CENTRO STUDI
"GIUSEPPE MARTELLA" PESCHICI
PETIZIONE POPOLARE
Salviamo l’abbazia
di Kàlena
da "un’agonia di pietra"
"La vera terra inestetica non è quella che l’arte non fecondò, ma quella che, coperta di capolavori, non li sa né amare né conservare; quella che distrugge pezzo per pezzo i suoi più bei palazzi per venderne le parti a caro prezzo, per cupidigia o per nulla, ignorandone il valore; la morta terra dove l’arte non abita più, cacciata dalla sazietà, dal disgusto e dall’incomprensione".
(Marcel Proust)Abbiamo un tesoro! E' il nostro mare, il nostro Gargano, il nostro patrimonio artistico!
Non lasciamo che l'indifferenza uccida le nostre risorse. Non lasciamo che i segni della memoria della nostra terra vengano cancellati.
Partiamo dall’abbazia di Kàlena, per ritornare ad essere fieri ed orgogliosi di noi! Le opere d'arte che tutto il mondo ci invidia non possiamo lasciarle in abbandono!
Solo noi possiamo finalmente far rivivere la nostra ricchezza! Tutti insieme abbiamo la forza necessaria per poter finalmente far rivivere Kàlena!
Per questo, firma e fai firmare questa petizione per il restauro dell'abbazia. Specie ai turisti che scelgono Peschici ed il Gargano come meta preferita di vacanza. E' il nostro ed il loro tesoro, la nostra e la loro storia, la nostra e loro ricchezza! E’ un Patrimonio di tutta l’Umanità!!!
Non restiamo indifferenti! Fai risplendere Peschici!
Firma anche tu!
E se non puoi firmare, manda un’e-mail pro-Kalena all’indirizzo:
centrostudimartella@hotmail.com
Kàlena
un monumento da salvare
di Teresa Maria Rauzino
A Peschici, come in tutta Italia, troppi monumenti giacciono ignorati e in condizioni di abbandono. Un tesoro del tempo antico, l’Abbazia di Santa Maria di Kàlena, il monumento più prezioso del nostro territorio, è da anni in condizioni di fortissimo degrado. Ma nessuno sembra accorgersene. Soprattutto chi, istituzionalmente, è tenuto a vigilare. E soprattutto ad intervenire.
I proprietari privati, che dalla fine del Settecento hanno trasformato l’abbazia in un’azienda agricola, non hanno saputo assicurare la benché minima manutenzione alle due preziose chiese presenti. Una, quella antica con le cupole in asse, è oggi utilizzata come rimessa, l’altra, quella gotica, è "en plein air" fin dal lontano 1943.
Kàlena è un esempio tangibile di come i monumenti, "svenduti " ai privati, siano soggetti al massimo degrado. Costoro non hanno saputo custodire, com’erano tenuti a fare in base alle leggi vigenti, i beni preziosi avuti in "affido".
Nessuno osa intervenire per ripristinare "il diritto del bene" ad esistere.
Cosa vogliamo?
Vogliamo che Kàlena sia sottratta al degrado impietoso del Tempo!
Vogliamo che venga, al più presto, restaurata!
Vogliamo che a Kàlena ritorni a splendere la luce dell’arte che esperti architetti e scalpellini vi infusero, in tempi lontani, per esprimere in segni tangibili la spiritualità garganica.
Vogliamo che non solo la popolazione di Peschici, ma tutti "i cittadini del mondo" che lo desiderano, possano fruire di un bene artistico che è stato loro sottratto da molto, troppo tempo.
Kàlena è Patrimonio di tutti. Patrimonio dell’Umanità!
Storia e leggende
di un’antica badìa
L’abbazia di Santa Maria delle Grazie di Kàlena da annoverare fra le più antiche d’Italia. Sarebbe stata eretta addirittura nell'872. Probabilmente vi fu una prima presenza di monaci basiliani. Un edificio sacro esisteva sicuramente nell'XI secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò l’"ecclesia deserta in loco qui vocatur Kàlena, cuius vocabulum est sancta Maria" all'abbazia di Tremiti, fornendole tutte le necessarie pertinenze: un orto, una vigna, dei terreni da coltivare che permettessero ai monaci benedettini di poter vivere senza problemi, trasferendosi in terraferma. Nel 1058 il cenobio divenne una potente abbazia.
Via via che papi ed imperatori le concedevano ricchi privilegi, i suoi beni, si estesero oltre l’area garganica fino a Campomarino e a Canne. L’abbazia di Monte Sacro era una di queste ricche dépendances, ed ebbe un secolare contenzioso con la casa-madre, che non voleva concederle assolutamente l’autonomia.
Per rendersi conto dell’entità del prestigio di Santa Maria di Càlena, basta ricordare che nel 1420, quando era già in declino, i beni in suo possesso consistevano in circa trenta chiese del Gargano Nord, con relative pertinenze di mulini, case, terre, oliveti, diritti di pesca sul Varano e diritti feudali sulla città di Peschici e sul Casale di Imbuti.
Contesa dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, essa riuscì a restare indipendente fino al 1445, quando fu inglobata definitivamente a Tremiti, sotto i Canonici Lateranensi.
Critici e storici dell’arte come Emile Bertaux e Adriana Pepe hanno posto all’attenzione le due chiese presenti nel complesso badiale, che presentano rare ed interessanti tipologie di architettura pugliese, europea ed extraeuropea.
Non mancano suggestioni e leggende intorno a questo luogo-simbolo dell’immaginario collettivo di Peschici. Dall'abbazia, un camminamento sotterraneo portava alla "caletta" del Jalillo: serviva ai frati per sfuggire alle frequenti scorribande saracene.
Da un’acquasantiera, posta in fondo alla navata sinistra della chiesa nuova, giungerebbe il rumore della risacca marina.
Si racconta anche di un antico tesoro di Barbarossa. Forse, era l'ammiraglio turco Khair ed-Din, attendente di Solimano I, che assediò Tremiti.
Un’altra leggenda narra che Federico Barbarossa, in cammino verso la grotta dell’Angelo, vi fece una sosta piuttosto dolorosa: seppellì nella cripta la sua figlia prediletta, ammalatasi durante il viaggio. Le pose, come singolare cuscino, un vitello d’oro.
Un tesoro prezioso che tutti gli abitanti hanno cercato invano, dimenticandosi che è in piena luce, sotto i loro occhi …
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