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Il nuovo liceo: oltre la riforma Moratti

Con il varo, in prima lettura, del regolamento per i licei si completa il disegno di riorganizzazione del sistema scolastico italiano, e in particolare del suo segmento da più lungo tempo non riformato, quello dell’istruzione secondaria superiore.

Il ministro Gelmini, sia pure in un quadro di maggiori ristrettezze impostole dalla manovra finanziaria del 2008 (legge n. 133, art. 64), si è mossa lungo una linea che ha portato a compimento l’operazione già avviata dal precedente governo: la profonda revisione della riforma Moratti nel suo aspetto di maggiore rilevanza – la licealizzazione dell’istruzione tecnica – in direzione del rilancio dell’identità e del ruolo di quest’ultima in alternativa all’istruzione liceale.

In qualche misura si può dire che mentre la Moratti aveva teorizzato i “due sistemi di pari dignità”, costruendone poi in pratica uno solo, quello liceale (fu definito polemicamente “modello Berlinguatti”), i suoi successori ministri Fioroni e Gelmini hanno entrambi perseguito un modello di scuola secondaria superiore bipolare, a due fuochi: i licei da una parte e gli istituti tecnici, amatissimi da Prodi, dall’altra (con l’istruzione professionale confinata da entrambi in un ruolo minore, di interfaccia con il sistema di istruzione e formazione regionale).

Non si potrà forse parlare di una “riforma Gelmini”, come d’altra parte non si è parlato, anche per esplicito desiderio dell’interessato, di una “riforma Fioroni”. Ma non sarebbe neppure corretto, visti i profondi cambiamenti intervenuti sul testo della legge n. 53/2003, dire che i regolamenti della Gelmini – soprattutto quelli concernenti l’istruzione secondaria superiore – “attuano la riforma Moratti”. In realtà la fisionomia che la scuola italiana assumerà nei prossimi anni sarà in gran parte nuova e diversa rispetto a quella prefigurata nella legge n. 53/2003. Essa andrà “oltre” la riforma Moratti.

Le novità nei piani di studio

Rispetto ai piani di studio dei licei cosiddetti “di ordinamento”, sia classico che scientifico, i cambiamenti apportati dal regolamento Gelmini sono modesti per il classico, più significativi per lo scientifico. Per il classico un’ora in meno di lingua straniera nel biennio (da 4 a 3), e due in più nel triennio (da zero a due); un’ora in più di matematica nel biennio (da 2 a 3, compresa però l’informatica), una in meno al terzo anno (da 3 a 2), le stesse 2 ore in quarta e quinta; le scienze naturali passano da 4-3-2 nel triennio a 3-3-3; la storia dell’arte guadagna un’ora in terza e quarta (da 1 a 2); la fisica guadagna 2 ore al terzo anno (da zero), mantiene le 2 che aveva in quarta ma ne perde una in quinta (da 3 a 2). Italiano, latino, greco, storia e filosofia, le materie identitarie del liceo classico, non subiscono alcuna variazione.

Per il  liceo scientifico i cambiamenti sono più consistenti. A pagare il conto è soprattutto il latino, che perde un’ora in seconda, terza e quarta (da 5-4-4 a 4-3-3) a favore della matematica, che guadagna un’ora dalla seconda alla quinta (da 4-3-3-3 a 5-4-4-4). Sensibile anche l’incremento delle scienze naturali, che guadagnano 3 ore in prima (da zero), e una in seconda e in quinta (da 2 a 3). La geografia scompare come materia autonoma (aveva solo 2 ore in prima), ma ricompare insieme a storia con 3 ore nel biennio iniziale; storia (cui fa capo anche la nuova materia Cittadinanza e Costituzione) guadagna un’ora in terza e quarta. La lingua straniera perde un’ora in seconda e in quinta (da 4 a 3), fisica ne guadagna una in terza (da 2 a 3), mentre arte e tecniche della rappresentazione grafica (ex disegno) ne guadagna una in prima e ne perde una in seconda (avrà 2 ore dalla prima alla quinta). Un po’ a sorpresa filosofia perde un’ora in quarta e quinta (da 3 a 2) mentre italiano ne guadagna una in quarta (da 3 a 4).

Si può dire che mentre il liceo classico conferma la sua identità tradizionale, lo scientifico la rinnova in modo abbastanza consistente accentuando il peso della matematica e delle scienze.

Ma sia per questi due licei sia - a maggior ragione -  per il liceo linguistico e per quello delle scienze umane, che hanno alle spalle solo modelli sperimentali, il confronto andrebbe fatto non con i piani di studio di ordinamento, ma appunto con quelli sperimentali, assai più diffusi e assai più ricchi di ore e di materie: basti pensare alle 34 ore dei programmi Brocca. Da questo punto di vista la cura dimagrante imposta ai licei, compreso l’artistico (da oltre 40 a 34-35 ore), è drastica.

 TuttoscuolaNEWS  n. 398 -  lunedì 15 giugno 2009

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