"Ci ricordiamo tutti quale impressione profonda ci abbia lasciato un
insegnante speciale, quello che non ci ha abbandonato alle nostre lacune,
quello che ci ha incoraggiato e ha creduto in noi quando dubitavamo delle
nostre capacità. Anche dopo decenni ricordiamo come ci faceva sentire e come ci
ha cambiato la vita. E’ comprensibile quindi che gli studi dimostrino come il
dato che influenza di più il rendimento degli studenti sia la capacità dei loro
docenti".
Parole
pienamente condivisibili, scritte da Michelle Obama per la rivista “U.S.
News & World Report”, in un articolo che sarà pubblicato nel numero di
novembre 2009.
Ma quali
sono le doti che rendono un insegnante “speciale”? Ecco la sintesi che ne fa la
First Lady americana: “energia illimitata e altrettanto sconfinata pazienza,
capacità di visione e capacità di lavorare per obiettivi, creatività per
aiutarci a vedere il mondo in modo diverso e dedizione al compito di aiutarci a
scoprire e sviluppare il nostro potenziale”. A ben vedere, dice la consorte
del presidente americano, “sono le qualità di un grande leader”.
Servirebbero
più insegnanti con queste caratteristiche perché, dice Michelle citando il
marito Barack, nell’economia globale del XXI secolo una buona educazione non è
più soltanto una delle strade possibili: “è l’unica strada possibile”,
perché è la prima condizione per il successo economico di un Paese.
Un milione di nuovi docenti per il
2014
E invece gli USA rischiano di perdere i loro insegnanti più esperti e
autorevoli, senza essere in grado di sostituirli con altri che abbiano le
caratteristiche di leadership indicate da Michelle.
Nei prossimi
quattro anni, secondo le previsioni del Dipartimento federale dell’educazione,
un terzo dei 3,2 milioni di docenti americani andrà in pensione. Servirà quindi
un milione di nuovi docenti, da utilizzare in primo luogo nelle scuole più
disagiate, dove le sfide sociali sono maggiori. Di qui l’appello di Michelle
alle università “che raddoppino gli sforzi per formare gli insegnanti e
trovino strade alternative per reclutarli”, e quello ai professionisti
migliori affinché dedichino una parte delle loro carriere all’insegnamento.
Occorrerà
inoltre che ai docenti siano garantiti buoni stipendi e buone opportunità di
carriera, paragonabili a quelle che esistono in altri ambiti professionali. Ma
tutto questo potrebbe non bastare se le famiglie non aiuteranno la scuola: “abbiamo
anche bisogno di genitori che proseguano a casa l’operato dei professori e lo
completino. Che sappiano porre limiti: all’occorrenza spegnere la tv e i
videogiochi, vigilare sullo svolgimento dei compiti, rinforzando l’esempio e le
lezioni della scuola”
Il confronto
tra queste riflessioni della First Lady USA e il tipo di dibattito che si
svolge in Italia sugli insegnanti (ma anche sui genitori) dà un’idea di quanto
largo sia l’Atlantico, lontana l’America. C’è qualcuno che sia in grado di
spiegare a un americano di buona cultura il significato di espressioni come
“inserimento a pettine”, ricorso al TAR contro le bocciature, gradone di
inquadramento?
TuttoscuolaNEWS
n. 412 - lunedì 19 ottobre 2009