MILANO
-Tra gli obblighi di cura dei propri figli, i genitori devono farsi carico di
una "strategia dell'attenzione" che comprenda anche un' "educazione
sentimentale" degli adolescenti, favorendo "la crescita
sociale dei ragazzi" nell'insegnare loro "le modalità
relazionali anche con l'altro sesso": se dunque i figli quindicenni/sedicenni
hanno tormentato sessualmente per 14 mesi una compagna di giochi di 11 anni, e
i loro padri e madri non solo non offrono alcun risarcimento ma anzi "tendono
a negare la gravità dei fatti commessi dai figli" sino persino a
"individuarne la causa nel comportamento della ragazzina",
proprio i genitori possono essere chiamati, sotto questo profilo e in sede
cautelare di garanzia, a risarcire la vittima e i suoi parenti.
Con questa motivazione il Tribunale civile di Milano ha autorizzato la famiglia
della ragazzina angariata a porre sotto sequestro conservativo, in vista
dell'esito della causa civile tuttora in corso per il vero e proprio
risarcimento dei danni, le case o qualunque altro bene dei genitori dei figli
sotto processo per le violenze alla bambina. Fino a un valore di 220 mila euro:
150 mila a favore della ragazza oggi 17enne, che non è più riuscita ad andare a
scuola ed è in psicoterapia; e 70 mila a favore dei suoi genitori, padre
portiere di condominio e madre collaboratrice domestica. Un sequestro
conservativo ordinato, peraltro, dopo che almeno una delle famiglie dei ragazzi
aveva "proceduto all'alienazione di un immobile di sua proprietà".
Sul versante penale, invece, questa inchiesta è una delle pochissime sfociate
nel parziale fallimento delle chance offerte agli indagati dell'istituto
giuridico (peculiare della giustizia minorile) della "messa alla prova":
cioè la sospensione del processo penale, per un lasso di tempo nel quale il
minorenne viene osservato dai servizi sociali in un programma volto a riparare
le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione con la persona offesa
dal suo reato, che in caso positivo viene dichiarato estinto dal giudice.
Dei 5 ragazzi processati (quattro all'inizio dell'inchiesta dei carabinieri nel
gennaio 2003 furono anche arrestati, uno obbligato a restare in casa, il sesto
era talmente piccolo che per la legge non era imputabile), soltanto due hanno
infatti superato la "messa alla prova" con esito positivo. Per
altri tre il Tribunale dei minorenni non ha ravvisato segni di consapevolezza e
ravvedimento, e ha perciò rimesso in moto il procedimento penale, conclusosi in
primo grado il 23 ottobre scorso con la condanna dei giovanissimi per violenza
sessuale a 2 anni e dieci mesi, a 2 anni e otto mesi, e a 2 anni e un mese:
pene già mitigate (oltre che dalle attenuanti generiche giudicate prevalenti
sulle aggravanti) dallo sconto di un terzo connesso alla scelta del rito
abbreviato da parte degli imputati, e comunque sospese dalla condizionale per
cinque anni.
Impressionanti le condotte descritte nel capo d'imputazione, che tra il
dicembre 2001 e il gennaio 2003 individua almeno sette episodi di pesanti e
plurime violenze sessuali commesse dai ragazzi nella cantina della casa di uno
di loro, nell'automobile elettrica di un altro, e persino in una giostra dei
giardini vicini alla scuola frequentata da vittima e aggressori in pieno centro
a Milano. Il tutto con lo squallido e ormai inflazionato corollario, da parte
dei violenti imberbi, di un supplemento di vessazioni (le foto delle loro
"imprese" scattate con il telefonino), intimidazioni (la
minaccia di divulgare le foto se la ragazzina avesse denunciato le sevizie), e
umiliazioni (l'affermazione, al processo, secondo la quale sarebbe stata
l'11enne a cercarsela, e comunque tutto sarebbe avvenuto con il suo consenso).
Una prospettazione, quest'ultima, sbriciolata dall'esito di una drammatica
"audizione protetta" resa, davanti al giudice e in
contraddittorio con i suoi aggressori (alla fine rei confessi rispetto alla
materialità delle condotte), dalla ragazzina assistita dall'avvocato di parte
civile Alessandra Merenda insieme ai colleghi Alaimo (nel penale) e Boneschi e
Sommaruga (nel civile). "Sono rimasto esterrefatto - riflette Alaimo -
per l'atteggiamento, privo di resipiscenza e compassione, dei ragazzi e del
loro entourage familiare, quasi che fare e organizzare certe cose sia una cosa
virtuale come giocare alla playstation". Smarrimento che riecheggia
nei verbali della ragazzina su quei lunghissimi 14 mesi di sopraffazioni:
"Io mi agitavo, mi muovevo e urlavo e nessuno mi sentiva (...) Poi,
ritornando casa, sono rimasta chiusa in bagno per un po', mi sono messa a
piangere, non sapevo a chi aggrapparmi... ".
Luigi Ferrarella
Fonte:
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/