Licei
di 4 anni?
1. Non è una provocazione
Tuttoscuola ha segnalato nei giorni scorsi che negli
ambienti ministeriali circola la voce che si stia studiando l’ipotesi di
ridurre la durata dell’istruzione secondaria superiore di un anno per i licei e
gli istituti tecnici e professionali.
All’origine
del rumor starebbe una riflessione di carattere generale che il
sottosegretario Marco Rossi Doria ha pubblicato sul suo blog riguardo all’opportunità
di “riformare i percorsi scolastici in modo che - dalla prima elementare al
diploma - durino in tutto non oltre 12 anni. In modo da far coincidere la
maggiore età e la fine della scuola, come nei grandi paesi europei, in USA, in
India, Cina e Brasile”.
Rossi
Doria però non dice come: se ripescando il modello Berlinguer (7+5), tagliando
cioè un anno al primo ciclo, oppure quello targato Moratti, affacciatosi alla
fine del 2001 e subito ritirato, che prevedeva la riduzione del secondo ciclo a
quatto anni (8+4).
Si
può ritenere tuttavia che la preferenza andrebbe caso mai al secondo modello
(alla cui origine, nel 2001, c’era stata una proposta avanzata da Norberto
Bottani, e legata alla creazione di un robusto sistema di formazione tecnica
superiore a carattere non accademico), anche perché più vicino a quello
adottato nella grande maggioranza dei Paesi sviluppati: in Francia la
secondaria superiore dura 3 anni (4 i licei professionali), 4 negli USA, 3 in
Giappone, 2 in Spagna, 3 nella citatissima Finlandia.
Rossi
Doria ha posto dunque un problema reale e importante. Non si tratta della
provocazione di un libero battitore ma della riflessione di un uomo di governo
con vasta esperienza internazionale. Merita attenzione.
2. Il fronte dei no
L’ipotesi
di ridurre la durata dell’istruzione pre-universitaria a 12 anni, ma
soprattutto quella di togliere un anno al secondo ciclo, sta sollevando, o
ri-sollevando, una serie di critiche e opposizioni, in parte ideologiche, in
parte corporative.
Tra
le prime si collocano quelle dei difensori ‘a priori’ della quinquennalità del
liceo, a partire dal classico, che sostengono l’impossibilità di comprimere in
quattro anni insegnamento/apprendimento di determinate materie (greco,
matematica allo scientifico). La stessa obiezione viene avanzata per gli
istituti tecnici, che già con le recenti riforme hanno visto ridurre lo
spazio-tempo per alcuni insegnamenti e attività di laboratorio. Di principio è
anche l’opposizione di chi sostiene che caso mai occorrerebbe aumentare il
tempo scuola, soprattutto nel biennio iniziale, per combattere la dispersione.
Di questo schieramento conservatore sul tema fanno parte anche coloro che
ritengono - magari citando alcune recenti prese di posizione del ministro Profumo
- che dopo gli sconvolgimenti degli ultimi anni la scuola italiana abbia oggi
bisogno di stabilità, non di ulteriori riforme.
Secondo
Mariangela Bastico, senatrice del PD, è vero che così l’Italia si metterebbe in
sintonia con i paesi Europei, “ma prima di questa ci sono tante altre
differenze tra la scuola italiana e quella europea che andrebbero colmate. Il
tema di ridurre a 12 anni il percorso d’istruzione dovrà essere affrontato nel
quadro di una ridefinizione dei cicli e degli obiettivi di apprendimento:
ritengo che non sia oggettivamente la priorità dell’oggi”.
Tra
le resistenze di segno corporativo ci sono quelle dei movimenti, associazioni e
sindacati vicini al mondo del precariato scolastico, che temono l’ulteriore
taglio degli organici, valutabile in circa 40.000 posti in caso di ‘taglio
lineare’, a scapito in primo luogo dei precari.
Anche
i sindacati maggiori però esprimono forte contrarietà, soprattutto sul metodo
(Pantaleo, Flc-Cgil: “Bisognerebbe evitare di annunciare ogni giorno
possibili cambiamenti senza una verifica sulle possibilità reali di raggiungere
risultati concreti perché così si crea molta confusione e incertezza”.
Scrima, Cisl scuola: “Su temi come i percorsi di studio non si può
improvvisare, né ripescare proposte che già hanno mostrato tutti i loro limiti”).
Non c’è però un’opposizione di principio a discutere.
FONTE: TuttoscuolaNEWS n. 519 - lunedì 16
gennaio 2012