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Il
Rapporto 2006 della Commissione Europea su abbandono scolastico, studio delle
lingue, formazione dei docenti: Italia "rimandata a settembre"
Ue, istruzione sotto accusa - "Scuole e atenei rimandati"
di
TULLIA FABIANI
Se ci fosse una pagella i sistemi europei di istruzione
avrebbero debiti formativi in varie materie: abbandono scolastico, studio delle
lingue, formazione dei docenti. Quanto basta perché il raggiungimento degli
obiettivi di Lisbona, fissati dai paesi dell'Ue per il 2010, risulti ancora lontano.
A sottolineare le inadempienze è il rapporto annuale 2006 della Commissione
europea che evidenzia come, nonostante i risultati positivi registrati in
alcuni settori, i progressi realizzati nell'ambito dell'istruzione e della
formazione siano ancora scarsi.
Una grande responsabilità dunque per i
paesi dell'Unione e in particolare per l'Italia, che in quasi tutte le aree
strategiche esaminate (dispersione scolastica, numero di giovani che hanno
raggiunto almeno il diploma, competenze-chiave, partecipazione degli adulti a
corsi di istruzione permanente, multilinguismo e fondi destinati
all'istruzione) non è tra le nazioni con i risultati migliori.
I numeri. In base ai dati del 2005, sono circa 6 milioni (il 14,
9 per cento) i giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno lasciato la scuola
prematuramente. Mentre secondo l'obiettivo fissato a Lisbona - un 10 per cento
al massimo di abbandoni - almeno due milioni di ragazzi dovrebbero riprendere a
studiare. In questo caso a dare i risultati migliori sono tre paesi dell'Est:
Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, dove le percentuali di dispersione
scolastica si aggirano intorno al 6 per cento. E sono anche quelli ad avere
superato l'obiettivo dell'85 per cento di studenti che conclude positivamente
gli studi superiori. Allarmante invece il fatto che quasi uno studente europeo
su cinque a 15 anni non è in grado di leggere e capire quello un testo. Secondo
il rapporto sono 200 mila i ragazzi che devono migliorare la loro capacità di
lettura e solo in Finlandia, Irlanda e Paesi bassi, il problema riguarda meno
del 12 per cento dei giovani.
Ma un altro aspetto carente
nell'istruzione europea è quello delle lingue: nel 2003 la media delle lingue
straniere che ogni studente imparava nella scuola superiore andava da 1,3 a 1,6. Mentre l'obiettivo è che ognuno impari almeno due lingue oltre la propria.
Un dato positivo si registra invece
nell'ambito della formazione scientifica, su cui l'Ue punta molto.
Se la tendenza attuale sarà confermata
infatti, circa un milione di studenti all'anno otterrà un diploma di indirizzo
matematico o tecnologico, contro gli attuali 755. 000 mila. E se per ciò che
riguarda il numero di diplomati le percentuali più alte si registrano in
Irlanda (24,2 diplomati su 1000), Francia (22,2) e Regno Unito (21), per quel
che riguarda l'incremento annuale medio (dal 2000 al 2003) il risultato
dell'Italia è dei migliori (12,8 per cento), insieme a quello della Polonia
(12) e della Slovacchia soprattutto (17,6).
Inoltre, Estonia, Cipro e Portogallo si
distinguono per l'alta percentuale di donne diplomate in queste materie: più
del 40 per cento. Tra gli obiettivi di Lisbona non c'è però solo l'istruzione
dei giovani, ma anche un percorso continuo di formazione che coinvolga almeno
il 12, 5 per cento degli adulti: cifra che per ora superano ampiamente Svezia
(34,7), Regno Unito (29, 1) e Danimarca (27, 6), registrando i livelli
migliori. A questo punto cosa dovrebbero fare i paesi europei per accelerare il
passo?
Lo scenario futuro. "È necessario un investimento nel capitale umano
- ha sottolineato il commissario all'istruzione, formazione, cultura Ján Figel'
- e servono passi avanti più decisi". In gioco infatti è la competitività
dell'Europa che "non potrà progredire senza un investimento vitale".
Così nei prossimi anni, i vista del 2010, l'investimento di ciascun paese per ogni studente dovrà raddoppiare - con un incremento di 10mila euro all'anno -
per raggiungere la quota di spesa degli Stati Uniti e superare quella del Giappone.
Secondo la Commissione europea resta poi molto da fare per incrementare gli investimenti del settore
privato e sarà inoltre necessario formare almeno un milione di nuovi insegnanti
per sostituire quelli che andranno in pensione nei prossimi anni. In Italia, ad
esempio, si è calcolato che saranno più del 70 per cento gli insegnanti a
lasciare la scuola. E lo stesso in Germania dove circa il 40 per cento dei
docenti è ultra cinquantenne. Insomma
Lisbona non è dietro l'angolo.
(7 giugno 2006)
Da http://www.repubblica.it/
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