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Istituto comprensivo: riorganizzazione non per fare “cassa” ma trasformazione culturale

Il decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito nella legge 15 luglio 2011, n. 111 (art.19) ha trasformato, senza tenere conto della competenza delle Regioni, un possibile modello di organizzazione delle istituzioni scolastiche in realtà istituzionale obbligatoria con ricadute notevoli sulla consistenza organica del ruolo dei dirigenti scolastici: si parla di una contrazione del 30% dell’organico. Consistenti anche la contrazione dell’organico dei direttori e degli assistenti amministrativi. In questa innovazione saranno coinvolte oltre 5 mila istituzioni scolastiche, oltre mille delle quali saranno soppresse. Il prodotto finale si aggira intorno a 4500 nuovi istituti comprensivi.

Una “rivoluzione” (cui Tuttoscuola ha dedicato un ampio dossier scaricabile gratuitamente da tuttoscuola.com) che potrebbe evaporare se la Corte Costituzionale dovesse accogliere i ricorsi presentati dalle regioni Toscana, Puglia ed Emilia Romagna che denunciano l’invasione di competenza in una materia che la riforma del Titolo V ha attribuito alle Regioni.

L’istituto comprensivo dall’anno scolastico 2012/2013 si dovrebbe configurare, infatti, come una forma ordinaria di riorganizzazione dell’intero ciclo della scuola di base (elementare e media). La generalizzazione della verticalizzazione “imposta” dal Governo, i cui risparmi sono destinati a finanziare per il triennio 2012/2014 i costi di funzionamento dell’Invalsi, dell’Indire e di attivazione del servizio nazionale di valutazione, impone una riflessione attenta e rigorosa al Miur ma anche alle Regioni alle quali è attribuita la competenza di rendere operativa la previsione legislativa nel quadro della programmazione dell’offerta formativa territoriale e della distribuzione della rete scolastica nei contesti regionali.

Il passaggio da scuola specifica (materna, elementare e media) con i suoi programmi e finalità a scuola comprensiva unica non deve essere inteso come una semplice riorganizzazione per fare “cassa” ma come trasformazione culturale di un modo diverso di fare scuola.

 

 Istituto comprensivo: strumento e non soluzione 


L’istituto comprensivo offre, infatti, la possibilità di assicurare e garantire la continuità educativa e didattica, di realizzare la trasversalità degli progetti, di consentire l’integrazione delle competenze degli insegnanti attraverso l’ottimizzazione dell’impiego delle competenze dei docenti, indipendentemente dall’appartenenza ai diversi ordini e gradi.  Compiti complessi per rispondere ad esigenze diverse in una prospettiva nuova di governance capace di processi reali di innovazione.

Tutto ciò richiede - come ha dichiarato a Tuttoscuola Giuseppe Desideri, presidente dell’Associazione nazionale dei maestri cattolici (AIMC) – “investimenti in risorse e aggiornamento, ma più ancora attenzione, progetto e sostegno. Occorre una capacità di gestione amministrativa del nuovo sistema come quella che si realizzò nel 1994/97 quando videro la luce gli istituti comprensivi intorno ai quali si creò una vasta rete di collaborazioni istituzionali per “riempirli” di valori, di metodi nuovi e di nuove forme di organizzazione della didattica”.

Nuove regole non sono la panacea dei mali della scuola. Molte volte l’efficacia della previsione legislativa viene “ soffocata” dalla dissociazione tra decisione politica e governo amministrativo. E’ nell’aprirsi di questa divaricazione, ben visibile nel riordino organizzativo ed ordinamentale in corso nella scuola secondaria superiore, che si manifesta il fallimento dei meccanismi di innovazione.

Non si configura a questo riguardo come segnale positivo la nota del Miur dell’8 settembre concernente le elezioni degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica per l’anno scolastico 2011/2012, laddove recita  che “ Non essendo ancora intervenute modifiche a livello legislativo degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica ….  si confermano le istruzione già impartite nei precedenti anni riguardanti le elezioni di tali organismi… le elezioni per il rinnovo dei consigli di circolo/istituto scaduti per decorso triennio…. si svolgeranno secondo la procedura ordinaria di cui al titolo III dell’ordinanza medesima ( n. 215 del 15 luglio 1991 e successive integrazioni)”

FONTE. TuttoscuolaNEWS  n. 502 - lunedì 19 settembre 2011

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