La voce del Fiani

Kennedy, il sogno americano
A Roma fino al 2 maggio una rassegna fotografica dedicata ai fratelli John e Robert

Pochi uomini nella storia hanno saputo interpretare il sogno americano come i fratelli John e Robert Kennedy. Erano gli anni ’60, l’epoca delle grandi utopie e dei cambiamenti, l’intensa stagione delle battaglie per i diritti civili, della lotta per un mondo migliore e più giusto, della guerra non-violenta ad ogni forma di discriminazione. Oggi, la parabola politica e umana di questi due importanti personaggi del ventesimo secolo viene ripercorsa in una mostra che aprirà i battenti al Tempio di Adriano di Roma domenica 17 aprile. Kennedy si presenta come la più ampia e prestigiosa rassegna sulla vita dei due celebri statisti americani mai realizzata in Italia ed è composta da oltre settecento fotografie originali, nonché da vari oggetti legati alla vita e all’attività quotidiana del presidente John Fitzgerald Kennedy, di sua moglie Jacqueline, di Robert e della famiglia, presentati al pubblico per la prima volta.
La mostra, ideata da Drago Arts Communication sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è costituita per la maggior parte da esclusive fotografie provenienti dall’archivio della galleria Camera Work di Berlino, che ha contribuito all’esposizione con seicento scatti di alcuni tra i maggiori fotografi del Novecento: da Cornell Capa a Eliott Erwitt, da Mark Shaw e Yousuf Karsh a Jacques Lowe. L’evento riveste un carattere eccezionale anche perché la prestigiosa galleria berlinese ha per la prima volta permesso l’esposizione all’estero di una parte consistente della collezione sui Kennedy in suo possesso.
La sezione della mostra dedicata al viaggio kennedyano in Italia è arricchita dai contributi dell’archivio Ansa e da un testo del direttore, Pierluigi Magnaschi, mentre la parte video, invece, è stata realizzata con l’apporto di Rai Educational e di Giovanni Minoli. Sponsor politico dell’evento il sindaco di Roma, Walter Veltroni, che ha curato l’introduzione del catalogo e ha scelto personalmente una serie di scatti, fra i quali la drammatica foto che vede una folla attonita attendere lungo i binari il treno che trasporta la salma di Robert Kennedy dopo l’attentato di cui fu vittima nel giugno del 1968.

Attraverso le immagini ritroviamo importanti pezzi di storia americana e mondiale, ma anche il privato di una famiglia, i Kennedy, destinati a diventare una dinastia favolosa quanto duramente provata dalla sorte. Vediamo allora John e Jacqueline insieme in giardino, da soli o con la piccola Caroline; il presidente americano con i cancellieri tedeschi Willy Brandt e Konrad Adenauer; ancora Kennedy a Berlino, di fronte al muro, mentre pronuncia lo storico discorso di “Ich bin ein Berliner”. E poi JFK assediato dai fotografi e dai giornalisti; la famiglia Kennedy mentre si reca in chiesa la domenica di Pasqua del 1963; le mani di John che stringono quelle di una enorme folla durante la campagna elettorale del 1960; i coniugi Kennedy in vacanza a Positano nel 1962 e durante la visita a Papa Giovanni XXIII; Frank Sinatra che accende una sigaretta al futuro presidente degli Usa. Senza dimenticare le immagini di Bob Kennedy, a Roma nel 1967 o candidato alla presidenza degli Stati Uniti su una Fifth Avenue piena di sostenitori.
Ricostruisce bene quegli anni Walter Veltroni, grande ammiratore dei fratelli Kennedy: «Il nome dei Kennedy arrivò ad essere conosciuto ovunque. Si trattava davvero di un fenomeno per molti versi nuovo, “popolare” nel senso vero della parola. John Kennedy era visto come un presidente diverso da coloro che l’avevano preceduto, più vicino alle persone, più attento ai loro problemi, più preoccupato del futuro del mondo. La famosa crisi dei missili a Cuba del ’62 accese su di lui tutte le luci dei riflettori.
Tutti, in quei giorni, leggevano e parlavano – o almeno sentivano dire – di Kennedy, di Giovanni XXIII, di Kruscev. L’immagine di Kennedy fu associata alla volontà di scongiurare la minaccia nucleare, al desiderio di pace. Anche l’impegno contro il razzismo e per il riconoscimento dei diritti dei neri americani contribuì a estendere la sua popolarità. Fu una dura sfida, per l’Amministrazione. Richiese gesti coraggiosi e simbolici, come l’impiego della guardia nazionale per consentire allo studente di colore James Meredith l’ingresso all’Università del Mississipi o come il discorso televisivo dell’11 giugno del ’63, dopo gli analoghi fatti dell’Università dell’Alabama, quando invece di blandire umori diffusi, Kennedy chiese ad ogni americano di fare “un esame di coscienza”, di riflettere sul fatto che la loro nazione era fondata sul principio che tutti gli uomini sono creati uguali e che i diritti di ciascuno vengono lesi quando sono minacciati i diritti di un uomo».
Il mito, anche nelle sue componenti tragiche, fu poi alimentato fino a toccare il suo apice con l’assassinio di JFK a Dallas. Il testimone del “kennedysmo” passò allora al giovane e brillante fratello Robert, che mostrò subito di avere le capacità per portare avanti le idee di libertà e giustizia che avevano lasciato al presidente un unanime consenso. Ma anche la vita di Bob fu spezzata da una mano omicida.
«Di Bob Kennedy – continua ancora Veltroni - rimane viva l’idea della politica intesa come capacità di tenere uniti realismo e progetto, come esigenza di saldare pragmatismo e principi, quelli ad esempio di una società in cui fossero riconosciuti a tutti i fondamentali diritti di cittadinanza, in cui fossero garantite a ogni individuo pari opportunità, qualunque fosse la sua razza, il suo credo o il colore della sua pelle». «Non c’è nessuna incompatibilità di fondo – diceva Robert Kennedy – fra ideali e realistiche possibilità, nessuna barriera fra i più profondi desideri del cuore e l’applicazione razionale dell’impegno umano per risolvere i problemi umani». Questa visione lo rendeva capace di essere in sintonia con il popolo americano, con i suoi sentimenti più profondi, con le sue speranze.


Kennedy

Tempio di Adriano, Roma, dal 17 aprile al 2 maggio 2005

Orari della mostra: tutti i giorni, dalle 10 alle 20

Ingresso gratuito

da Il Sole 24ore - 13 aprile 2005

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