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John e Robert Kennedy, due vite per un solo destino

L’ascesa politica di John Kennedy ha inizio nel 1946, quando annuncia la sua candidatura alle nominations del partito democratico per il seggio della Camera dei Rappresentanti dell'undicesimo Distretto Congressuale del Massachussetts. Ha la meglio su altri nove candidati e vince le primarie con il 42% dei voti. A novembre sconfigge il suo rivale repubblicano nel collegio e diviene membro del congresso degli Stati Uniti a 29 anni, venendo in seguito rieletto nel 1948 e nel 1950.
Nel 1952 JFK si candida al Senato degli Stati Uniti contro il senatore repubblicano uscente Henry Cabot Lodge Jr. Vince con un margine di 70mila voti, alla fine di una campagna elettorale in cui è coinvolta tutta la famiglia Kennedy. Ha già incontrato Jaqueline Lee Bouvier, l’affascinante giovane columnist del Washington Times-Herald che sposerà il 12 settembre 1953. Dal matrimonio nasceranno tre figli.
Durante un lungo periodo di malattia scrive un libro, Profiles in Courage (Profili del coraggio), che, pubblicato nel 1956, gli vale il Premio Pulitzer per la biografia nel 1957. Sono gli anni dei lunghi ritiri nella residenza di campagna. È proprio in quel periodo di spensieratezza e tranquillità che si rafforza sempre più quella relazione speciale che lo lega politicamente al fratello Bob.
Ritorna al Senato nel maggio 1955, ma all'inizio del 1956 punta a più alti incarichi. Durante la convention nazionale del partito democratico di quell'anno, è nominato a correre come vicepresidente del candidato alla Casa Bianca Adlai Stevenson, ma perde alla terza votazione a favore del senatore Estes Kefauver del Tennessee. Nel 1958 JFK è rieletto al Senato con un ampio margine di vantaggio.

La candidatura alla Presidenza.

Nel 1960, per le previste elezioni presidenziali che si svolgeranno in novembre, si contendono la candidatura alla Convention repubblicana il governatore dello Stato di New York, Neson Rockfeller, e il vicepresidente Richard Nixon. Nixon ha con sé tutti i consensi politici, mentre Rockfeller, in seguito a un sondaggio negativo, ritira la candidatura. La nomina di Nixon per il partito repubblicano è ufficiale.

Sul fronte dei democratici, il 2 gennaio il quarantaduenne John Fitzgerald Kennedy, Senatore del Massachusets, di origine irlandese e di famiglia cattolica, decide di presentare la sua candidatura alla Convention democratica di luglio. Il 14 luglio Kennedy viene scelto dalla Convention democratica come candidato alla presidenza, riescendo a prevalere su Lyndon Johnson (che comunque sceglierà come vicepresidente). L’8 novembre Kennedy ottiene, inaspettatamente, i voti necessari per superare Richard Nixon (già vicepresidente con Eisenhower).

L’elezione a Presidente.

Viene eletto Presidente degli Stati Uniti nel 1960, a quarantatre anni dopo una dura campagna elettorale. È il più giovane Presidente e il primo cattolico che entra alla Casa Bianca. Assume subito l'impegno di attenuare la "guerra fredda" che divideva il mondo in due campi ostili. L'insediamento del trentacinquesimo presidente americano alla Casa Bianca segna l'avvento di tempi nuovi e di una grande svolta politica del Paese.

È il Presidente delle nuove libertà, della "nuova frontiera" che esprime con un grande desiderio di integrazione e con l'abolizione di ogni tipo di discriminazione razziale. Kennedy vede il futuro degli Stati Uniti nella difesa della pace e delle libertà di tutti i popoli della terra. Una leadership americana sul mondo occidentale intesa come forza morale: non una "pax americana" imposta al mondo dal potenziale bellico statunitense o dalla strategia del terrore, ma quel genere di pace che consenta agli uomini e alle nazioni di svilupparsi e prosperare.

L’Air Force One, nel giugno 1963, trasporta Kennedy a Berlino per il suo famoso discorso davanti al Muro. Pochi mesi dopo, JFK a Dallas ha il suo tragico appuntamento con la morte. Nella limousine sulla quale viaggiava, rimase il mazzo di fiori che avevano offerto a Jacqueline all’aeroporto.

Il nuovo sogno di Robert Kennedy.

Dopo Dallas, Robert Kennedy si impegna fino in fondo per continuare il programma politico del fratello, con un particolare impegno nella questione dei diritti civili delle minoranze di colore americane.

Robert Kennedy diventa così l'uomo nuovo della sinistra democratica americana; è l'idolo dei giovani impegnati nella contestazione e dei neri, che in lui vedono un bianco di cui potersi fidare, considerata anche la profonda amicizia che lo lega al leader di colore, Martin Luther King.

Ma quando la Casa Bianca è a un passo da un altro Kennedy, il sogno si spezza: nella primavera del 1968, Bob Kennedy si candida alla presidenza per il Partito democratico. Vince alcuni collegi per le primarie, e in molti lo vedono ormai sicuro protagonista nella corsa alla Casa Bianca. Viene però ucciso, praticamente in diretta tv, da Sirhan Bishara Sirhan, un giordano di origine palestinese.

da Il Sole 24ore - 13 aprile 2005

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