Storia dell'indifferenza. Geometrie della distanza dai
presocratici a Musil
di
Sebastiano Ghisu
Casa
editrice Besa, Nardò 2006.
«Le immagini del mondo investono e attraversano il soggetto da parte a parte.
Ne attraversano lo sguardo, lo trascinano emotivamente. Lo coinvolgono,
virtualmente in modo sempre più realistico, nel mondo.
Se è così, come è possibile allontanarsi dal mondo quando il mondo ci trafigge
con il suo sguardo? Come è possibile criticarlo, esserne indifferente?»
Queste domande guidano un viaggio attraverso le pieghe del pensiero occidentale
alla ricerca di quell'altrove in cui l'indifferenza si rifugia. Ma da quello
stesso altrove, prodotto dell'arte della distanza, la critica può osservare il
mondo degli uomini, per giudicarlo, conoscerlo, svelarne l'essenza.
Dall'introduzione:
"Non è possibile vivere l'indifferenza assoluta, realmente assoluta.Ma è
possibile aspirarvi, immaginarla, auspicarla, desiderarla. Viverla, nella
massima intensità, per qualche istante.
Approssimarvisi. Nell'arte, nella religione, nella filosofia, nei mondi
possibili
Dell'indifferenza desiderata. Dei tentativi di descriverla, di descrivere
l'indescrivibile e di dire l'ineffabile. Di rappresentare l'irrappresentabile.
Lo spazio in cui le identità o le differenze del mondo si dissolvono.
[.]
Dai nostri scavi archeologici emergerà come la non-indifferenza può esser
considerata – non meno e forse più dell'indifferenza - causa di sofferenza e
ingiustizia, presupposto d'intolleranza.
È dunque bene allontanarsi dall'uso abituale del termine indifferenza e dalle
connotazioni negative che lo rivestono. Noi, non abbiamo potuto farne a
meno"
Da infoSWIF - mercoledì 8 marzo 2006