateurs, 1925) e che - da Papa - all'ormai 83enne filosofo
francese affidò il messaggio indirizzato agli intellettuali. alla conclusione
del Concilio Vaticano II. Qualcosa forse nei confronti di Maritain, stava
tuttavia cambiando già verso la fine del pontificato pacelliano. E sono
elementi nuovi a far propendere per questa ipotesi. Solo ora, ad esempio,
apprendiamo che, già nel 1956, regnante Pio XII, un articolo del gesuita padre
Antonio Messineo che nuovamente attaccava Umanesimo integrale non venne
pubblicato dalla Civiltà Cattolica e proprio per un veto del pontefice. in
seguito a una vigorosa protesta dell´ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, il conte Wladimir d'Ormesson, succeduto a Maritain nell'incarico nell'ottobre del
1948. Questo articolo, destinato al quaderno 2550, pagine 561-574, ma rimasto
inedito sino ad oggi, apparirà sul prossimo numero della rivista dell'Istituto
Notes et documents, con una puntuale introduzione storica di Jean-Dominique
Durand, e domani sarà oggetto di riflessioni e interventi affidati a Pietro
Scoppola, Giovanni Galloni e Jean-Dominique Durand, sotto la presidenza di
Philippe Chenaux (del quale si annuncia l'imminente uscita con i tipi di Jaca
Book del volume «Umanesimo integrale» di Jacques Maritain). Nel suo testo padre
Messineo scriveva che secondo la visione di Maritain «lo Stato moderno deve
essere uno Stato laico cristianamente costituito», ma che «il contrasto dei
termini non deve impressionare; essendo ormai noto che cristianesimo e
cristiano hanno per il nostro autore un senso naturalistico». Da qui l'interrogativo
sul «senso che bisogna attribuire al laicismo dello Stato, nel quale risiede la
nota principale dell'ideale storico della nuova cristianità profana», da qui la
domanda su «come si atteggia in pratica questo Stato laico emancipato dalla
tutela dello spirituale?». Per Messineo, nella risposta di Maritain c'è spazio
per «una civiltà cristiana o umanesimo integrale lontano così dal liberalismo
come dal clericalismo», e ancora uno «Stato laico vitalmente cristiano (…) a
mezza strada tra lo Stato liberale e lo Stato clericale». «Ma se il significato
della prima esclusione è conosciuto da chiunque ha qualche cognizione del
liberalismo» - continuava il gesuita - «non altrettanto chiara è la seconda
esclusione. Occorre, pertanto, domandare più luce sul suo significato».
Argomentando le sue idee Messineo non rinunciava a tacciare di
"ambiguità" la fraseologia di Maritain e così concludeva: «Per chi
conosce la storia del pensiero liberale, razionalista, agnostico, naturalista
nella concezione dei diritti umani, indifferente riguardo al fatto religioso e
laico, separatista nelle relazioni tra Chiesa e Stato, sarà facile scorgere
come i singoli aspetti dell'ideale storico dell'umanesimo integrale coincidano
con quel pensiero, salvo in un punto, nell'esclusione dell'atteggiamento
persecutorio, che i regimi liberali ebbero verso la Chiesa cattolica. Quindi, pur conoscendo la retta intenzione e la professione di vita
cattolica del Maritain, dobbiamo concludere che nella formulazione del suo
umanesimo integrale si può trovare una rivalutazione dello Stato liberale e una
riapparizione di quel cattolicesimo liberale, contro il quale la Chiesa ebbe a suo tempo a pronunziarsi». Un Maritain preda del cattolicesimo più liberale,
dunque, da affiancare alla galleria con i ritratti del Maritain, "marxista
cristiano", Maritain "rosso spagnolo", Maritain "amico
d'Israele", sino al Maritain "dalla nefasta influenza " su
generazioni di cattolici cresciuti col suo "libretto rosso", come
ancora nemmeno troppi anni fa hanno ripetuto alcuni osservatori. Una polemica
non ancora sepolta? Scrive a proposito di Umanesimo integrale Philippe Chenaux
nell'introduzione al suo libro: «La novità della prospettiva maritainiana
risiedeva nella sua concezione "profana" - e non più sacrale - del
mondo temporale. La "nuova cristianità" sarebbe stata un regime
pluralista sul piano confessionale, cioè rispettoso della libertà di coscienza
e della diversità delle credenze, e laico, ossia rispettoso dell'autonomia
dello Stato nel campo che gli è proprio. Questo sforzo di conciliare
l'inconciliabile, vale a dire l'idea intransigente di cristianità con i valori
moderni di libertà, tolleranza, pluralismo, non era esente da ambiguità. Pur
affermando la laicità dello stato, il filosofo escludeva infatti ogni idea di neutralità
confessionale». Ma retrospettivamente, la concezione maritainiana di una
"cristianità profana" non è datata? Risponde Chenaux: «Reca il segno
di un'epoca, quella degli anni Trenta del secolo scorso, quando si trattava
anzitutto di porre le basi di una resistenza cristiana al totalitarismo, a
qualsiasi tentativo di sacralizzazione e assolutizzazione dello Stato (o della
Razza, o della Nazione). Vista sotto questo aspetto, essa però ha svolto
perfettamente il suo ruolo, se si pensi all'influenza di questo libro».
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- Mercoledi 05 ottobre 2005